Perché i Colossi di MEMNONE non piangono… o, più correttamente… non gemono più?

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Le due colossali  statue,  alte più di 18  metri, che si incontrano lungo le rive del Nilo, sulla riva opposta alla città di Luxor,  che conosciamo con il nome di Colossi di MEMNONE,  raffigurano in realtà il Faraone Amenopeth III e risalgono alla XVIII Dinastia, intorno al 3430 a.C..  ed erano collocate davanti al complesso funerario del Faraone.

Perché mai questo nome?

Perché del complesso funerario, andato distrutto a causa dell’azione dei venti, delle inondazioni,  dei saccheggi,  dell’incuria dell’uomo, ecc..  attraverso i secoli,  si finì per non essere più  in grado  di attribuirgli una paternità.

Uno  strano fenomeno,  però, creo una leggenda già nell’antichità: dal  colosso situato più ad occidente, cominciò a levarsi un suono assai simile  ad un  gemito o canto lamentoso.  La fantasia popolare del tempo lo attribui ad un saluto. Il saluto di un eroe della mitologia classica a cui le statue erano state identificate: MEMNONE,  il più avvenente tra gli eroi  greci,  figlio dell’Aurora e di Titone, nipote di re Priamo di Troia. Proprio a Trioia, nell’ultimo anno di guerra, il giovane  trovò  la morte per mano di Achille.

La leggenda narra che quel suono sia il saluto malinconico del figlio alla madre, la dea Aurora, ogni mattino. Più  nitido d’estate.

Il suono,  però,  tacque, quando l’imperatore romano Settimio Severo  ne ordinò  il  restauro  e da allora i Colossi non hanno  più  “cantato”.

Quale l’origine e la causa di quel “suono”?
Probabilmente a causa  del passaggio dell’aria attraverso la spaccatura nella pietra, a seguito di terremoto o altro, oppure, forse…  teoria più  accreditata,  a causa  del monsone di terra,  in estate, che  tornando indietro dalle montagne  (ben visibili nell’immagine)  passando tra le due statue produceva quel fischio lamentoso

 

 

 

 

 

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VICENDE di: Iside – Osiride – Horo

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Le vicende di:   OSIRIDE – ISIDE  – HORO

 

La Triade… ossia Sacra Famiglia
Il concetto di Triade o Trinità nella Teologia egizia fu presente prima ancora delle epoche Dinastiche.

Tutti i centri e le città più importanti dell’epoca avevano la propria Triade, ma vediamo un po’ da vicino il Mito di questa “Sacra Famiglia” e le sue vicende quasi umane.
Nut e Geb,  Signora del Cielo e Signore della Terra, avevano quattro figli: Osiride, Iside, Seth   e Nefty.  Iside ed Osiride, narra il mito, erano innamorati ancora già nel grembo materno. Belli, generosi ed operosi, costituivano la coppia perfetta.  Al contrario degli altri due figli della coppia divina, Seth e Nefty, che si detestavano cordialmente ed erano irresistibilmente attratti l’uno da Iside e l’altra da Osiride.

I Testi, gli Inni, le Litanie che raccontano questo Mito, però, non hanno i toni e gli accenti del dramma e della tragedia; però, sono pervasi dal dolore profondo della “Passione” e dalla esultanza della “Resurrezione”:  Osiride è Fondatore di una “Epoca d’Oro” raggiunta attraverso la instaurazione della Giustizia e dell’Ordine.
Recita un Inno del Nuovo Regno:
“Egli stabilì la Giustizia su tutte e due le sponde
Mise il Figlio al posto del Padre…”

Ma Osiride ha un grande nemico. Si chiama Seth ed è suo fratello minore.
Seth è litigioso, violento e irascibile. In una parola: Tempestoso. Seth è la personificazione della Violenza e della Forza Cieca.  Perfino la sua nascita fu una esplosione di forza a violenza.
“Tu, che la Dea pregnante, Nut, Signora del Cielo, partorì
quando spaccasti il Cielo in due,
Tu sei investito con la forma di Seth,
che proruppe fuori con violenza…!”
Fu Seth a distruggere l’Ordine  Precostituito delle Cose e lo fece uccidendo Osiride.

Come avvenne il fattaccio?
Varie le versioni di questo delitto.
Il mito più recente é quello riportato da Plutarco (II° secolo d.C.) che parla di una festa durante la quale Seth convinse l’ingenuo Osiride a stendersi in una cassa per vedere se riusciva a contenerlo, dopo di che, gettò la cassa nel Nilo.
La cassa, continua il mito, fu spinta dalla corrente fino a Biblos e finì su un albero che,  crescendo a dismisura, attirò l’attenzione del Re di quella città il quale fece tagliare il tronco per farne la colonna portante del suo Palazzo.

