Maschera di Tutankhamon

Particolare della maschera funeraria di Tutankhamon.
Alta 54 centimetri  e  larga 39,3,  la maschera pesa più di di 10 chilogrammi; la barba, del  peso di 2,5 chilogrammi d’oro,  decorata con lapislazzuli,  era separata dal mento; fu riattaccata solo  nel 1944.
Il volto  riporta un’immagine idealizzata del faraone, lo stesso che si ritrova nelle due statue  di guardiani, a grandezza naturale,  posti a guardia davanti alla camera funeraria.
Intorno a questa maschera è nato un piccolo  mistero: alcuni archeologi asseriscono che originariamente  sia stata creata per una non idenficata regina di nome Ankheperura Meri-Neferkheperura, poiché un cartiglio con questo nome,  parzialmente cancellato, fu trovato sul retro della maschera, e che alcuni identificano nella regina Nefertiti, sposa di Alhenaton.
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L’Arte orafa degli Anglisassoni – di Jose Cassarini

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Una cultura nell’arte orafa. I barbari erano particolarmente analfabeti, ma lasciarono la loro testimonianza della ricchezza della loro cultura in questi oggetti di metallo di alto artigianato, che essi seppellivano nelle tombe o in nascondigli. Questi tesori erano destinati a fornire ai re morti splendidi corredi per l’aldilà . Nel tentativo di ravvivare la grigia esistenza di quei tempi, gli artisti sfruttavano al massimo le possibilità cromatiche, incastonando granati e vetro colorato negli oggetti dorati e di metallo prezioso che producevano. Gli oggetti che ci sono pervenuti dimostrano labilità degli orafi: essi acquisirono tecniche nuove, lo stile e il gusto cambiarono, ma rimase la predilezione tradizionale per gli oggetti rilucenti e per le intricate decorazioni riproducenti animali.

NUT e GEB…GLI AMANTI DIVINI

ANTICO EGITTO – GLI AMANTI DIVINI… NUT e GEB e la gelosia di SHU

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La Divina NUT era disperata… era in travaglio, ma non poteva mettere al mondo i figli che portava in grembo… La gelosia di SHU, il potente Signore dell’Aria, si era manifestata nella maniera più cattiva: le aveva proibito di partorire in qualunque giorno dell’anno.
Solo una mente maschile poteva escogitare una punizione così perfida!
Inutilmente GEB promise e minacciò.
Ma ecco intervenire il saggio, ma determinato THOT, l’eterno e sfortunato innamorato della divina NUT, Signore della Sapienza, il quale propose a SHU una partita a Senet, (un gioco tra la dama e gli scacchi).
In palio c’erano i 5 giorni epagomeni del calendario egizio, ossia, i 5 giorni che venivano aggiunti ai 360 giorni.
ll Sapiente THOT si aggiudicò la vittoria e donò quei 5 giorni alla divina NUT, che poté finalmente mettere al mondo i suoi quattro figli: OSIRIDE – ISIDE – SETH -NEFTY.

MITI e LEGGENDE – MITO UCRAINO… La Freccia di Fuoco

La Freccia di Fuoco   -  Mito Ucraino

Narra la leggenda che Boyatyr, un uomo forte, saggio e coraggioso, possedesse una freccia magica la quale,  tra gli altri poteri,  aveva quello di mandare l’acqua in ebollizione.  Il saggio sapeva che se la freccia fosse finita in mani sbagliate, avrebbe potuto provocare morte e distruzione.
Quando sentì prossimo per lui il momento di morire, decise di gettare la freccia di fuoco  in fondo al Mar Nero ed affidò l’impresa ai suoi figli. Questi, però disubbidirono e nascosero la freccia in montagna.
Quando il saggio ne venne a conoscenza, li costrinse a recuperla ed a  gettarla in mare come aveva comandato loro. Questa volta i figli gli ubbidirono.
Appena, però, la freccia toccò la superficie dell’acqua, questa si tinse di nero e cominciò a ribollire.
La leggenda vuole che , il fenomeno delle acque  in ebollizione, presente  in alcuni punti del Mar Nero,  sia dovuto al fatto che queste cerchino proprio di liberarsi della Freccia di Fuoco.

