QUEL POMERIGGIO al PARCO

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Uno dei battenti del portone del Sant’Anna, l’ospedale ginecologico della città, si spinse in avanti e la ragazza ne uscì. Con passo veloce discese i tre gradini e si allontanò dietro l’angolo senza voltarsi nemmeno una volta. Era molto giovane: quindici o sedici anni, carina, un po’ pallida e una grande borsa in mano. Una macchina le andò incontro; ne discese una donna.

“Sei già uscita? – la donna le tolse di mano la borsa con gesto premuroso – Arrivare prima è stato impossibile… Ma perché non hai aspettato in sala d’attesa?”

“Non volevo restare un istante di più in quel luogo.”

La ragazza prese posto sul sedile con gesto stanco, poi si lasciò andare sul poggiatesta; l’espressione del volto era un po’ triste.

“Sei pentita?” fece l’altra.

“Pentita?… No!” rispose la ragazza

. “Credevo lo volessi, questo bambino, Luisella. Non ti capisco.”

“Non c’è nulla da capire!” Luisella sistemò con cura quasi meticolosa le cose che le erano servite in clinica; il lembo di una camicia si ostinava ad uscire fuori e lei lo sistemò quasi con stizza. Era visibilmente nervosa.

“Ormai… aspettavamo tutti Ornella.” riprese l’altra.

“Ornella non arriverà mai. Non nascerà più. Non voglio un figlio senza padre. Non più!” “Ma…”

“… e non voglio neanche più parlarne.” Il tono non ammetteva repliche e l’altra tacque.

Estate di dieci anni dopo. Il parco del Valentino era verde e rigoglioso in quella stagione e un’arietta piacevolissima sfiorava il volto della giovane donna. Molti bambini, in bicicletta o dietro palloncini e più in là, ragazzi che giocavano a pallone: le loro grida erano piene di vita. Melodie mozartiane provenivano da altoparlanti collocati sui rami più alti di pini ed abeti collegati ad un apparecchio radio-trasmittente in sintonia con lo zampillio della fontana luminosa. Il carretto del gelataio quasi la sfiorò. Luisella si fermò, guardò l’uomo col camicione bianco, poi ordinò:

“Crema e cioccolato”

L’uomo del carretto riempì un cono, glielo porse e ritirò del denaro. Era un bel cono, invitante e colorato e Luisella fece l’atto di portarlo alle labbra, ma due occhini azzurri, sgranati sul suo gelato, la sorpresero.

“Ehi, piccola. – disse – Vuoi un gelato?”

La bambina non rispose, ma fece un cenno affermativo col capo e Luisella richiamò il gelataio. Era una gran bella bambina davvero. Occhi pungenti e nerissimi, nasino all’insù, espressione birichina e capelli alzati sulla sommità del capo in un nodo spiritoso; il sorriso era irresistibile.

“Come ti chiami?” domandò la donna

. “Desirée. Mi chiamo Desirée.”

“Crema e cioccolato anche per Desirée, capo. – un sorriso stese le labbra della giovane – Per la nostra piccola Desirée.”

La piccola ebbe il suo gelato.

“Grazie.” disse, sollevando lo sguardo in quello di Luisella che si sentì immediatamente presa da uno strano turbamento: conosceva quello sguardo, conosceva quel volto, quei capelli e perfino quella voce. Sentiva qualcosa come un lieve malessere fisico; al contrario, lo spirito pareva trarne un impensato e inspiegabile piacere, come se la piccola sconosciuta fosse in realtà una persona cara che rivedeva dopo lungo, lunghissimo tempo.

“Ti piacciono i bambini?” la sorprese la piccola.

“Certo. Mi piacciono molto.” “Allora mi racconti una favola?”

“Ok! – sorrise la giovane – Sediamoci su quella panchina.”

“No.No! Sediamoci sul prato. Mi piace camminare sull’erba.” Spiegò la piccola mentre leccava golosa il suo gelato.

“Ma guarda – tornò a sorridere Luisella – Anche a me piace camminare sull’erba.”

“Lo so! Ma ora, me la racconti questa favola?”

Sedettero per terra e la piccola appoggiò i gomiti sulle ginocchia della giovane che cominciò:

“C’era una volta una bella bambina di nome Desirée…”

“Si chiamava come me?” la interruppe Desirée.

“Come te! – Luisella le accarezzò i capelli; provava un piacere infinito ciuffi annodati. Non accadeva così nemmeno con i bambini di sua sorella, che pure adorava – Aveva anche i capelli come i tuoi… però…”

“Però!” incalzò la piccola.