Iside, giunta a Biblos, si fa consegnare il corpo dell’amato Osiride intrappolato in quel tronco e lo riporta in Egitto; qui, però, Seth, approfittando di un suo momento di disattenzione, riesce a trafugare la salma, tagliarla a pezzi ( 7 oppure 14) ed a gettarli in diverse zone del Paese.
Il mito più antico e primitivo, appartenente alla Teologia Memfitica, parla, invece, di annegamento nelle acque del Nilo e descrive così l’evento.
“Nefty ed Iside accorsero subito perché Osiride stava annegando.
Esse lo guardarono, lo videro e inorridirono.
Horo comandò a Iside e Nefty di afferrare Osiride per impedirgli di annegare…”

Altra versione, di Testi delle Piramidi ancora più antichi, indica un luogo chiamato Nedit, dove Osiride sarebbe stato ucciso, il corpo fatto a pezzi e i pezzi sparpagliati per tutto il Paese.
Ma ecco accorrere Iside in aiuto dell’amato sposo ed insieme alla sorella Nefty, andare alla ricerca dei pezzi e ricomporli attraverso una prima forma di imbalsamazione, con l’aiuto di Anubi, il figlio che Osiride aveva avuto da Nefty.
E’ la prima “mummia”, ma non è ancora la “Rinascita… per questo bisognerà aspettare che il dramma si compia per intero.
“Benefica Iside che protesse il fratello e andò in cerca di lui
né volle prendere riposo finché non l’ebbe trovato…”

Alla ricerca dei pezzi del corpo di Osiride, attraverso le paludi e le rive del fiume, Iside si era recata assieme alla sorella Nefty; li recuperarono in varie località: a Philae, a Letopolis, ad Abidos, ecc…. eccetto il fallo, ingoiato da un pesce.
Iside, però, voleva dare un erede al suo sposo amatissimo, affinché da grande potesse vendicarne la morte. Cosa che fece, prima di dargli sepoltura.
Ecco come recita l’Inno:
“Ella ravvivò la stanchezza dell’Inanimato
e ne prese il seme nel suo corpo, dandogli un erede.
Allattò il fanciullo in segreto,
il luogo ove egli stava essendo sconosciuto…”
Quel luogo segreto, quel nascondiglio, era il Chemmis o Cespugli-Sacro e si trovava nelle paludi del Delta, nei pressi della cittadina di Buto.

Con la morte di Osiride anche la vita di Iside e quella del figlioletto Horo erano in pericolo: Seth si sentiva minacciato da quel figlio che crescendo avrebbe sicuramente vendicato la morte del padre, poiché, il rapporto scambievole fra il Figlio-vivente e il Padre-morto, fu sempre  alla base del pensiero etico-filosofico-religioso dell’antico egizio.

Seth, infatti, racconta una tarda leggenda, catturata Iside, la rinchiuse  in una filanda con le sue ancelle, ma la Dea con l’aiuto di Thot riuscì a fuggire e raggiungere la Palude del Delta e il Chemmis, dove, per l’appunto, dette alla luce il figlio di Osiride.
Qui, però, il piccolo era  esposto ai molti pericoli della palude, come il veleno di serpenti e scorpioni, ma, soprattutto,  il rischio di cadere nelle mani del malvagio zio Seth.  Questi, infatti, assumendo la forma di serpente, strisciava nelle acque di quei pantani  ed un giorno attaccò     il piccolo Horo il quale, però, come recita l’Inno, riuscì a sconfiggerlo:
“… io ero un bimbetto lattante
e sebbene fossi ancora debole
abbattei Seth e lo intrappolai sulla riva…”

A vegliare sul pargolo divino, in verità, erano in tanti oltre al saggio, onnipresente ed innamorato Thot.  Tante Divinità minori, tutte impegnate a giocare con lui e distrarlo: Bes, il Deforme Dispensatore delle Sabbie del Sonno, che per tenerlo quieto improvvisava grotteschi passi di danza con le sue gambette sgraziate; le Divinità della Palude, Pehut, Sechet ed altre, che cantavano per coprire il suo pianto onde non arrivasse alle orecchie di Seth.
Iside infatti era costretta ad allontanarsi dal Cespuglio-Sacro per andare in giro a mendicare per provvedere a se stessa ed al piccolo.
Durante il suo peregrinare, racconta il mito, seguita da 7 Scorpioni che le facevano da scorta, la Dea capitò in un piccolo villaggio. Qui, nel vederla  da lontano,  una donna molto ricca ma  molto avara,  senza riconoscerla, le chiuse la porta in faccia. Fu, invece, una fanciulla molto povera, figlia di pescatori, ad aprile la porta della sua casa e lasciarla entrare.
La cosa dispiacque molto ai 7 Scorpioni che decisero di dare una bella lezione alla donna ricca e ingenerosa. I 7 raccolsero tutto il loro veleno e lo misero in Tefen, il più malvagio di loro e questi strisciò sotto la porta di casa della donna e punse il figlioletto  che  stava giocando, ma che cominciò ad urlare dal dolore.
Disperata, la donna uscì dalla casa con il bimbo in braccio,  correndo attraverso tutte le strade dl villaggio in cerca di soccorso; nessuno, però,  ma poteva aiutarla.
Fu la stessa Iside, mossa a pietà del piccolo innocente, ad intervenire e ad ordinare al veleno di lasciare il corpo del bambino.
Pentita della propria ingenerosità, la donna ricca  divise tutti i suoi averi con la fanciulla povera.