Maggiori informazioni http://storia-e-mito.webnode.it/products/la-freccia-di-fuoco-mito-ucraino/

EGITTO – ALCHIMIA… che cosa hanno in comune?

EGITTO - ALCHIMIA... che cosa hanno in comune?

EGITTO: é  la traduzione italiana del teemine greco Ae-gi-Pthos, che a sua volta traduce l’antico termine egizio: Hut-Ka-Ptha.

Il significato letterale è:

DIMORA (Hut) dello SPIRITO (Ka) di PTHA.

E’ la III Dinastia e PTHA è IL Dio Dinastico di MEMFI.

In precedenza il territorio era indicato con altro nome: “Il Paese delle Due Terre”.
Le Due Terre erano: – KEM  o  “Terra Nera”  e
– DESHRET  o “Terra Rossa”.
L’unificazione delle Due Terre avvenne dopo varie ed alterne vicende, militari e diplomatiche, e un “Concilio”, in cui si decise di dare quel nome a tutto il territorio, in onore di PTHA, IL DIO CREATORE.

Curiosità: la parola ALCHIMIA deriva proprio da KEM (terra nera), che i tanti sognatori cercavano di manipolare chimicamente per trasformare in oro il materiale vile.

Fin dai  tempi pre-dinastici (Dinastia “O” – Re Scorpione) gli Antichi Egizi erano famosi per la loro abilità  nella lavorazione dei metalli e per la capacità di trasformarli.
Per separare l’oro e l’argento dal minerale originario  utilizzavano “l’argento vivo” (mercurio).
Il residuo che veniva fuori  da questa operazione  era la “polvere nera”, chiamata “khem”,   una sostanza scura  che si  riteneva  avesse poteri magici e  contenesse le proprietà dei vari metalli, considerata anche “principio attivo” nel processo di lavorazione.
Gli Antichi Egizi, inoltre, in  tale sostanza riconoscevano il “Corpo di Gloria” di Osiride, il Dio Morto e Risorto e le attribuivano potere magico, fonte di vita e di energia.
Man mano che i metodi di estrazione e lavorazione del metallo andavano perfezionando,  cresceva anche l’interesse per la ricerca e lo studio relativo ai “poteri magici” di leghe e fusioni.  Ne nacque una Scienza,  che contemplava l’arte della lavorazione, ma anche le conoscenze chimiche dei metalli  e che fu chiamata “Khemeia”,  preparazione del “metallo nero”.
Gli Arabi vi aggiunsero l’articolo  “El”  e  Khemeia diventò “El-Khemeia”  da cui Alchimia.

“Khem”,  ossia “Terra Nera”,  a causa del colore del fango,  era  uno dei nomi con cui era chiamato in origine l’Egitto.

 

ANTICA GRECIA – DEE e REGINE… PENELOPE

PENELOPE: fu davvero così casta?

PENELOPE: fu davvero così casta?