“Però, non tutte le ciocche erano docili e tranquille. Ce c’era una particolarmente vivace ed irrequieta che si era stancata di stare sulla testa di Desirée. Un giorno, mentre la piccola era al mare con la mamma, si allontanò dalle compagne e chiese ad un’onda di portarla con sé.”

“Allora? Cosa accadde?” incalzò la bambina.

“L’onda la portò con sé in alto mare, ma dopo un po’, la ciocca cominciò ad annoiarsi e così, montò su un’altra onda e poi un’altra ancora. Attraversò mari ed oceani e ogni volta che passava attraverso uno stretto o un canale, si trovava in un mare con un nome diverso. Le onde si salutavano con un ciao e correvano via scaricandola dall’una all’altra. Un giorno si trovò in un posto tutto bianco, abitato da strani animali in frac. Era tutta gelata e batteva i denti dal freddo. L’onda che l’aveva condotta fin laggiù, le spiegò che quello era il Polo Nord.”

“Oh! – fece Desirée – Che cosa fece, allora, la ciocca ribelle?”

“Chiese all’onda di riportarla indietro.” rispose la giovane con un sorriso.

“E l’onda la riportò indietro?” “No! Le disse: guardami, sto diventando di ghiaccio anch’io, ma… guarda laggiù. Vedo un rompighiaccio. Forse quello potrà aiutarti.”

“Il rompighiaccio l’aiutò?” “Sì! – assentì Luisella, poi riprese – Quando, però, la nave fu in vista del suo caldo mare, la ciocca non vi trovò più Desirèe, ormai tornata a casa dalle vacanze.”

“Ma allora… questa fiaba finisce male?” replicò la bambina.

“Già!” fece Luisella.

“La mia mamma cambiava sempre il finale di una fiaba, se era triste… – la piccola si schiarì la voce – Ora, però, devo andare. La mia mamma mi aspetta. Si è fatto tardi.”

Si alzò; Luisella la imitò, poi le fece una carezza, prima di allontanarsi. La donna non fece che pensare a quell’incontro ed a scavare nella mente per ricordare dove aveva visto ed a chi assomigliava quella bambina. Di ritorno dall’ufficio, il giorno seguente, se la trovò proprio sotto casa che stava ad aspettarla con una grossa margherita in mano.

“Ciao, Luisella.” La salutò la bambina andandole incontro.

“Ciao, Desiréè, ma che cosa ci fai qui?” “Ti stavo aspettando. – sorrise la piccola tendendo il fiore – So che ti piacciono le margherite“Davvero?… E dimmi, come hai fatto a sapere dove abito?”

“Ho trovato questo.” rispose la piccola tendendo un accendino. Luisella lo guardò stupita. Quell’oggetto, che aveva smarrito da settimane e cercato invano dappertutto, era un ricordo del passato.

“Ho letto qui il tuo nome e il numero del tuo cellulare. – la piccola indicò l’incisione sul retro dell’oggetto – L’ho trovato per terra ieri e volevo portartelo subito, ma tu eri già lontana.”

“Sapessi per quanto tempo l’ho cercato. – sospirò Luisella – Forse l’avevo dentro questa borsa e non lo sapevo.” “Te lo ha dato Mario, vero?” “Mario? Come fai a sapere di Mario?” “Me lo hai detto tu ieri.” “Davvero? Sai che non me ne ricordo. – la piccola fece seguire una scrollatina di spalle; la donna continuò – Vieni di sopra? Ti offro una bella fetta di torta.”

“A due colori?” la sorprese ancora la piccola.

“Con cacao?… Certo. Come fai a saperlo?”

“Mi hai detto tu che ti piace la torta a due colori. Non ricordi?

” “Forse.” Entrarono nel portone e raggiunsero l’appartamento di Luisella; qui mangiarono la torta, bevvero cioccolata calda, risero, scherzarono e raccontarono fiabe, poi la piccola disse di dover andare via, ma promise di tornare ancora. Il giorno successivo tornò e il giorno dopo anche e così per tre settimane e più. Insieme andarono a cinema, a mangiare la pizza e il gelato, poi un giorno Desirèè espresse il desiderio di andare al Luna-Park. Il Luna-Park le accolse, il giorno dopo, nell’assolato pomeriggio domenicale, pieno di musica ed allegria. C’erano tanti giochi, tanti premi da vincere, tante emozioni da provare e poi, la foto. Ad ogni freccia di plastica lanciata che toccava l’obiettivo, scattava una foto pronta in pochi secondi. Fu una fotografia bellissima: i loro volti vicini, gioiosi e sorridenti.

“Guarda come ci somigliamo, noi due.” osservò Luisella.

“E’ proprio vero!”