Di ritorno alle paludi ed al Chemmis, però, Iside trovò che anche il piccolo Horo era rimasto vittima del veleno di un serpente, opera del malvagio  Seth e le sue grida di dolore  l’accolsero insieme alle disperate invocazioni d’aiuto al Padre degli Dei, di Nefty, Selkhet e delle altre Divinità delle Paludi.
In quel momento la Barca di Ra stava transitando nel Cielo con a bordo l’intera Divina Compagnia e Nefty  la invitò a richiamare la loro attenzione. Cosa che Iside fece immediatamente levando al cielo alti lamenti.
Quando la arca di Ra   arrivò, spinta dal Vento Cosmico, ne discese Thot, Signore delle Scienze e della Magia, armato, dice il Mito
“… di potenza e di suprema autorità per mettere le cose a posto.”
Dopo aver confortato e rassicurato sia Iside che la sorella Nefty e tutte le  Divinità della Plude, Il Grande Mago mise in atto il suo esorcismo e scacciò il veleno.
“Indietro, oh Veleno!
Tu sei esorcizzato dall’incantesimo delle stesso Ra.
E’ la parola del più grande degli Dei che ti caccia via.
La Barca di Ra resterà ferma e il Sole resterà al posto di ieri
finché Horo guarirà, per la gioia di sua madre!”
E Thot continua, con il suo incantesimo enumerando tutte le sciagure che  avrebbero colpito  la Terra e l’umanità se Horo fosse morto:
“… le Tenebre coprirebbero ogni cosa
Non ci sarà più distinzione di tempo.
Le Sorgenti saranno chiuse e il grano appassirà
e non ci sarà più cibo…”
E termina così:
“Giù! A terra, oh Veleno!
Il Veleno è morto.
La febbre non tormenterà più il Figlio dell Signora…
Horus vive di nuovo, per la gioia di sua madre.”

Horo, dunque, nacque, visse e crebbe fra i pantani del Delta e quando ebbe raggiunto la maggiore età si accinse a rispondere al richiamo di Osiride, sempre immobile ed impotente nel Mondo Sotterraneo ed ad affrontare il suo  nemico: Seth il Perturbatore.
Il Giovane-Horo calzò i “sandali bianchi” che sua madre Iside gli aveva consegnato e si accinse ad attraversare la Terra per andare in soccorso del padre, Osiride.
Sposo e padre amato, viene soccorso dalla sposa Iside e dal figlio Horo…

LE VICENDE  di  OSIRIDE  –  HORO e SETH

MORTE   di   OSIRIDE

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Il regno di Osiride, un’età dell’oro con l’ordine idillico delle cose, fu distrutto dalla gelosia e dalla malvagità di Seth che cospirò per uccidere i fratello.  Egli dette una gran festa in onore di Osiride e durante il banchetto fece portare uno splendido scrigno impreziosito da gemme, che aveva segretamente costruito con le misure esatte del fratello.

I presenti ne ammirarono tutti la preziosità ed allora egli li invitò a sdraiarsi dentro, con la promessa che lo avrebbe donato a colui  a cui lo scrigno si fosse perfettamente adattato. Lo  provarono tutti, l’uno dopo l’altro, desiderosi di averlo, ma inutilmente.

Fu la volta di Osiride, che vi entrò occupandolo alla perfezione, ma ecco i complici di Seth precipitarsi a chiudere il coperchio e sigillarlo con del piombo fuso.

Un’altra versione del mito racconta che Seth e i complici gettarono la cassa nel Nilo e che, spinta dai flutti, essa raggiunse Biblos  approdando  su un albero che crebbe tutt’intorno ad essa crescendo a dismisura. Attirato da quella meraviglia, il Re di quella città fece tagliare l’albero per farne la colonna portante del suo  palazzo.

Nel frattempo Iside, che stava percorrendo  il mondo alla ricerca del corpo dell’amato,  saputo da Thot  che si trovava nascosto in quell’albero, raggiunse Biblo e convinse il Re e la Regina a consegnarle  la colonna da cui estrasse il corpo inanimato dello sposo e lo riportò in Egitto.

Sebbene differiscano nei particolari, le fonti  concordano nel dire che Seth tagliò il corpo del fratello in  tanti pezzi spargendoli  in  giro per il mondo e che Iside vagò in lungo e in largo alla ricerca dell’amato fino a quando non li ritrovò tutti, con l’eccezione del fallo, mangiato da un pesce.

Ecco cosa dice un Inno risalente al Nuovo Regno

“Benefica Iside che protesse il fratello

E andò incerca di lui, né volle

Prender riposo finché non lo ebbe trovato.”

Iside e Nefty provvidero  a rimettere  insieme i pezzi, piangendo e levando lamenti. Dovettero anche vegliare su di lui durante tutto il periodo della sua drammatica inattività.

