I DODICI CESARI – CALIGOLA

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Sadico, eccentrico e privo di ogni freno morale.  Questo è il ritratto ormai cristallizzato di Caio Giulio Caligola, figlio del generale Germanico e di Agrippina Maggiore. I suoi primi mesi di regno furono esemplari, come se avesse voluto onorare la memoria di suo padre e seguirne l’esempio di grande magnanimità e correttezza.  Ma poi, la svolta.

Aveva 25 anni quando arrivò al potere, inesperto e privo della forza di carattere necessaria per operare per il bene di tutti. Ecco come si espresse Filone d’Alessandria:

“… sprovvisto di qualunque sentimento umano, innovatore, giovane, dotato di un potere assoluto privo di ogni controllo. Ora, quando la giovinezza è dotata di potere assoluto e segue inclinazioni incontrollate, è un male difficile da combattere.”

Il giudizio di Giuseppe  Flavio fu ancora più esplicito: “… difficile rimanere moderati quando non si ha nessuno a cui rispondere.”

In realtà, una istituzione a cui rispondere c’era ancor: il Senato, ma i senatori, invece di esercitare controlli, finirono, per  ambizioni personali e servilismo, per rafforzarne il potere e porre il Princes al di sopra della Legge. Questo, già ai tempi di Augusto. In realtà, Caligola, che la morte del padre, Germanico aveva profondamene turbato, nutriva un odio profondo contro il Senato.

Ed ecco la fatidica domanda: il potere rende folli? Molti dei Cesari hanno manifestato segni di follia. Ma davvero il potere trasforma il buon Princes in un folle  despota? Si è molto discusso su questa questione, alimentata dalla interpretazione di fatti riportati da Autori contemporanei e postumi: fatti sempre concordanti e interpretazioni, invece, no! Ci sono interpretazioni ambigue, incomplete o apertamente ostili e poi ci sono testimonianze che riferiscono di malattie mentali quali epilessia, schizofrenia, ecc..

La situazione, alla morte di Tiberio, era assai tesa e la successione avvenne in un clima di ambiguità e intrighi a causa del rifiuto dell’imperatore di nominare un erede, fin quando Macrone , non prendeva in mano la situazione: il Senato fu costretto dai pretoriani ad eleggere il nuovo  Imperatore.

L’accoglienza del popolo, quando Caligola giunse al potere, fu di grande esultanza: Roma acclamava il figlio di Germanico, amatissimo e stimatissimo, e il nuovo Princes rispose dando al proprio governo una spiccata impronta tollerante  e generosa, attraverso donativi ed elargizioni varie.  Caligola pareva davvero voler prendere il padre come modello da seguire.

Durò pochi mesi, poi tutto cambiò.   Correva l’anno 37.

Cosa  accadde in quell’anno?

Caligola si ammalò e la sua guarigione fu segnata, ancora una volta, da grande esultanza popolare. Tutto cambiò proprio dopo quella malattia.  Cominciò con l’ordine di darsi morte fatto arrivare a Gemello, cugino dell’imperatore e poi allo stesso Macrone; seguì il suocero.  Ricercatori e studiosi sostengono, oggi che quella malattia  sia sfociata in  una psicosi maniaco-depressiva. Fu proprio con quegli episodi che il popolo cominciò a  manifestare  la propria  contrarietà ed avversione nei confronti del  Princes.

Come tutti gli Imperatori della dinastia Claudia, anche Caligola godette di una ottima educazione culturale. Colto e  bravo nell’arte nell’eloquenza,  secondo Svetonio, Caligola  scriveva versi eccellenti con cui accompagnava le sue  eccentricità. Anche Tacito riconosce le sue qualità letterarie e scriverà che ” in Caligola la follia non aveva corrotto la virtù del dire…”  riconoscendolo  quale esperto nella lingua greca  e latina.

Ma chi era Caligola?

Pronipote di Augusto e  bis-bis nipote di  Cesare, sia per parte  paterna che materna. Perché mai,  di Caligola, figlio e nipote di persone cariche di fascino e forte personalità,  ci è arrivato  un ritratto dalle tinte così forti e fosche?