La somiglianza era notevole. Le passeggiate al Valentino, le scorpacciate di torta al cacao, i giganteschi coni di gelato alla crema e cioccolato, i regalini, poi, un giorno, Luisella preparò una sorpresa per la piccola amica e la invitò a casa. Desirèe arrivò con la solita margherita.

“Vieni avanti, tesoro. Ho una sorpresa per te.”

“Ne ho anch’io una per te.” disse la piccola.

“Davvero? Di che cosa si tratta?”

“Prima la tua.”

“Ecco la mia sorpresa.” disse la giovane tendendo una bambola; la piccola ebbe un’esclamazione di sorpresa:

“Oh… ma questa è la mia bambola. E’ Desirèe, la mia bambola. Ha perfino lo stesso vestito.”

“Davvero? – stupì Luisella – Questo vestito è il completino che indossavo il giorno del mio battesimo e questa bambola mi è stata regalata dalla mia mamma il primo giorno di scuola. Lei stessa l’ha cucito… Hai detto che la tua bambola si chiama Desirèe?”

“Come me.” assentì la piccola

. “Anche questa bambola si chiama Desirèe ed adesso ne avrai due… due gemelle. Non sei contenta?”

“Felicissima!” sorrise la piccola

. “E la tua sorpresa?” domandò la giovane.

“Più tardi. – rispose con accento di mistero la bambina – Prima andiamo al parco del Valentino.”

“Certo. Prendi la bambola con te.” Desirèe prese la bambola ed uscirono di casa. Il Valentino le accolse come ogni giorno; cercarono l’ombra di una pianta e sedettero contro il tronco. La bambina appariva taciturna; insolitamente taciturna.

“La tua sorpresa?” chiese Luisella.

“La mia non è una bella sorpresa. – il tono della voce di Desirèe era triste e quasi contrito – Io devo partire e forse non ci vedremo mai più.”

“Ma che dici? – Luisella ebbe come l’impressione di aver ricevuto un pugno in pieno stomaco – Devi partire? E dove vai?… la tua famiglia si trasferisce altrove? Non ti ho mai chiesto della tua famiglia. Non so nulla di te… La tua mamma ti lascia andare in giro da sola…”

“Ma io non sono sola. – la interruppe la piccola – C’è anche la mia mamma, qui al parco.” “Ah, sì? E dov’è?”

“E’ là!”

Desirèe indicò una giovane donna in evidente stato di avanzata gravidanza. Era piuttosto giovane e carina, capelli lunghi e sciolti sulle spalle, occhi scuri.

“La mia mamma ti assomiglia molto.” disse ancora la piccola

. “Davvero? La tua mamma è molto carina. Chiamala. Non deve averti vista.”

“Lei non mi conosce ancora.” la sorprese per l’ennesima volta la piccola.

“Ma che dici?” “Sicuro! Io sono la bambina che porta in grembo e lei sarà la mia mamma. Lei ama molto i bambini e da tanto desidera averne uno e… e io sto per arrivare.” “Desirèe… ma che sciocchezze vai dicendo? – la donna tese una mano per una carezza, mentre una improvvisa inquietudine le afferrava lo spirito – Quante fantasie in questa testolina.”

“Tanto tempo fa io avevo scelto te: anche tu mi volevi. – una pausa; angosciosa soprattutto per Luisella – Avevi preparato anche il corredino: scarpine gialle, abitino bianco… Avevo già perfino un nome: Ornella! Mi piaceva il nome che avevi scelto per me, ora mi chiamerò Silvia…”

“Desirèe…” tentò di interromperla la giovane; l’altra proseguì: “Ho sofferto quando mi hai mandata via. Avevo paura che nessuna mamma mi volesse… poi è arrivata lei. – la piccola indicò la giovane, che stava accarezzando un bimbo – A lei piacciono i bambini.” “Desirèe… stai farneticando.” gemette Luisella.

“Ma non capisci? Io non mi chiamo Desirèe. Desirèe è il nome che hai voluto darmi tu. Desirèe è… è il tuo desiderio di avermi di nuovo. Io sono Ornella… Io ero Ornella… la tua Ornella…”

Un travaglio immane, seguito da un dolore quasi fisico, improvviso ed insopportabile investì la donna in ogni fibra del corpo, come una scarica elettrica. Poi, la sensazione che la terra le mancasse sotto i piedi, lasciando la mente di una lucidità impressionante, quasi che lo spirito godesse della sofferenza del corpo

. “Io sono Ornella – continuava la voce della piccola – e tu hai riconosciuto subito i miei occhi…”

“Oh!” gemette ancora la giovane, ma la piccola, implacabile:

“Non mi hai voluta ed io sono tornata lassù. – continuava – Ora un’altra mamma mi aspetta e io sarò la sua bambina… Devo andare.” e con queste parole le dette le spalle e fece qualche passo. La bambola era rimasta per terra, dove un attimo prima stava seduta lei e la voce supplice di Luisella la seguì
“Aspetta, ti prego. Aspetta… Ornella…

” “Devo andare. – rispose la piccola senza voltarsi; la sua voce era turbata. Così parve a Luisella – Ho imparato a volerti bene in questi giorni, ma… non si può. Non si può tornare indietro.”