Iside, però, nonostante la sua magia, non fu in grado di riportare in vita l’amato Osiride  nel vero senso della parola; riuscì, però, a ravvivarne a sufficienza la stanchezza e concepire  un figlio  prima che Osiride raggiungesse il mondo sotterraneo,  al di là dell’orizzonte occidentale, rimanendo  in stato di impotenza ed in attesa dell’arrivo del figlio, Horo,

 

PASSIONE  di  OSIRIDE

 

Osiride, vive la  sua “passione”,  ma,  affinché  questa si compia e dia i suoi frutti,  Horo deve raggiungerlo e  dargli la “Buona Novella”, riferirgli, cioè, la sua vittoria su Seth.

Vita, morte, cicli vegetativi, rinnovo generazionale: l’uomo antico e non solo l’antico egizio, subisce la quotidianità di tali complessi fenomeni della Natura ed é da essi che attinge per creare i propri miti. Le acque in secca, la natura spoglia, sono espressione di morte; la germinazione, il rigonfiamento delle acque, sono espressioni di rinascita. La Natura rinasce. Osiride rinasce, ma è l’azione di suo figlio Horo, il Falco-Divino a compiere il miracolo.

Osiride giace nel Mondo di Sotto, ma non è morto, bensì trasformato in forza “inerte” della Natura che aspetta di “mettersi in movimento”

“Il mio corpo alla Terra

La mia anima al Cielo.”   farà dire, in un testo risalente all’epoca del faraone Zoser.

Immobile e passivo, ma “in potenza”, nel luogo nascosto ed inaccessibile del Busiris, che gli antichi egizi chiamano Gedu, Osiride aspetta ansioso l’arrivo del figlio.  Lo chiama:

“Oh, Horus, vieni a Busiris!

Provvedi. Fai il giro della mia casa

Vedi le mie condizioni…”

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Ed Horo accorre,  ma non prima che il tempo sia maturo, poiché l’anima di Osiride è il grano che germoglia e il ciclo della fertilità della Natura deve essere completato.

Così si legge nei Testi delle Piramidi:

 

“Il cielo è buio, la Terra trema.

Horus viene, appare Thot

Essi sollevano Usiris su un fianco

lo fanno comparire davanti alla Divina Compagnia…”

Sarà suo figlio Horo,  dunque, il Nuovo Signore dell’Universo che, rendendolo consapevole della Buona Novella del ricostituito Ordine Cosmico, “metterà in movimento” il suo corpo inerte e lo scuoterà dallo stato di incosciente torpore:

“Sorgi, Tu che fosti buttato giù a Nedit!

Respira felicemente in Pe!”

e ancora:

” Questi é Horus che parla.

Egli ha allestito un processo per suo padre

Si è rivelato padrone della Tempesta (Seth)

Si è opposto alle tonanti minacce di Seth…”

L’intervallo, però, tra le due fasi, cioé la Morte e la Resurrezione, è un momento critico e delicato. Pieno di pathos. Il pericolo di disfacimento e corruzione fisica è altissimo. E’ questo l’acme dell’intero dramma.

Vulnerabile ed inerme, esposto ad ogni insidia, Osiride ha bisogno di protezione, come anche lo Spirito della Natura che simboleggia e il corpo del defunto che in Lui si identifica.

Questa “vigilia di passione”, questo periodo di “transizione”, nelle vicenda di Osiride era colmata dalla “veglia” e dal pianto di Iside e Nefty in attesa che Horo svolgesse la sua missione.

Nelle vicende umane, invece, erano familiari, amici e prefiche ad assistere e piangere il defunto. Lo facevano nel corso delle numerose cerimonie funebri, come quella, fondamentale, della “Apertura della Bocca”, un momento di grande tensione emotiva, in cui il sacerdote esorcista funerario fingeva di dormire e di svegliarsi al richiamo della voce che lo “chiamava in soccorso”.  (continua)

 

HORO  – SPIRITO  SANTO

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Di altro tono, però, è la composizione dei Testi dei Sarcofagi, d’epoca più tarda, quando identificarsi con Osiride non era appannaggio di soli Re e nobili, ma anche della gente comune.

Horo non accorre personalmente dal padre, ma manda un messaggero in vece sua, alterando in tal modo la sequenza stessa del mito.

Horo prega suo padre di aspettare. Anzi, lo sollecita a scuotersi ed a trovare la forza per reagire: lo invita a fare appello alle proprie energie.

“Guardati nella tua condizione e metti in movimento l’animo tuo.

Fallo venir fuori e controlla il movimento, sì che il tuo semesi sparga fra il genere umano…”

Il Messaggero che Horo invia al padre è un Essere divino e primordiale che egli investe della propria forma di Falco-Divino ed a cui infonde il suo Santo Spirito.

Impossibile, a questo punto, non riscontrare un’altra analogia: quella con la TRINITA’ ebraica e cristiana: PADRE – FIGLIO – SPIRITO SANTO (quest’ultimo, sotto forma di colomba… invece che di falco)

Il viaggio del Messaggero è un racconto pieno di pathos e di estrema vivacità.

La Duat, il Mondo Sotterraneo, è un posto pieno di insidie e pericoli. Ma non sono soltanto demoni e spiriti malvagi, paludi, orridi e caverne a creare difficoltà al Messaggero Divino. Le stesse Divinità si mostrano poco disponibili con lui, tanto che più volte il Supremo deve intervenire in suo soccorso:

“Horus è assurto ai suoi troni e questo (il falco) che ha la sua forza.