La figura di Penelope, casta e fedele, che aspetta trepidante il ritorno dello sposo vagabondo per il mondo con la scusa della guerra, che imbroglia i pretendenti con una tela interminabile, piace molto agli uomini.
Li rassicura.
Piace molto questa figura di donna in eterna attesa: è rassicurante. Viene presa come esempio anche in culture assai, ma proprio assai, posteriori.
Perfino oggi.
Ma era davvero così casta e fedele, la cara Penelope?
L’epoca in cui visse era quella di un Matriarcato in declino e un nascente Patriarcato. Lo testimoniano le vicende legate alle sue nozze con Odisseo, meglio conosciuto come Ulisse.
Questi conquistò la sua mano all’antica maniera matriarcale, vincendo, cioè, una gara di corsa.
(secondo altre versioni, di tiro con l’arco)
Penelope era figlia di Icario, re di Sparta, e della ninfa Peribea e, secondo le antiche usanze, era la sposa che accoglieva lo sposo nella sua casa e non il contrario. (Menelao era diventato Re di Sparta per averne sposato la principessa ereditaria, Elena).
Ulisse, invece, infranse le regole e si portò via la sposa contro la volontà del padre di lei.
Re Icario, infatti, li fece subito inseguire e Ulisse costrinse  Penelope a scegliere fra lui e suo padre.
Penelope scelse Odisseo: senza una parola si calò il velo nuziale sul volto e lo seguì ad Itaca, lasciando la casa paterna e la terra di Sparta.
La figura di Penelope, in realtà, non è solamente emblematica, ma anche un po’ enigmatica, per quello che fu in seguito il suo comportamento.
Omero (ma sarà stato proprio Omero a scrivere l’Odissea? Ormai sono in molti a nutrire dei dubbi) ci parla di lei in tono brillante, bucolico ed un po’ ingenuo. Ben diverso dal tono ruvido e tagliente che si riscontra nell’Iliade, la cui paternità di Omero è indiscutibilmente accettata.
Omero ci lascia con Penelope ed Ulisse riuniti dopo venti anni di separazione: dieci di guerra a Troia e dieci di peripezie attraverso il Mediterraneo.
Penelope, però, si rivela donna prudente e diffidente, oltre che paziente e fedele: prima di concedersi al marito, vuole certezze e per questo lo sottopone alla prova del talamo nuziale e della sua posizione nella loro casa. Dopo, lo premierà generandogli un altro figlio: Polipartide; il primo era Telemaco, poco più che ventenne al ritorno a casa del padre.
Penelope è anche una donna forte e di infinite risorse. Lo ha dimostrato tenendo a freno i suoi pretendenti con vari espedienti prima del ritorno di Ulisse e lo dimostrerà pure dopo la morte di questi.
Sia Ulisse che suo figlio Telemaco, infatti, subito dopo la strage dei Proci (i pretendenti) erano stati esiliati.
Ulisse partì per la Tesprozia, per espiare la sua colpa; qui, però, sposò la regina Callidice che gli diede un altro figlio, Polirete.
Telemaco, invece, raggiunse Cefallenia, poiché, secondo un oracolo, Ulisse sarebbe morto per mano di suo figlio.
Così fu!
L’eroe fu ucciso proprio da uno dei suoi figli, ma non era Telemaco, bensì Telegono, il figlio avuto dalla maga Circe durante il viaggio di ritorno da Troia.
Telegono, che dal padre aveva ereditato lo spirito d’avventura, andava scorrazzando per i mari e finì per raggiungere Itaca.
Ulisse si preparò a respingere l’attacco, ma Telegono lo uccise.
Proprio come aveva predetto l’oracolo: in riva al mare e con l’aculeo di una razza, un aculeo di razza infilato sulla punta della lancia di Telegono.
E ancora una volta Penelope ci sorprende: trascorso l’anno di lutto previsto dalla tradizione, la Regina di Itaca sposa Telegono… proprio così! Sposa l’uccisore di suo marito, figlio della rivale, la maga Circe.
E non è tutto. Raggiunta l’isola di Circe, madre del fratellastro Telegono, Telemaco, a sua volta, impalma la rivale di sua madre.
Edificante!