“Ornella!” gemette ancora la giovane, ma la sua voce restò inascoltata: DesIrèe era scomparsa.

“Si sente male, signora?” qualcuno le si avvicinò premuroso; Luisella cercò di riprendere il controllo:

“Non é niente. Grazi! Non é niente!” e si allontanò.

tratta  dal libro  “IL FASCINO del MISTERO”  di  Maria Pace

si  può richiedere  scontato e con  dedica  personalizzta  all’   Autrice.

ANTICO EGITTO e SACRA BIBBIA

 

 

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ANTICO EGITTO e SACRA BIBBIA

Da almeno due millenni la Bibbia è il Libro Sacro per eccellenza. Vi si narrano le vicende storiche e il percorso religioso del popolo ebraico: gli Ibrihim, (figli di Abramo).
Tutto ha inizio, dunque, con la figura del grande Patriarca: non ebreo, ma fondatore dell’Ebraismo e del popolo ebraico. Egli era, infatti, babilonese (irakeno, diremmo oggi) originario di Ur dei Caldei.

I testi biblici non sempre corrispondono con le testimonianze archeologiche egizie, ma è innegabile il legame fra le due culture.

Il nome Israele comparve per la prima volta nelle vicende storiche dell’Antico Egitto, intorno al 1.250 circa a. C. (le date, però, sono spesso controverse) su una stele rinvenuta a Tebe, in cui il faraone Meremptha, figlio del più celebre Ramesse II, (XX Dinastia) cita le popolazioni e le città assoggettate in una delle sue campagne militari.

Facendo un po’ di conti, il più grande Patriarca della storia, Abramo, dev’essere vissuto un paio di secoli prima. (sempre tenendo conto della controversia delle date, che alcuni studiosi anticipano di altri due secoli) e cioè, ai tempi del faraone Thutmosis III, (XVIII Dinastia).
Proprio in questa epoca, Maria PACE, autrice del libro “AGAR”, colloca le vicende narrate nel suo ultimo lavoro.

L’egiziana AGAR, protagonista principale di questa storia, è la Sposa Secondaria di Abramo, madre di Ismaele, fondatore del popolo Ismaelita.

Israele, l’altro figlio del Patriarca, meglio conosciuto con il nome di Isacco , fu, invece, il fondatore del popolo israelita, cui dette il nome.

Per chi volesse approfondire le vicende che portarono alla formazione di questi due grandi popoli ( e conseguentemente alle moderne credenze religiose) può richiedere il libro:
” A G A R” di Maria Maria Pace
potete richiederlo con DEDICA PERSONALIZZATA direttamente all’autrice oppure su AMAZON

“AL MUSEO” di Maria Pace

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Isabella sedette sul letto e cominciò la lettura dei fogli di Hammad.

Il Libro per uscire alla Vita.

Così Hammad aveva intitolato quella raccolta di formule magiche che avrebbero permesso al Ka della principessa di penetrare nella luce dell’immortalità.

“Santo Cielo! – pensò sottovoce, visibilmente emozionata, sollevando il capo dal foglio – Questo è il Libro dei Morti della principessa Nefer.”

Riprese la lettura partendo dal capitolo introduttivo.

“Gli Scritti delle Parole Divine che sono il Libro di Thot, da pronunciarsi il giorno del funerale, giungendo alla tomba e prima di andar via…”

Isabella fece seguire ancora una pausa, poi cominciò a recitare:

   “O Usir, Toro degli Amenti

Io sono il Dio Grande della Barca Divina  che ha combattuto per te

Io sono Uno degli Dei

Io sono i Giudici che operano…”

Mentre recitava, simile ad un’antica sacerdotessa di una qualche perduta Divinità della Vita, la ragazza metteva enfasi e passione nelle parole e nei gesti; dosava parole e tempi con sapienza e accuratezza e vestiva di mistero e teatralità quelle parole arcane.

S’interruppe nuovamente e sollevò il capo, come folgorata da un improvviso pensiero.