E’ un potente egli stesso ed é uno che il suo signore (Horo)

ha equipaggiato e investito dell’animo suo…”

oppure esortare:

“La Sacra Via sia aperta per lui quando i Demoni

vedranno la sua forza e udranno quello che ha da dire.

Giù! Col viso a terra, o Dei del Mondo Sotterraneo…”
E così, al passaggio del Falco-Divino, tutti gli Dei degli Inferi si ritirano per lasciargli il passo: gli Abitanti delle Caverne, i Custodi della Casa di Osiride, Aker, il Guardiano delle Porte, i Custodi del Cielo e i Sorveglianti della Terra. Perfino Ruty, il Demone più infessibile, che dimora in una caverna all’estremo nord del mondo e che si mostra il più ostinato fra tutti, poiché il Falco non porta la Corona Nemes, simbolo di potere, finisce per arretrare.

Tutti, alla fine, sono costretti a cedere di fronte al potere del Falco-Divino, potere che gli viene direttamente da Horo, il nuovo Signore dell’Universo.

Gli viene riconosciuto il diritto di proseguire e gli vengono consegnati Corona ed Ali e finalmente il messaggero può raggiungere la Casa di Iside, nella Palude, per farsi raccontare della nascita di Horo e delle sue peripezie da riferire a suo padre Osiride.

Da qui potrà spiccare il volo verso l’alto e chiedere a Nut, Signora del Cielo, il permesso di attraversare la volta celeste, possibilmente indenne dalle insidie che vi si nascondono.  Un viaggio lungo e irto di pericoli, dunque, quello del Falco Divino, prima di poter raggiungere gli Inferi e Busiris, la Casa dove Osiride giace sempre immobile e sofferente e in attesa di notizie.

Il Falco lo informa della grande vittoria conseguita da suo figlio sul nemico e l’annientamento di questi e gli riferisce la volontà del Supremo di ritirarsi e lasciare il comando dell’Universo ad Horo, suo erede legittimo, quinto nella linea di successione:

  • Atum il Supremo
  • Shu, suo figlio
  • Geb, il di lui figlio
  • Osiride, figlio di questi
  • Horo

Così come il Benu, la Fenice, fu Angelo dell’Annunciazione della Vita, ora il Falco-Divino è Angelo dell’Annunciazione della ricostituita Ma’at, ossia l’Ordine e la Giustizia Universale.

Il viaggio, che anche l’anima del defunto dovrà affrontare, è diviso tre in tappe: dalla terra per raggiungere il cielo e dal cielo ridiscendere nel mondo sotterraneo.

L’essenza del mito, dunque, é che Osiride esprime sia le forze cicliche dell’uomo (nascita, vita, morte) che quelle della Natura (acque e vegetazione), ma anche dell’intero Cosmo, con la Luna, le Stelle, il Sole, la Luce e le Tenebre.

 

RESURREZIONE  di  OSIRIDE

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Osiride è riportato in vita. Osiride si scuote. Rinasce. Rivive, ma non nella vecchia forma, bensì come Spirito della Vegetazione, poiché egli è la Natura. La Natura così come era intesa all’epoca: con la desolazione estiva e lo spirito della vita che poteva addormentarsi e morire, ma che poi si svegliava per tornare a vivere.

“Se ne andò, si addormentò, morì.”

“Tornò, si svegliò, vive di nuovo!”

 

“Riemerso” dalle tenebre, rinato e risorto, Osiride può finalmente liberare la propria Anima. Ma é solo al comparire del Disco Solare che Egli mostrerà i primi segni di rianimazione: Il Disco Solare sta attraversando gli Inferi nel suo percorso notturno e nel vederlo dice:

“Oh, Osiride, Possa la mia Luce illuminare la tua Caverna…

… Sorgi dalla Terra.”

E’ il momento più elevato del dramma. E’ il momento della vittoria e del trionfo: é l’apice della Rinascita e della Trasformazione di Osiride.

L’opera di Horo è terminata; come terminata è l’assistenza di Iside.

Atum in persona, il Dio-Supremo, é entrato in scena e con lui c’é l’onnipresente Thot, Signore dell’Ordine: é il momento culminante della trasformazione di Osiride, ma non è più quello della “passione”, bensì quello del “trionfo”.

Nella “passione” erano state Iside e Nefty a sorreggerlo, nel “trionfo” è Atum il Supremo a condurre l’azione. E’ Atum ad autorizzare ogni atto da questo momento: la consegna dell'”Occhio di Horo” e della “Parola divina” (He-Ka per gli egizi o Logos per i greci), simboli di Vita-attiva e di Supremo-potere. Ed é Atum a sollecitare l’arrivo del Vento del Nord che con il suo respiro annunzia l’Inondazione e l’inizio del nuovo ciclo di vita della Natura e della Resurrezione del Dio morto.

