“RE e carte da gioco”… lo sapevate?

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Lo sapevate che…

Certo che lo sapete,ma, per chi l’avesse dimenticato, le figuredei RE delle   CartedaGioco,  ricordano davvero figure di Re veramente esistiti… Vediamo un po’ più da vicino queste figure:

  • RE  di  PICCHE    –     rappresenta DAVIDE
  • RE  di  FIORI       –     rappresenta ALESSANDRO MAGNO
  • RE  di CUORI      –     rappresenta  CARLO  MAGNO
  • RE  di  QUADRI  –     rappresenta  GIULIO CESARE

 

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Le statue equestri… e il loro linguaggio.

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Quante volte ci siamo soffermati a guardare una statua equestre… ad osservarne i particolari…  le zampe, ad esempio… La posizione  delle zampe ha un significato ben preciso, Vediamo quale.

  • Le due zampe anteriori alzate:  significa che il cavaliere è morto combattendo.
  • Una sola delle due zampe è alzata: vuol dire che  il cavaliere è morto per ferite riportate sul campo di battaglia.
  • Se tutte e quattro le zampe sono appoggiate al piedistallo:  significa che il cavaliere è morto per cause naturali.

O.K. da dove arriva questa sigla?

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Quante volte ripetiamo O.K. nel corso della nostra giornata e delle nostre conversazioni? On continuazione… ma conosciamo la sua origine. Per chi non lo sapesse!

Questa espressione si fa risalire  alla Guerra di Secessione in America.

Alla fine di ogni battaglia, si annotava in un taccuino  il numero dei caduti. Così, ad esempio: oggi  12 Killed.  Quando alla fine di una battaglia non si registravano morti, si scriveva O Killed…  da cui O.K. ossia: tutto bene, non ci sono morti.

 

“Colpo di fulmine” da dove arriva questo termine?

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Da arriva il termine “COLPO di FULMINE?”

Perché diciamo “colpo di fulmine” in caso di innamoramento rapido e appassionato? E’ una frase da ricondurre alla mitologia nordica della quale facevano parte due stirpi: i Giganti e gli Asi, o Divinità, nemici giurati.
Farbouti, un Gigante, un giorno incontrò Lanfey, della stirpe degli Asi e se ne innamorò a prima vista. Per possederla, non potendola avvicinare, le scagliò contro un fulmine che la mise incinta…
Da qui il termine “colpo di fulmine”

Lo sapevate che… da dove arriva il termine eroe?

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Durante l’età del matriarcato, il Re Sacro,  Paredro della Regina, alla fine del tempo concessogli dalla consuetudine, veniva sacrificato alla dea Era, il cui nome significa Signora,  da Herwa,  ossia  Protettrice.

Il corpo del Re Sacro, il cui sangue veniva sparso sui prati per renderli fecondi,  riposava sotto terra, ma la sua anima cavalcava il Vento-del-Nord, in viaggio per il Paradiso.

Il linguaggio della NATURA – I FUNGHI

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Una prelibatezza, questi meravigliosi “frutti di bosco”, conosciuti ed apprezzati fin dall’antichità.    Le prime testimonianze sulla raccolta e il consumo dei funghi risalgono alla Preistoria, quando, però, il loro impiego non era solo alimentare.  Per via delle proprietà curative, ma anche  per quelle allucinogene,  i funghi venivano utilizzati soprattutto come medicamento e come strumento nei rituali magici.

La prima testimonianza documentata del suo consumo alimentare, in realtà, risale al 2000  a.C. ed alla civiltà mesopotamica, i cui Sovrani, pare, ne fossero assai golosi, ma erano apprezzati anche in Cina, dove erano erano chiamati “Cibo degli Dei” ed in Egitto, dove avevano un posto d’onore  sulle tavole. Così anche sulla tavola dei Greci prima e dei Romani poi, presso cui questo frutto meraviglioso, era diventato “simbolo di vita”.  Pausania, scrittore greco, racconta, infatti che l’eroe  Perseo, dopo essersi dissetato con l’acqua raccolta nel cappello di un fungo, decise di fondare la potente città di Micene. A classifiicarli e descriverne per primo le caratterisiche, pare sia stato Teofrasto, un discepolo di Aristotele.