“E’ così che il cherywebb, Sacerdote Lettore, – pensò a voce alta – avrà recitato queste formule davanti alla tomba della principessa Nefer il giorno del funerale?… E’ questa l’intonazione giusta? Solo se pronunciate con la giusta voce, le formule avrebbero difeso il defunto dalla disgregazione e dall’attacco di entità nemiche… Solo una vibrazione corretta della voce avrebbe procurato un giusto impiego della formula… Osor! – il volto della ragazza si distese in un sorriso dolcissimo – Ci saranno state formule per richiamare anche lui? Osor, il Guardiano a difesa della tomba di Nefer… Lei… lei poteva chiamarlo alla vita con delle formule magiche?… E se davvero ci fosse, tra queste, la formula per richiamare Osor alla vita?”

Febbrilmente si pose alla ricerca di un indizio, una parola, una frase indicativa e infine si fermò davanti ad un titolo:

Formula per uscire dalla rete.”

Si trattava di un testo quasi incomprensibile, estremamente corrotto e con parole sconnesse. Lo stesso, la ragazza cominciò a recitare:

“Io sorgo nell’ora di vivere con le interiora degli Dei

Io conosco il ramo che gli appartiene: è il dito di Sokar

Conosco il palo: è l la gamba di Nemu.

Conosco la punta: è la mano di Isis…”

Isabella ebbe un gran sospiro.

“Uhhhhhh!… chissà cosa vorranno dire   queste parole… Chissà se avranno un senso… un significato. Mah! Domani… continuerò a leggere domani. Ho proprio sonno e mi si chiudono gli occhi.”  con uno sbadiglio raccolse i fogli e si preparò per la notte. Indossò un leggero pigiama e si infilò tra le lenzuola; un ritornello, però, continuava a martellarle nella mente e sulle labbra:

“… io sorgo nell’ora di vivere insorgo nell’ora di vivere

con le interiora degli Dei…”

Chiuse gli occhi, ma continuò a bisbigliare:

“Io sorgo nell’ora di vivere… io sorgo…”

Simili ad anelli di fumo di incenso, le magiche parole parevano materializzarsi, appena lasciate le labbra della ragazza; parevano alzarsi e restare in sospensione nell’aria, per poi dilatarsi… più… sempre più… come una nuvola invisibile.

“Io sorgo… io sorgo nell’ora di vivere…”

Parvero allungarsi, infine ed allargarsi; muoversi come onde magnetiche, come energia misteriosa ed inarrestabile… Tutta la stanza ne fu satura e… ancora di più: l’essenza lasciò la stanza e fluì oltre la finestra aperta sulla città. Ogni terrazzo, ogni vetta, ogni   pinnacolo ne fu lambito; palazzi, moschee, musei ne furono investiti… arrivò al Museo delle Antichità. Qui, penetrò l’oscurità delle sale, raggiunse e sfiorò statue e mummie, naos e sarcofagi, ed infine avvolse la statua del Guardiano della tomba della principessa Nefer.

             “Io sorgo nell’ora di vivere…”

Gli occhi di Osor, il simulacro di legno, di colpo si spalancarono. Nel suo sguardo di psta vitrea comparve un lampo: di vita e consapevolezza di esistere. Il legno che imprigionava la forza vita era sempre intorno a lui, come uno scudo protettivo ed incorruttibile, ma la giusta voce era tornata ad attraversarlo per richiamarlo alla vita e lui, magica creatura, era pronto a rispondere al comando contenuto nella formula del Risveglio alla Vita.

“Mia dolce signora, Divina Nefer, sei tu che mi chiami?” le sue labbra si mossero, ma le parole rimasero ancora dentro di lui, prigioniere del legno. Non ebbe alcuna risposta, ma il comando si ripeté, perentorio ed imperioso, dentro di lui. Gli ordinava di liberarsi del legno che lo tratteneva… gli ordinava di sorgere alla vita e di vivere

“Io sorgo nell’ora di vivere.”

Il petto gli si allargò in un profondo respiro cui seguirono echi prolungate di scricchiolii di legno,   poi la voce lasciò la materia inerte e uscì fuori:

         “Io sorgo nell’ora di vivere…”

Seguì un secondo, prolungato respiro: l’incantesimo che lo teneva prigioniero nel legno, infine, s’era rotto.

“Io vivo, mia dolce signora… io vengo… io vengo…” disse, con quella sua voce gutturale e cavernosa che pareva provenire da profondità abissali.

La materia inerte e dura si ammorbidì; ogni atomo, ogni molecola del legno vibrò di vita.  La prodigiosa creatura si erse su tutta la persona, si sgranchì le membra e distese i muscoli ancora appesantiti e tesi: quella magica aureola luminosa che guizzava intorno alla sua figura, come lingue di fuoco, andò lentamente impallidendo. Le proporzioni del fisico erano straordinarie e l’aspetto terribile: alto quasi due metri, erano due metri di potenti muscoli armoniosamente distribuiti e guizzanti sotto una pelle bruno dorata.

