La spada e la croce… pellegrini in Terra Santa

220px-Godefroy_de_Bouillon         L’ imperatore Alessio Comeno che discute con Goffredo da Buglione.

Si legge su tutti i libri di Storia che l’ispirato appello  di papa Urbano II a liberare il Santo Sepolcro  dalla presenza musulmana e di troncare le persecuzioni contro i cristiani,  abbia agito come una parola d’ordine: mobilitò il vecchio continente e spinse verso Oriente una gran folla di pellegrini.

Ma fu proprio così?  Forse non proprio.

Gli appelli del papa e quelli dei numerosissimi predicatori itineranti che incitavano a prendere spada e croce e partire, contribuirono a far nascere l’dea di una spedizione in Oriente, ma non furono il fattore dominante…  stiamo parlando della prima Crociata, per intenderci.  Oltre a questi, ci furono altri fattori, dettati dalla situazione sociale, politica e, naturalmente, religiosa.

Da secoli, i cristiani si recavano in Terra Santa per venerare il Santo Sepolcro e non  erano certamente oggetto di persecuzione da parte dei musulmani i quali, dietro pagamento di un congruo tributo, li  lasciavano in pace; fu perfino permesso loro la costruzione di diversi  ospedali.

Che cosa, dunque, cambiò quello scenario? Osserviamo un po’ la situazione storica e politica di quei Paesi. Intanto, da tempo, cristiani ed islamici era diventati irriducibili  avversari:  le conquiste arabe in Spagna, Sicilia, Francia, avevano prodotto solchi profondi e così gli attacchi dei pirati saraceni a Genova, Pisa, in Sardegna e, quando i Normanni iniziarono la conquista della Sicilia, esplose quel clima anti-islamico che  non era solo religioso, ma anche sociale e politico.

Qual era la situazione politica?

Era l’anno  1095 e l’Impero Romano d’Oriente aveva appena subito un brutto colpo: aveva perduto i possedimenti asiatici ad opera dei Turchi. L’imperatore  Alessio Comneno, nel timore di perdere anche Costantinopoli, lanciò un appello a papa Urbano II  ed a tutta la cristianità occidentale.

Ravvisando in questa, l’occasione di riunire le due Chiese, quella Orientale e quella Occidentale, divise dallo Scisma del 1054, il Papa la colse  al volo e lanciò il suo appello al mondo criatiano, Franchi e Normanni in particolare.

Il 27 novembre si concluse a Cletmont un Concilio presieduto dal Papa, nel quale si erano discusse le motivazioni di una spedizione militare e religiosa in Terra Santa, che portasse alla liberazione dei Luoghi Sacri  dal dominio dei Turchi, ma che fosse condotta nello spirito di un principio riformatore della Chiesa. In altre parole, invitava ad agire secondo principi di umiltà e penitenza cristiana, proprio come quella croce cucita sulla veste,  stava a sottolineare.

Furono molti i Cavalieri che risposero all’appello, nobili e feudatari. Ma  non furono essi i primi  partire.  A precederli, fu una massa di gente turbolenta e disorganizzata: mendicanti, miserabili e contadini privi di mezzi di sostentamento, in cerca di fortuna. Una massa che si dispose subito a partire, incalzata dalla miseria e infervorata dai tanti, tantissimi predicatori, quasi sempre monaci,  che passavano di città in città, villaggio in villaggio, borgo in borgo, mercato in mercato.

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A guidarli erano spesso “cavalieri” senza arte né mezzi,  emarginati e poveri in canna. Un ottimo esempio lo ha dato il cinema con la figura di Brancaleone. Masse di disperati che lungo il cammino perdevano principi ed ideali per abbandonarsi ad ogni tipo di sopruso  ai dannddelle popolazioni e finedno, spesso, per essere a loro volta massacrati dai Turchi.

Al contrario, i Cavalieri si concessero tutto il tempo necessario per organizzare la spedizione. Partirono in centomila circa, l’autunno dell’anno dopo, ma non tutti insieme, bensì, divisi in tre scaglioni, attraverso tre vie diverse e sotto la guida di diversi comandanti. I primi furono Roberto, figlio di Guglielmo il Conquistatore e Roberto di Fiandre, in partenza da Lione, seguì Roberto il Guiscardo da Taranto e infine partirono il vescovo  Ademaro di Monteil e Raimondo di Tolosa,  sempre da Lione.

Le truppe marciarono su Costantinopoli per via terra lungo il litorale balcanico e infine, guidate da Goffredo da Buglione, giunsero a Costantinopoli, passando per Ungheria, Romania e Bulgaria.

A Costantinopoli l’incontro con l’imperatore Alessio Comneno.

Alessio Comneno, Imperatore di Bisanzio era un uomo accorto e diplomatico:              sventato l’attacco alla capitale ad opera dei Turchi, aveva stretto pacifici rapporti con i califfi di Bagdad e del Cairo e quello voleva, non era proprio una guerra all’Islam. Egli voleva solamente neutralizzare i Turchi,  perciò, l’arrivo di Goffredo da Buglione non lo fece completamente contento: voleva servirsi delle truppe, ma non vedeva proprio di buon occhio tutta quella folla di pellegrini al  loro seguito . Soprattutto, come si è già detto, non voleva una guerra all’Islam.

Eta il 1099

Quale fu l’epilgo di quella avventura durata 3 annii?

Alla vista delle sacre mura di Gerusalemme, un isterismo collettivo colse quasi tutti: cavalieri e pellegrini: lacrime e preghiere, cui fecero seguito processioni e penitenze.

Seguì l’attacco. Fu brevissimo. Durò solamente tre giorni, ma fu tremendo e feroce.

I Cavalieri,  che solo tre giorni prima, davanti alle mura della Città Santa  avevano pianto di emozione e devozione, si abbandonarono agli istinti più rabbiosi e incontrollabili. Fu un massacro di inaudita violenza ed enorme spargimento di sangue: proprio quello che l’imperatore Alessio Comneno avrebbe voluto  scongiurare.  Episodi di  violenza e crudeltà  cieca, messi in atto contro una popolazione quasi inerme: non solo  musulmani, anche ebrei e perfino cristiani scambiati per nemici a causa dell’abbigliamento.

Conclusione! I Cavalieri, i Liberatori del Santo Sepolcro si erano trasformati in implacabili predoni armati di Croci e stavano per aprire un Capitolo  assai particolare della Storia.

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