I Romani apprezzavano così tanto questo frutto, da dargli il nome di “Amanita caesarea”, un cibo, dunque,  degno di un Cesare. Avevano perfino dei “raccoglitori” espertissimi e fidatissimi;  di sicuro, i primi raccoglitori devono aver fatto delle spiacevoli esperienze prima di stabilire  quali fossero i funghi “buoni” e quali,  quelli “cattivi”.  Apprezzato dai buongustai, ed esaltato da poeti e scrittori, come Giovenale, Plutarco, Apicio o Plinio il Vecchio, nella sua opera “Naturalis Historia”, questa meraviglia della natura cominciò a coprirsi di miti e leggende.

Fu proprio in questa epoca, infatti,  che i funghi,  da simbolo di vita, presero pian piano a diventare simbolo di morte, complici anche tutte le nefaste esperienze di avvelenamento con tutte quelle specie  velenose.  Famoso, il piatto servito da Agrippina al marito, l’imperatore Claudio, a base di funghi. Funghi velenosi naturalmente .

Risalgono proprio  all’epoca,  e si sono tramandate fino ad oggi, fantastiche e improbabili interpretazioni sulla loro origine,  a causa delle loro proprietà e soprattutto  della loro tossicità: origine diabolica, si diceva, oppure divina.

Per una classificazione più scientifica bisogna aspettare  il XVI secolo e per sfatare l’alone negativo di miti e leggende creatosi intorno a questo meraviglioso e gustosissimo frutto della natura, dovranno passare altri secoli ancora.

Nel Medio Evo, nonostante il grande utilizzo della cacciagione. i funghi erano largamente consumati sulle tavole dei nobili,  ma, grazie anche alle conoscenze acquisite ed alle ricette preparate nei conventi,  il suo uso divenne sempre più popolare. Così popolare e così comune come peccato di gola e prodotto afrodisiaco, da  indurre il Santo Uffizio a proibirne il consumo, perché distoglieva il fedele dall’idea della penitenza.

Dopo il Medioevo,  ritroviamo i funghi in tutti i grandi pranzi delle corti europee, soprattutto sulla tavola di  Re Sole; sempre presente anche nelle grandi cene di rappresentanza di  madame Pompadour, come, più tardi, in quelle  galanti della  spia più famosa  al mondo,  la  danzatrice Mata Hari.

Un prodotto ricercato, dunque,  chetroviamo su tavole insospettabili, come quella  di un grande della  musica italiana, Gioacchino Rossini, il quale definì il tartufo: “Il Mozart dei funghi”;  in verità, troviamo perfino nel menu del pranzo servito a Vienna alla fine del  Congresso del 1815.

Questi fantastici frutti di bosco, si sa,  nascono spontaneamente ovunque. Ciò, però, non significa che  siano da tutti apprezzati: in America,ad esempio, i funghi coltivati sono preferiti a quelli freschi, mentre in Russia e in  Estremo Oriente,  il consumo è davvero assai ridotto; in Inghilterra, infine, i funghi freschi sono quasi ignorati, sostituiti fa quelli coltivati.  Da qui, l’abitudine di coltivarli, sia pur con molte difficoltà. Ultimamente, però, è nata l’abitudine di surgelare i funghi spontanei, benché, sapore e gusto  finiscano per  risentirne.

Tanti i perché senza risposta, riguardo questa meraviglia della natura. Ad esempio,  un ottimo e commestibile fungo spontaneo delle Alpi, può essere velenoso  se cresce sugli Urali; e ancora: uno stesso fungo può assumere forma e sapore diverso, a seconda del posto, dell’altitudine e dell’humus in cui cresce. E tanti altri interrogativi ancor.

Nello studio di questi strani organismi si è sempre occupati più delle loro proprietà terapeutiche,  che della vita e crescita. Bisognerà attendere l’800  e la nascita di una moderna ricerca scientifica  per scoprire molti dei misteri che li circondavano e giungere ad una sicura classificazione.

Purtroppo, nonostante tali progressi e l’esistenza di ottimi libri scientifici, molte sono ancora le persone che continuano  a dare credito alle antiche dicerie… dicerie risalenti addirittura ad epoca romana, con le conseguenze che possiamo immaginare.

 

 

 

 

 

IL LINGUAGGIO della NATURA – I FIORI

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Donare dei fiori, affidando loro una emozione da comunicare,  è un gesto  semplice, ma significativo che risale fin all’antichità.  Florigrafia è il nome dato al linguaggio dei fiori.