Pareva un Titano.

I fianchi erano stretti in un gonnellino di pelle e un cordino della stessa pelle gli tratteneva la folta, scura capigliatura; il volto era di una bellezza straordinaria. Si chinò sul sarcofago della principessa Nefer.

“Mi hai chiamato, mia signora?”

Ma il richiamo non veniva da quella bara ed egli si voltò e le dette le spalle.

“Vengo… vengo, mia signora.” ripeté ed a lunghi passi attraversò la galleria immersa nel buio e si diresse verso l’uscita.

(continua)

 brano tratto da  “OSORKON” di  Maria Pace

si richiedere direttamente a   mariapace2010@gmail.com

 

I libri di Maria PACE – “OSORKON”

“OSORKON” mini-saga  storica con una pennellata di fantasy

“OSORKON – Il Guardiano della Soglia”  volume primo

“OSORKON – Ilcollare di Thut-ank -Ammon”  volume secondo

BookCoverPreview (6) - CopiaSiamo nell’Antico Egitto – Epoca XIX Dinastia Regna il faraone Meremptha, figlio di Ramseth II Nefer, ultimogenita del Faraone e Isabella, sorella dell’archeologo Alessandro, comunicano telepaticamente grazie al misterioso intervento di OSORKON, la statua che i sacerdoti egizi hanno messo a guardia della tomba della principessa. Le due ragazze si scambiano notizie sull’epoca in cui vivono: storia, miti, riti, scoperte, usanze, misteri, segreti… Le loro storie si intersecano fino a… al lettore il piacere di fare scoperte e di emozionarsi attraverso le avventure vissute dalle protagoniste e dai tantissimi personaggi che le accompagnano.

 


 

BookCoverPreview (7) - CopiaAntico Egitto – Epoca XIX Dinastia Nefer, ultimogenita del faraone Meremptha e Isabella, sorella dell’archeologo Alessandro Scanu, comunicano telepaticamente attraverso una prodigiosa creatura, frutto delle avanzate conscenze degli antichi sacerdoti egizi: il Guardiano della Soglia, posto a protezione della tomba della principessa morta a soli sedici anni Le due ragazze, che oltre al nome hanno in comune anche il carattere e l’aspetto fisico, si scambiano notizie, curiosità, fatti ed aneddoti riguardanti l’epoca in cui vivono; in tal modo, Isabella viene a conoscenza di alcuni dei “misteri” che circondano lo straordinario popolo egizio. Si muovono in uno scenario del passato incantevole e suggestivo, numerosi personaggi: Osorkon, misterioso sacerdote di Bes, Sekenze, principe della necropoli, Thotmosis, fratello amatissimo di Nefer, Akheren, studente di Ptha, Enen, malvagio figlio del Gran Visir e altri ancora… Antiche avventure che si intrecciano con moderne avventure: l’archeologo Alessandro e la scoperta della tomba della principessa, Mister Smith e il traffico di reperti archeologici, Abdel il Rosso e la banda di tombaroli, il giovane Alì, studente di Architettura con la passione per l’archeologia… Storia e fantasy in un suggestivo viaggio tra il reale e il meraviglioso, il presente e il passato lungo le rive del Nilo e le dune del deserto.

I libri di Maria Pace – “A G A R”

AGAR  di  Maria PACE   –   romanzo storico-biblico        

 

2b1f2-download2b1Agar nasce a Tebe, durante il regno di Thutmosis III, da una Sposa Secondaria del Sovrano. Cresce fra gli agi della corte e la reclusione del gineceo reale, mal sopportando il ruolo impostole dal destino e dalla tradizione maschile. La sua storia personale si intreccia con le vicende di alcuni Faraoni, come Thutmosis III, suo figlio Amenopeth II, la Regina-Faraone Huthsepst. Testarda e ribelle, raggiunge la maggiore età, evento che coincide sempre con un matrimonio combinato. Per Agar, però, lo sposo non è un uomo comune: il suo nome è Abramo e viene dalla terra di Ur dei Caldei. La vita che l’aspetta è assai diversa da quella condotta a Tebe. Un lungo viaggio la porterà a Mambre, dove incontrerà nuove genti e intreccerà nuovi rapporti e dove conoscerà speranze e delusioni. Alla fine, però, scoprirà il vero ruolo della sua vita.