Osiride ha lasciato il luogo di tenebre e d’ora in poi dimorerà nel Luogo Primevo e il suo trono poggerà sul Tumulo della Creazione, nella “Niwt”, la “Città Luminosa”, al centro dell’Universo, dove ridìsiederà per Giudicare.

Egli è Signore della Rettitudine, Signore dell’Ordine della Natura e Signore dello Spirito della Germinazione.

Osiride, però, è anche il Signore dei defunti, che dopo un esame da parte di 42 Giudici Divini, vengono condotti in sua presenza da Horo per essere giudicati.

 

HORO…  il Salvatore dell’umanità

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Salvatore di Osiride e Salvatore dell’umanità.

Se Osiride è considerato il Dio della gente comune poiché al contrario di Ra, Ptha o Ammon non fornì mai una base al potere politico, suo figlio Horo dell’umanità fu considerato il Salvatore.

Ad Horo è affidata la missione di riportare Ordine e Giustizia in un mondo caduto nel Disordine e nella Confusione, compromesso e stravolto da Seth il Perturbatore. Suo padre Osiride è morto e giace inerte e completamente passivo e questo stato di cose durerà fino a quando il suo erede non vincerà sui nemici.

I nemici di Horo sono Seth e i suoi sostenitori.

La lotta sarà lunga e terribile, poiché Seth è la personificazione della Morte e del disfacimento fisico e le battaglie saranno durissime ed a tratti tragicomiche: Horo strapperà i testicoli a Seth e Seth caverà un occhio, quello sinistrao, ad Horo.

Una lotta senza quartiere che si trascinerà per lungo tempo senza vinti né vincitori, ma che sconvolgerà “l’età d’oro” istaurata da Osiride e spingerà La Divina Compagnia ad intervenire perché vi si ponga fine. Là  dove si era svolta la lotta, la terra era rimasta sconvolta e si aspettava  solo che la contesa finisse.

Thot, Personificazione dell’Ordine, avrà il delicato incarico della pacificazione.

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“Oh, Thot! Che cosa sta succedendo fra i figli di Nut? – dice Atum il Supremo –

Essi han creato la lotta; hanno eccitato la confusione.

Hanno agito male, hanno suscitato la rivolta…”

Seth e Horo, i due Contendenti, sono chiamati a interrompere le ostilità ed a presentarsi al cospetto della Divina Compagnia, che deciderà a chi dei due assegnare la palma della vittoria e il diritto ad occupare il trono d’Egitto.

Tutti e due i contendenti  discendevano da Nut: Seth era suo figlio minore ed Horo era suo nipote, figlio di Osiride, per cui bisognava decidere  chi fosse l’erede legittimo.

Il Giudizio divino favorisce Horo: Ordine e Ragione prevalgono su Disordine e Violenza.

Horo è riconosciuto erede di suo padre e può finalmente prendere il potere e sedere sul trono come Nuovo Re e subito dopo partire per il Mondo Sotterraneo per portare al padre, sempre inanimato ed immobile, la Buona Novella.

 

SETH  il  PERTURBATORE

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Che cosa ne è stato di Seth, Signore della Distruzione e uccisore di Osiride, terminata la Contesa con Horo-Falco Divino?

Verrà scaraventato nel Mondo Sotterraneo a scontare le sue malefatte, vien da pensare. Invece no!

Il Dio-Supremo dispone per lui un “castigo” assai singolare: Seth sarà condannato a proteggere la Barca Solare nel suo percorso notturno dagli attacchi di Apep (meglio conosciuto come Apofi), il Grande Serpente Primordiale.

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Apep è la Forza della disorganizzazione primordiale; se guerre e carestie si abbattono sul Paese, é perché la Barca Solare si è arenata sul “banco di sabbia” di olenzaApep.

Apep e Seth si assomigliano, ma non sono uguali. Sono due aspetti del Male, ma assolutamente diversi. Seth è il “male necessario”: l’inondazione disastrosa o la tempesta del deserto, che si possono imbrigliare, controllare e sfruttare a fin di bene . Apep, invece è il “male assoluto” il cui scopo é solo l’annientamento.

Seth il Perturbatore, è Colui che sconvolge le regole e l’ordine dell’Universo, Apep il Distruttore, è colui che mira alla distruzione dell’Universo: una lotta che si ripete ogni notte a bordo della Meskhenet, la Barca Solare Notturna.

E’ la lotta fra il Bene e il Male e sarà proprio Seth, ogni notte, ad uccidere Apep con la sua Fiocina da bordo della Barca, per ritrovarselo davanti la notte successiva.

Così sarà fino alla fine del mondo… fino a quando regneranno ordine e giustizia.

Nella dottrina osiriaca egli sarà sempre la  personificazione  della forza cieca e della violenza.  Violento anche  nel venire al mondo:

“Tu, che la Dea pregnante  partorì

Quando spaccasti il cielo in due…”

Egli è il Signore  delle tempeste e  degli uragani; è la voce delle manifestazioni più cupe ed oscure della

natura: le nuvole minacciose e basse,  il fischio del vento del deserto, la siccità, la carestia,  la morte.