Ogni fiore ha un proprio significato, legato al colore, al  profumo, alla forma e il dono di ognuno di esso è accompagnato da una sensazione… da una emozione: l’amore, l’amicizia,  il ringraziamento… ma anche la gelosia, l’indifferenza,  ecc…

LA ROSA

La rosa è un fiore antico, da sempre amato edesaltato; dall’alto Medioevo in poi, assurse  a simbolo di bellezza ed integrità di sentimenti.   Nella mitologia  romana, la rosa era il fiore sacro a Venere, dea dell’amore e della bellezza, e veniva considerata come il fiore degli amanti. Fiore per antonomasia,  la rosa  è  il capolavoro della natura. L’aspetto e  il  profumo, alludono alla femminilità: allo stato di bocciolo simboleggia la castità, mentre  aperta  e rigogliosa, è simbolo della bellezza assoluta della gioventù.  La Rosa è soprattutto il fiore dell’Amore, l ’unico in grado di esprimere un sentimento sincero, profondo e, soprattutto, appassionato   ed è il fiore più donato, ma  il suo linguaggio è pieno di sfumature: il messaggio può cambiare in base al colore, ma anche al numero. Le Rose Rosse implicano  l’amore  intenso e profondo,  le Rose Rosa, invece,  sono indicate per esprimere un  amore romantico, mentre il colore Arancio,  comunica  il desiderio d’amore.  Giallo  è  il colore  della gelosia e la  Rosa Bianca  suggerisce il candore della virtù e della castità. Rosa Muschiata, infine  é l’omaggio alla bellezza in sè.

L’ORCHIDEA

Fiore  di straordinaria  armonia, per la particolare  forma e bellezza, l’Orchidea è assurta a simbolo di  forte sensualità. Adatto, perciò,  a donne sensuali e dal fascino misterioso. Fiore dalle origini mitiche, l’orchidea  è legata al mito di Orchide. Un’antica leggenda greca  racconta di un fanciullo bellissimo, di nome Orchide,  il quale, pur essendo maschio, era dotato di attributi femminili. Diverso ed ambiguo anche nei comportamenti, era evitato sia da femmine che da maschi. Disperato per questa sua condizione,  un giorno si gettò da una rupe e  nel posto dove precipitò e morì, spuntarono  fiori dall’aspetto bellissimo e sensuale. Donare orchidee significa esprimere un sentimento profondo e sincero.

LA GARDENIA

E’ il fiore dell’amicizia e della simpatia. Regalare questo fiore  è un segno di grande disponibilità  nei confronti degli altri,  basato  sul rispetto e  la stima reciproca e caratterizzato da una forte carica emotiva. Essendo anche  simbolo di sincerità, questo delizioso fiore,  donato a chi  non possiede questa qualità, dovrebbe spingerlo a qualche riflessione.
In alcuni Paesi la Gardenia,però,  ha significato della bellezza che svanisce, a causa, forse, dell’apetto dimesso che assume quando appassisce. Ciò nonostante, era il fiore  che, nell’ Ottocento,  nobili ed aristocratici amavano esibire, appuntato  all’occhiello, e donare alle loro amanti, che lo portavano sui vestiti per recarsi a teatro.

IL GAROFANO

E’ il fiore simbolo della fiducia e della fedeltà  in amore. Amore reciproco e corrisposto. e con qualche sfumatura, soprattutto riguardante il colore.  Il  rosso indica  l’amore  passionale,  mentre  il colore bianco suggerisce  un  amore fedele, ma tranquillo. Fiore dalle origini antiche, il garofano è legato a diversi miti. Una leggenda narra  di un giovane pastore innamorato, ma  senza speranze, nientemeno che di Diana, Dea cacciatrice,  da cui fu prima sedotto e poi  abbandonato. Dalle copiose lacrime versate, mentre si  lasciava morire d’amore,  narra la leggenda, spuntarono  bellissimi fiori, coloratissimi e profumati. Anche nella tradizione cristiana  una leggenda narra che dalle lacrime di Maria addolorata ai piedi della croce del Cristo nacquero dei garofani.

LA VIOLA

Fiore umile e modesto, assai apprezzato, però, per  la sua bellezza, il colore intenso e il delicato profumo, la viola è  considerata il fiore degli innamorati non ancora dichiarati. Fiore perfetto, dunque, da donare alla persona oggetto del proprio desiderio. Si dice che a bene osservare  tra i delicati poetali della viola,  è possibile scorgere il volto della persona amata.

Fin dall’antichità e presso varie culture,  vi è l’uso di  aggiungere alle  bevande  estratti di viola  per  renderle delicate e più gradevoli.