 

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Agar was born in Thebes during the reign of Thutmose III. She grew up among the luxuries of the court and the imprisonment of a grieving harem, a role imposed by tradition. Her childhood was intertwined with the story of an extraordinary country. Stubborn and rebellious, she reached the age of maturity, an event that coincided with her arranged marriage with Abraham from Ur of the Chaldeans. The life that awaits her was very different from the conduct at Thebes. Her long journey to Mamre was lined with hopes and disappointments. At the end, she discovered the true meaning of her life. Maria Pace lives in Turin, where she is a Researcher of Ancient Ethnic Groups. She has been fascinated by ancient cultures since childhood and this passion has continued all her life. Her literary output, aimed primarily at children and young people, has progressively addressed a broader type of player, that is, a lover of historical literary genre, historical and environmental fantasy. Maria Pace has also written several blogs about cultural sites.

 

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I Libri di Maria PACE – “DJOSER”

Mini saga storica con una pennellata di fantastico,  ambientata nell’Antico Egitto all’epoca della costruzione della piramide di Kefren

“DJOSER e lo Scettro di Anubi”  volume I°

“DJOSER e i Libri di Thot” volume II°

DJOSER e Lo Scettro di Anubi

ANTICO EGITTO: storia, tradizione e fantasy.

Siamo in Egitto- IV Dinastia.

Djoser, un ragazzo di sedici anni, allievo del Tempio di Ptha, Patrono delle Arti e degli Architetti, lavora al cantiere della Piramide del faraone Khafra (meglio conosciuto con il nome Kefren).

Abbandonato ancora bambino sulle rive del Nilo, viene accolto ed allevato da Pthahotep, architetto di Ptha, e da sua moglie Nsitaten.

Anubi, la più inquietante delle Divinità egizie, lo pone sotto la sua protezione, facendo di lui una “creatura” diversa dagli altri mortali: gli permette perfino un viaggio attraverso le insidiose vie della Duat, l’Oltretomba egizia, lungo Labirinti, Foreste del Tempo, Pehu e Kherty (Paludi e Caverne), frequentati da Demoni, Spiriti malvagi, Geni Protettori ed Anime defunte.

La storia del ragazzo si intreccia con le vicende di un popolo unico e straordinario: scene di vita quotidiana, tecniche di costruzione di enormi strutture architettoniche, rivalità tra caste sacerdotali, intrighi di corte…

Si affacciano su questi scenari, lungo le rive di un fiume brulicante di vita, personaggi come Mosè il Ratto, piccola e simpatica canaglia, cresciuto per strada grande e con un passato pieno di misteri; Osorkon di Tanis, ufficiale di Sua Maestà, arrivato dal Delta con l’inseparabile falco e grande amico di Djoser; il principe Thaose, nipote idealista ed anticonformista del Faraone, sacerdote di Ptha, perseguitato dai preti di Ra e trascinato in una (la prima, nella Storia) guerra religiosa. C’è anche la dolce e bella principessa Nefer, ultimogenita del Faraone, verso cui il ragazzo è irresistibilmente attratto… ricambiato.

Non mancano personaggi come Hetpher, Djeda o Kabaef, “grandi di magia” che, con geloso accanimento, detengono il potere del “Sapere e della Conoscenza” e non sono per nulla disposti a dividerlo con altri.

Tutti loro condurranno il lettore attraverso un percorso di magico splendore e misteriosi rituali: lo presenteranno alla corte del Faraone, lo trascineranno lungo i sotterranei di Templi, Sfingi e Piramidi per mostrare loro i segreti nascosti, lo inviteranno a salire sulla Barca Reale del Faraone in corteo sul Nilo, ma anche sulla Barca Solare di Ra in transito nel cielo notturno. Prenderanno per mano il lettore e lo spingeranno nel caos di un mercato faraonico e poi lo faranno sedere a riposare, alle fiamme di un bivacco… il tutto, però, attraverso una rigorosa ricostruzione storica.

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“DJOSER  e i Libri di Thot”                         1902016_620240371365050_55841248_n

Continua il “viaggio” di Djoser, allievo del Tempio di Ptha,

a Memfi, attraverso il percorso della “Conoscenza” che svela segreti e misteri.

E’ la “Conoscenza” racchiusa nei “Rotoli della Sapienza”, anche detti “Libri di Thot”, per redigere i quali, gli Antichi Saggi avevano utilizzato simboli che raggiungessero l’Animo e svegliassero le facoltà superiori della Coscienza. Non attraverso la parola, che restava incomprensibile, ma per mezzo di simboli ed indizi nascosti, ma illuminanti per chi avesse saputo leggere fra le righe.

Thot in persona, il Signore della Scrittura e della Sapienza, aveva guidato la loro mano.

In quei Libri Sacri, che costituiscono il collegamento tra l’umano e il divino, sono svelati i Misteri della Divina Nut, Signora del Cielo, che Thot nascose nel grembo di Geb, Signore della Terra.  