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ANTICO EGITTO – REGINE

CLEOPATRA- La Regina greca

CLEOPATRA- La Regina greca

Di questo personaggio, appartenente alla Dinastia dei Tolomei, di origine greca, si è ormai detto tutto e forse non sempre a proposito.
Accenneremo soltanto alla sua celebre storia d’amore con Marco Antonio e al tentativo di seduzione nei confronti di Ottaviano Augusto, nonché al suo matrimonio con Giulio Cesare ed al suo arrivo, cinematograficamente trionfale, a Roma, in realtà osteggiato da tutti, essendo, i fatti, assai noti.
La sua morte: aspide o vipera? Di qualunque veleno si trattò, certo è , che pose fine alla sua vita.
Parleremo della sua fanciullezza e giovinezza.
Altre Regine con il suo nome l’hanno preceduta: lei era Cleopatra VI, nata ad Alessandria d’Egitto nel 69 a.C., da Tolomeo XII.
Fu l’ultima Regina di quella Dinastia. Regnò dal 51 al 30 a.C., anno in cui morì.
Non era particolarmente bella, ma astuta, ambiziosa e molto colta.. In grado di  esprimersi in molte lingue,  comprese, naturalmente, quella egizia e quella greca.  Oltre che di un fascino assai particolare,  possedeva  una spiccata personalità.
Aveva 18 anni quando morì il padre, lasciando il Regno al fratello, Tolomeo XIII, di soli 10 anni ed a lei il ruolo di Consorte Reale.
Roma, di cui l’Egitto era una Provincia, aveva nominato Pompeo come tutore del ragazzo e il potente eunuco Potino l’aveva posto sotto la sua protezione, in  aperta ostilità nei suoi confronti,
Cleopatra si vide, dunque, costretta a fuggire in Siria, dove riuscì ad organizzare un proprio esercito e forte di questo, approfittò della guerra civile scoppiata a Roma tra Pompeo e Giulio Cesare.I due  avevano portato la guerra fino  in Egitto, dove  Potino, per compiacere Cesare, fece uccidere Pompeo. Fu proprio quello l’episodio che spinse Cleopatra a osare ciò che nessuno avrebbe osato mai: avvolta in un tappeto, (una storia che ormai tutti conoscono bene) portato a spalla dal fedelissimo schiavo Apollodoro,   si presentò al cospetto di Cesare,  che aveva convocato lei e il fratello Tolomeo XIII  per  risolvere i loro problemi dinastici.
Cesare ne restò davvero impressionato.
Fra i due nacque immediatamente la passione e per compiacere la “Sua Regina”, Cesare fece  uccidere Tolomeo, lasciando a lei il potere assoluto.
La richiamò a Roma, ma… basta vedere il celeberrimo film con la Taylor e Burton, (con accenti hollywoodiani) per conoscere il seguito della storia: dalla loro relazione nacque un figlio maschio, cui fu messo il nome di Tolomeo XV Cesarione,  unico maschio di Cesare,  che il grande condottiero, però,  non volle mai riconoscere come suo.
Il disegno di questa ambiziosa Regina era quello di permettere al figlio,  alla morte di Cesare, di  occupare  il trono di un impero grande come quello di Alessandro Magno,  ma  a  Roma  l’accoglienza fu assolutamente inospitale.Morto Cesare, Cleopatra cadde fra le braccia di Marco Antonio, che non esitò a proclamare Tolomeo XV Cesarione  quale erede di Giulio Cesare davanti al Senato. Ottaviano, però, si oppone, affermando di essere lui il legittimo successore.
In questo clima burrascoso, Cleopatra decise di tornare in Egitto.
Tra Marco Antonio ed Ottaviano, però, la rivalità divenne insostenibile.
Marco Antonio, però, sapeva che per sconfiggere il nemico doveva disporre dei tesori dell’Egitto. Decise, dunque, di convocare Cleopatra a Tarso, sulla costa turca.
Cleopatra si presentò su un’imbarcazione dalle vele color porpora, la poppa d’oro e i remi d’argento, vestita come Venere e circondata da amorini.
I due si innamorarono e dalla relazione nacquero due gemelli, ma Marco Antonio dovette lasciarla per partire in guerra.  Tornò dopo 3 anni, per avere le ricchezze d’Egitto; Cleopatra, accettò, ma a sua volta, chiese ed ottenne in cambio le miniere di rame di Cipro, il Sinai ed i campi di grano di tutto il nord Africa.
A questo punto la guerra tra Ottaviano e Marco Antonio si riaccese e si fece più aspra che mai.
Sconfitto ad Anzio, Marco Antonio si rifugiò a palazzo con Cleopatra e si uccise con la sua spada, morendo tra le braccia di lei
La Regina non si arrese. Tentò di sedurre anche Ottaviano. Questi, però, la respinse.
Ormai padrone di Alessandria, temendo che anche Cleopatra potesse tentare il suicidio, come aveva già fato Marco Antonio, Ottaviano fece in modo che ogni oggetto portato alla Regina fosse accuratamente controllato.  Ma un contadino, riuscì a sfuggire al controllo e le fece pervenire un cesto di fichi con dentro nascosto un aspide.
Cleopatra si lasciò mordere e morì prima dell’arrivo di Ottaviano, evitando così l’umiliazione della sconfitta. Il figlio Cesarione fu fatto  uccidere  e degli altri due figli gemelli sparì ogni traccia.