In verità, Seth avrà il suo culto in Avaris, dove  sarà  venerato quale dio protettore  e in epoca ramessida, alcuni  Faraoni prenderanno da lui  il nome.

 

Maschera di Tutankhamon

Particolare della maschera funeraria di Tutankhamon.
Alta 54 centimetri  e  larga 39,3,  la maschera pesa più di di 10 chilogrammi; la barba, del  peso di 2,5 chilogrammi d’oro,  decorata con lapislazzuli,  era separata dal mento; fu riattaccata solo  nel 1944.
Il volto  riporta un’immagine idealizzata del faraone, lo stesso che si ritrova nelle due statue  di guardiani, a grandezza naturale,  posti a guardia davanti alla camera funeraria.
Intorno a questa maschera è nato un piccolo  mistero: alcuni archeologi asseriscono che originariamente  sia stata creata per una non idenficata regina di nome Ankheperura Meri-Neferkheperura, poiché un cartiglio con questo nome,  parzialmente cancellato, fu trovato sul retro della maschera, e che alcuni identificano nella regina Nefertiti, sposa di Alhenaton.
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NUT e GEB…GLI AMANTI DIVINI

ANTICO EGITTO – GLI AMANTI DIVINI… NUT e GEB e la gelosia di SHU

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La Divina NUT era disperata… era in travaglio, ma non poteva mettere al mondo i figli che portava in grembo… La gelosia di SHU, il potente Signore dell’Aria, si era manifestata nella maniera più cattiva: le aveva proibito di partorire in qualunque giorno dell’anno.
Solo una mente perfida poteva escogitare una punizione così perfida!
Inutilmente GEB promise e minacciò.
Ma ecco intervenire il saggio, ma determinato THOT, l’eterno e sfortunato innamorato della divina NUT, Signore della Sapienza, il quale propose a SHU una partita a Senet, (un gioco tra la dama e gli scacchi).
In palio c’erano i 5 giorni epagomeni del calendario egizio, ossia, i 5 giorni che venivano aggiunti ai 360 giorni.
ll Sapiente THOT si aggiudicò la vittoria e donò quei 5 giorni alla divina NUT, che poté finalmente mettere al mondo i suoi quattro figli: OSIRIDE – ISIDE – SETH -NEFTY.

EGITTO – ALCHIMIA… che cosa hanno in comune?

EGITTO - ALCHIMIA... che cosa hanno in comune?

EGITTO: é  la traduzione italiana del teemine greco Ae-gi-Pthos, che a sua volta traduce l’antico termine egizio: Hut-Ka-Ptha.

Il significato letterale è:

DIMORA (Hut) dello SPIRITO (Ka) di PTHA.

E’ la III Dinastia e PTHA è IL Dio Dinastico di MEMFI.

In precedenza il territorio era indicato con altro nome: “Il Paese delle Due Terre”.
Le Due Terre erano: – KEM  o  “Terra Nera”  e
– DESHRET  o “Terra Rossa”.
L’unificazione delle Due Terre avvenne dopo varie ed alterne vicende, militari e diplomatiche, e un “Concilio”, in cui si decise di dare quel nome a tutto il territorio, in onore di PTHA, IL DIO CREATORE.

Curiosità: la parola ALCHIMIA deriva proprio da KEM (terra nera), che i tanti sognatori cercavano di manipolare chimicamente per trasformare in oro il materiale vile.

Fin dai  tempi pre-dinastici (Dinastia “O” – Re Scorpione) gli Antichi Egizi erano famosi per la loro abilità  nella lavorazione dei metalli e per la capacità di trasformarli.
Per separare l’oro e l’argento dal minerale originario  utilizzavano “l’argento vivo” (mercurio).
Il residuo che veniva fuori  da questa operazione  era la “polvere nera”, chiamata “khem”,   una sostanza scura  che si  riteneva  avesse poteri magici e  contenesse le proprietà dei vari metalli, considerata anche “principio attivo” nel processo di lavorazione.
Gli Antichi Egizi, inoltre, in  tale sostanza riconoscevano il “Corpo di Gloria” di Osiride, il Dio Morto e Risorto e le attribuivano potere magico, fonte di vita e di energia.
Man mano che i metodi di estrazione e lavorazione del metallo andavano perfezionando,  cresceva anche l’interesse per la ricerca e lo studio relativo ai “poteri magici” di leghe e fusioni.  Ne nacque una Scienza,  che contemplava l’arte della lavorazione, ma anche le conoscenze chimiche dei metalli  e che fu chiamata “Khemeia”,  preparazione del “metallo nero”.
Gli Arabi vi aggiunsero l’articolo  “El”  e  Khemeia diventò “El-Khemeia”  da cui Alchimia.

“Khem”,  ossia “Terra Nera”,  a causa del colore del fango,  era  uno dei nomi con cui era chiamato in origine l’Egitto.