Misteri segretamente e gelosamente custoditi perché pericolosi per l’umanità, ma utili, se scoperti da creature capaci di “comprendere, custodire e operare”.

In quei Rotoli Sacri vi é tracciato il percorso segreto attraverso cui Atum-il-Creatore consente alla sua creatura prediletta di farsi simile a Lui, ma quei rotoli sono scomparsi insieme all’ultimo Saggio che li ha avuti in custodia e con essi è scomparso anche l’Aptet, la chiave di interpretazione per raggiungere la “Conoscenza”.

Djoser, figlio di Pthahotep, architetto di Ptha, ma anche figlio di Bafra, principe di sangue reale, possiede la “Conoscenza” necessaria e suo compito è porsi sulle loro tracce, ostacolato da chi, provvisto di grandi poteri, come Kabaef, il “grande-di-magia”, vuole entrarne in possesso per i suoi fini delittuosi.

Il compito di Djoser non sarà facile.

Ma Anubi, la più inquietante delle Divinità egizie, che lo ha posto sotto la sua protezione facendo di lui una creatura speciale, lo sosterrà nell’affrontare i propri Demoni ma anche i Demoni e gli Spiriti Malvagi della Duat, il Mondo-di-Sotto, che il ragazzo è   deciso a ripercorrere per la salvezza propria e dell’umanità.

Si possono richiedere i libri direttamente all’autrice   mariapace2010@gmail.com   oppure

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I Libri di Maria Pace – DUNE ROSSE

“DUNE ROSSE – Il Rais dei Kinda”  volume I°     BookCoverPreview

Il forte interesse e la grande ammirazione verso tutto ciò che era Orientale, creò nel XIX° secolo uno dei capitoli più complessi della storia intellettuale europea. Si trattò di un fenomeno assai diffuso a causa dello spiccato interesse per tutto quanto fosse orientale e per alcune caratteristiche in particolare: l’arte, la falconeria, i divertimenti (soprattutto danza del ventre).

Si giunse perfino a deporre l’abito europeo per preferire quello orientale. Molte personalità lo fecero: il pittore David, l’archeologo Belzoni, l’avventuriero Laurence d’Arabia, per citarne solo alcuni.

Si trascurarono, però, alcuni degli aspetti fondamentali di quella cultura; a volte si finì anche per ironizzarne.

Mancò spesso il rispetto per una cultura considerata piuttosto folkloristica e quel che è peggio, si trascurò la condizione assai precaria che la donna ricopriva in quella società.

Ossessione per una terra ed una cultura che, in fondo, non si conosceva  affatto, ma che spinse tanti europei a travestirsi da arabi…

Nelle vicende narrate in questa che è una saga tribale,  non si incontreranno solo figure storiche realmente esistite, ma anche personaggi partoriti dalla fantasia, perché il tema  é:

AMORE e PASSIONE – AVVENTURA e AZIONE – STORIA  e MITO – FANTASIA e MISTERO


“DUNE ROSSE  –  Fiame sul deserto”  volume II

BookCoverPreview (2)

Che sapore hanno l’amore e la passione?… il sangue e l’odio? Nel posto più straordinario, affascinante e inospitale del nostro pianeta, i sentimenti non sono gli stessi che in altre latitudini… qui il sangue scorre nelle vene come liquido fuoco vivo.

Amore e passione, guerre tribali, razzie, intrighi e misteri,  azione, avventura, fantasia, qui, hanno spazi infiniti… Storia e consuetudini.

Uno struggente sentimento lega Rashid, il Rais più temuto d’Arabia,  alla principessa Jasmine, ma il suo tutore, il sultano-usurpatore di Doha la promette in sposa ad un uomo dal torbido e misterioso passato. Jasmine, cui è stato fatto credere che l’uomo che ama è responsabile del massacro della sua gente, fugge attraverso il deserto, adottando un travestimento che la rende irriconoscibile.

 

Si inserisce in queste vicende, la tenera e tormentata storia d’amore dello sceicco Harith per la bellissima Letizia  e l’amore proibito di sir Richard lord inglese, per l’indiana Zaira


“DUNE ROSSE  –  Nella tana del cobra”  volume III°      BookCoverImage

Che sapore hanno l’amore e la passione?… il sangue e l’odio? Nel posto più straordinario, affascinante e inospitale del nostro pianeta, i sentimenti non sono gli stessi che in altre latitudini… qui il sangue scorre nelle vene come liquido fuoco vivo. Amori e passioni, guerre tribali, razzie, intrighi e misteri, sanguinarie sette segrete, avventura e fantasia, qui, hanno spazi infiniti…

Si possono  richiedere  ad AMAZON oppure direttamente  a   mariapace@gmail.com