La prima infanzia, si è detto, la trascorse  in campi militari, ma,in seguito all’esilio di sua madre e fino ai 19 anni, visse con la nonna, Antonia, dopo di che, raggiunse  l’imperatore Tiberio a Capri nel suo ritiro ed è proprio da lì, sostiene Svetonio, che ebbe inizio la sua vita sregolata e piena di eccessi.  Ai tempi di Tiberio, il suo stile di vita era ancora regolato, ma poco tempo passò ed egli  lo mutò in un  regime esagerato ed esasperato: vino, cibo e divertimenti  smodati. Come il banchetto durato un giorno e una notte  sul ponte di una nave illuminato in maniera sfarzosa ed al temine del quale fece gettare in acqua buona parte dei commensali e dei soldati ubriachi. Eccessi che si trascinò per tutta la vita e che culminarono nella dissipazione di beni dello Stato che Tiberio aveva  così faticato a mettere insieme.

I suoi gusti erano orientati soprattutto verso tre passioni: Teatro, Giochi gladiatori e Corse di carri.   Liberatosi di Macronne , la cui cura principale era quella di  distoglierlo da un comportamento non degno di un imperatore e che, secondo Filone di Alessandria,  lo irritava sommamente, non c’era più nessuno che  potesse impedirgli di utilizzare .tutte le risorse imperiali per la soddisfazione di quelle passioni.

Negli spettacoli di danza e  canto,  la passione era tale da spingerlo a parteciparvi attivamente, cantando e danzando con gli artisti sul palcoscenico. Lo stesso faceva durante gli spettacoli gladiatori,  spingendo gli amici a scendere nell’arena e scendendo egli stesso nella specialità  di gladiatore trace. Né si risparmiava nelle  gare di corse di cavalli,  parteggiando per la Squadra dei Verdi ed invitando gli atleti alla sua tavola o mettendosi alla guida dei carri.

Era nota a tutti questa sua passione per le corse, come era nota la sua passione per i cavalli… per uno in particolare: Incitato, il suo cavallo, cui riservava cure ed attenzioni particolari, senza però spingersi, come  si vuole credere, al punto da conferirgli il Consolato.  Si tratta, naturalmente, di una leggenda nata da un equivoco ben orchestrato e precisamente da una frase riportata da Svetonio, che egli avrebbe pronunciato, riferendosi al suo cavallo e con la quale Caligola aveva probabilmente voluto esprimere il suo disprezzo verso la categoria.

Vediamo che cosa dice davvero questa frase:

Consolatus quoque traditur destinasse”  traduzione: ” Si dice che volesse assegnargli anche il Consolato”.  Non si tratta, dunque, di un fatto realmente accaduto, ma solo di una ipotesi… uno scherzo… una leggenda

Equivoco anche il modo di abbigliarsi di questo Imperatore, atteggiamento che  ha fatto versare tanto inchiostro: abbigliamento strano ed eccentrico che ricordava i fasti orientali di cui era grande ammiratore. All’inizio del principato, egli respinse ogni tentativo di divinizzazione da parte di popolo e Senato, ma cambiò ben presto opinione e cominciò a travestirsi, con l’intento di assimilarsi  agli Dei di Roma. Prese  ad indossare pelli di leone o a  mostrarsi reggendo in mano caducei, sandali ed altro. Giunse perfino a rivaleggiare con Giove, lanciandogli sfide o invettive ed appropriandosi delle sue statue. Provava ammirazione per i culti e le monarchie orientali. Quella egizia in particolare, sul cui modello voleva creare il proprio regno, emulandone l’abbigliamento e l’incesto: ebbe, infatti, rapporti incestuosi con tre sorelle, proprio sul modello della monarchia dell’Antico Egitto.

Forte di un potere illimitato e senza confini,  uomo in cui l’istinto prevale sulla ragione, egli amava spingersi sempre oltre quei confini, per sperimentare e provare nuove sensazioni e provare tutto il provabile fino a trasformare il Palazzo in una immensa casa di appuntamenti in cui far prostituire  mogli e figlie di cittadini più illustri.

Estremamente insolente e diffidente, non accettò mai consigli né ebbe consiglieri, se non per 3 o 4 mesi, all’inizio del principato, quando  al suo fianco  c’era Nevio Macrone… e prima di costringerlo a togliersi la vita.  Ogni decisione, dunque, fu del tutto personale e le contraddizioni furono assai evidenti e  ne mostrarono la doppia personalità e il disordine mentale.

Quale il suo aspetto fisico?