 

ANTICO EGITTO – REGINE

CLEOPATRA- La Regina greca

CLEOPATRA- La Regina greca

Di questo personaggio, appartenente alla Dinastia dei Tolomei, di origine greca, si è ormai detto tutto e forse non sempre a proposito.
Accenneremo soltanto alla sua celebre storia d’amore con Marco Antonio e al tentativo di seduzione nei confronti di Ottaviano Augusto, nonché al suo matrimonio con Giulio Cesare ed al suo arrivo, cinematograficamente trionfale, a Roma, in realtà osteggiato da tutti, essendo, i fatti, assai noti.
La sua morte: aspide o vipera? Di qualunque veleno si trattò, certo è , che pose fine alla sua vita.
Parleremo della sua fanciullezza e giovinezza.
Altre Regine con il suo nome l’hanno preceduta: lei era Cleopatra VI, nata ad Alessandria d’Egitto nel 69 a.C., da Tolomeo XII.
Fu l’ultima Regina di quella Dinastia. Regnò dal 51 al 30 a.C., anno in cui morì.
Non era particolarmente bella, ma astuta, ambiziosa e molto colta.. In grado di  esprimersi in molte lingue,  comprese, naturalmente, quella egizia e quella greca.  Oltre che di un fascino assai particolare,  possedeva  una spiccata personalità.
Aveva 18 anni quando morì il padre, lasciando il Regno al fratello, Tolomeo XIII, di soli 10 anni ed a lei il ruolo di Consorte Reale.
Roma, di cui l’Egitto era una Provincia, aveva nominato Pompeo come tutore del ragazzo e il potente eunuco Potino l’aveva posto sotto la sua protezione, in  aperta ostilità nei suoi confronti,
Cleopatra si vide, dunque, costretta a fuggire in Siria, dove riuscì ad organizzare un proprio esercito e forte di questo, approfittò della guerra civile scoppiata a Roma tra Pompeo e Giulio Cesare.I due  avevano portato la guerra fino  in Egitto, dove  Potino, per compiacere Cesare, fece uccidere Pompeo. Fu proprio quello l’episodio che spinse Cleopatra a osare ciò che nessuno avrebbe osato mai: avvolta in un tappeto, (una storia che ormai tutti conoscono bene) portato a spalla dal fedelissimo schiavo Apollodoro,   si presentò al cospetto di Cesare,  che aveva convocato lei e il fratello Tolomeo XIII  per  risolvere i loro problemi dinastici.
Cesare ne restò davvero impressionato.
Fra i due nacque immediatamente la passione e per compiacere la “Sua Regina”, Cesare fece  uccidere Tolomeo, lasciando a lei il potere assoluto.
La richiamò a Roma, ma… basta vedere il celeberrimo film con la Taylor e Burton, (con accenti hollywoodiani) per conoscere il seguito della storia: dalla loro relazione nacque un figlio maschio, cui fu messo il nome di Tolomeo XV Cesarione,  unico maschio di Cesare,  che il grande condottiero, però,  non volle mai riconoscere come suo.
Il disegno di questa ambiziosa Regina era quello di permettere al figlio,  alla morte di Cesare, di  occupare  il trono di un impero grande come quello di Alessandro Magno,  ma  a  Roma  l’accoglienza fu assolutamente inospitale.Morto Cesare, Cleopatra cadde fra le braccia di Marco Antonio, che non esitò a proclamare Tolomeo XV Cesarione  quale erede di Giulio Cesare davanti al Senato. Ottaviano, però, si oppone, affermando di essere lui il legittimo successore.
In questo clima burrascoso, Cleopatra decise di tornare in Egitto.
Tra Marco Antonio ed Ottaviano, però, la rivalità divenne insostenibile.
Marco Antonio, però, sapeva che per sconfiggere il nemico doveva disporre dei tesori dell’Egitto. Decise, dunque, di convocare Cleopatra a Tarso, sulla costa turca.
Cleopatra si presentò su un’imbarcazione dalle vele color porpora, la poppa d’oro e i remi d’argento, vestita come Venere e circondata da amorini.
I due si innamorarono e dalla relazione nacquero due gemelli, ma Marco Antonio dovette lasciarla per partire in guerra.  Tornò dopo 3 anni, per avere le ricchezze d’Egitto; Cleopatra, accettò, ma a sua volta, chiese ed ottenne in cambio le miniere di rame di Cipro, il Sinai ed i campi di grano di tutto il nord Africa.
A questo punto la guerra tra Ottaviano e Marco Antonio si riaccese e si fece più aspra che mai.
Sconfitto ad Anzio, Marco Antonio si rifugiò a palazzo con Cleopatra e si uccise con la sua spada, morendo tra le braccia di lei
La Regina non si arrese. Tentò di sedurre anche Ottaviano. Questi, però, la respinse.
Ormai padrone di Alessandria, temendo che anche Cleopatra potesse tentare il suicidio, come aveva già fato Marco Antonio, Ottaviano fece in modo che ogni oggetto portato alla Regina fosse accuratamente controllato.  Ma un contadino, riuscì a sfuggire al controllo e le fece pervenire un cesto di fichi con dentro nascosto un aspide.
Cleopatra si lasciò mordere e morì prima dell’arrivo di Ottaviano, evitando così l’umiliazione della sconfitta. Il figlio Cesarione fu fatto  uccidere  e degli altri due figli gemelli sparì ogni traccia.