Il nonno paterno, il generale Druso, era notoriamente un uomo di grande fascino e bellezza; era forte ed atletico. Così anche la nonna Antonia.  Sia in  Druso che in Antonia non si riscontrarono  mai comportamenti che potessero ricondurre a qualche squilibrio mentale trasferibile al nipote.

Lo stesso si può dire dei nonni materni,  Vipsanio Agrippa e Giulia, figlia di Augusto. Quanto ai genitori, Germanico ed Agrippina Maggiore, il primo morì con ‘aureola dell’uomo dalle grandi qualità morali e fisiche… sebbene la sua morte non fosse naturale, ma  causata da veleno, alla seconda furono riconosciute qualità di forza morale e fisica;  accompagnava spesso il marito nelle sue campagne militari per cui,  Caligola trascorrerà la prima infanzia nei campi militari e saranno proprio i soldati di suo padre a dargli questo nomignolo, a causa delle piccole calighe,  stivali militari, che portava ai piedi.

A questo punto bisogna fare un breve premessa. I ritratti furono redatti tutti dopo la morte dell’imperatore e furono  inevitabilmente influenzati dalla cattiva fama che questi si era guadagnato. Sappiamo per certo che, a 29 anni, età che aveva quando verrà ucciso,  il suo aspetto era precocemente invecchiato  a causa della vita sregolata che aveva condotto fino  quel  momento.

Alto di statura, fisico sproporzionato, piedi enormi e gambe sottili, così lo descrive Svetonio ed aggiunge, impietoso, che una espressione volutamente truce, rendeva orrendo il volto già brutto. E Seneca non è più tenero e riferisce di un pallore cadaverico e di sguardo torvo. Ancora più drastico il parere di Plinio il Vecchio, che ci descrive soprattutto il suo sguardo carico di  crudeltà,  fisso e torvo.

In realtà, quello sguardo”torvo e fisso”  era  un difetto fisico e non un atteggiamento voluto e questi giudizi così furono sicuramente espressi  sotto l’impulso di proprie emozioni, dal momento che , soprattutto Seneca, odiava profondamente  l’imperatore e le sue descrizioni possono dirsi dunque,  anche di carattere caricaturale.

Afflitto da calvizie precoce,  nei banchetti e negli incontri orgiastici appariva con una parrucca, ma alla morte della sorella Drusilla, si lasciò crescere la barba in segno di lutto, però amava apparire in pubblico alternando un volto barbuto e  glabro e questo fu accolto come uno dei primi segni di squilibrio mentale.

Che il suo aspetto fosse sgradevole è innegabile, né si può negare che fosse  incoerente, di carattere instabile, perfido e crudele,   emotivo e soggetto a paure immotivate ma non si può dire che abbia agito, così come ha agito, a causa di un potere tanto straordinario da renderlo pazzo,  bensì a causa dell’ educazione,  della consanguineità delle origini,  della personalità e soprattutto della vita sregolata e di problemi psicologi che lo affliggevano. Lo affliggeva anche una insonnia patologica ed un sonno di poche ore,  disturbato da incubi che speso non gli faceva ben distinguere il giorno dalla notte.

Emotivo, soggetto a panico ed a paure immotivate, era anche una persona molto vendicativa e proprio su questo aspetto del suo carattere puntarono i primi processi di revisione di questo imperatore: patologie come la schizofrenia e  i suoi sintomi:  passeggiate notturne,  insonnia, pallore, agitazione, atteggiamenti incostanti e altro.

Diffidente e paranoico, aveva il terrore di una morte lenta e dolorosa, ma la sua morte fu, invece, violenta e rapida. Aveva 28 anni quando cadde vittima di un agguato e la morte fu davvero rapida, tanto furono violenti i colpi degli attentatori. Aveva appena lasciato i giochi palatini e stava attraversando un criptoportico del palazzo quando fu sorpreso dagli attentatori. Il soldato di sentinella chiese la parola d’ordine.
“Giove” rispose il Princes e l’altro:

“Abbilo per certo” rispose  e fece seguire un fendente sul collo che lo mandò steso per terra. Seguirono immediatamente  quelli degli altri cospiratori: risoluti, violenti e precisi, che non gli diedero alcuna possibilità di scampo, tanto più che era appesantito da una  brutta indigestione. Contro di lui, la sorpresa e il numero elevato dei congiurati.

Era mezzogiorno del  24 gennaio del 41.

 

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