 

IL TULIPANO

Proveniente da terre orientali, il Tulipano è smpre stato un fiore amato ed apprezzato per  la forma e la grande varietà di colori. Come la Primula, ilTulipamo è tra i primi fiori a sbocciare con l’anno nuovo, quando la neve non è ancora scomparsa, per cui viene accolto come simbolo di rinascita e vita eterna,  ricchezza e potere. Nell’antichità la sua prima  fioritura, soprattutto in Oriente, era accolta con grandi feste.  A questo splendido fiore possono essere affidati numerosi messaggi, legati soprattutto alla sua colorazione.. Bianchi devono essere i tulipani per chiedere perdono,  gialli, invece,  per  inviare un saluto di amicizia;  se si vuole omaggiare la bellezza , soprattutto quella degli occhi, inviare un  bel bouquet di tulipani variegati, è il miglior messaggio. Nel contesto amoroso, la tonalità rosa è la più indicata per  esprimere un  amore appena nato, quella rossa, invece, per dichiarare un amore intenso e profondo e perfetto. Simbologia nata da una antica leggenda che narra di una regina e del suo amante fedele che, alla falsa notizia della morte dell’amata si uccise; da ogni goccia del suo sangue che cadde al suolo, nacque un tulipano rosso. Nel mondo  occidentale  invece,  il tulipano non è simbolo di amore fedele, ma proprio il contrario: amore inconstante.

LA CAMELIA

Fiori dai molteplici simboli: di fedeltà eterna fra innamorati e di buona fortuna verso amici e persone care, ma anche di buon augurio nel campo delle arti.  Alcune persone  attribuiscono  a questo fiore un significato di freddezza e distacco, in realtà, poche piante possiedono una bellezza così perfetta. Si dice che la rosa, fiore  amato ed  ammirato in ogni parte parti del mondo,  fiorisce e sorride quando tutta la natura sorride. Non  la camelia. Questo straordinario fiore  fiorisce  e sorride quando la Natura è ancora triste e coperta dal manto invernale, perché essa fiorisce  con la caduta delle ultime foglie d’autunno  e lo spuntare delle prime gemme primaverili.

IL CICLAMINO

E’ uno dei fiori più frequentemente regalati e forse ben pochi sanno che è il fiore più indicato per esprimere diffidenza. Bello e dai petali allegri e coloratissimi, sembra proprio il fiore perfetto da regalare, eppure, fin dall antichità, gli sono stati attribuiti  significati a volte  anche  contraddittori.  E’ un fiore tra i più generosi e facili da coltivare ma, al contempo, bellissimo e velenoso. Ambiguo, dunque. Pericoloso per il veleno contenuto nel suo  tubero, ma utile, quello stesso veleno,  come antidoto contro i morsi di serpenti. Regalarlo, però è un omaggio alla sincerità… Il suo messaggio è proprio questo:  invito alla sincerità ed alla  schiettezza. Per questo, forse, la sua origine  si perde nella leggenda . Che cosa raccontano le leggende?  La leggenda racconta del misterioso giardino di Ecate, di cui il ciclamino era la pianta regina. Ecate, dea della Magia, degli Incantesimi e degli Spettri, in grado di attraversare il mondo dei vivi e  quello dei morti; a lei si ispirava la Sibilla Cumana per i suoi responsi. Le radici di ciclamino contengono una piccola quantità di veleno pericoloso per gli uomini: per questo motivo viene associato alla diffidenza e allo scoraggiamento.  Tuttavia in passato si riteneva che chi lo piantasse non potesse più essere colpito da possibili malefici: funzionava insomma come un vero e proprio amuleto contro la sfortuna!

LA MARGHERITA

Fiore dai moltiplici significati, ma tutti legati alla sincerità ed alla verità. Fiore semplice e delicato,  è assurto a simbolo di  innocenza e purezza,  modestia e  semplicità.  Le ragazze le coglievano nei prati e se ne ornavano, ma  le ricevevano anche in dono, come tacita dichiarazione d’amore e di elogio alla loro semplicità, modestia e onorabilità. Il dono delle magherite tra innamorati è da sempre considerato messagio  d’amore e pegno di fedeltà. La tradizione  affida a questo semplice fiore anche  facoltà profetiche ed ecco il  gioco  del “m’ama  o  non m’ama”, affidato ai suoi petali.

IL NARCISO

 Mitico fiore dai vari significati, primo fa i quali la fortuna, la rinascita e il ritorno  del passato. Gli antichi romani usavano adornare le tombe con questo fiore e  nel cristianesimo era simbolo di rinascita;  simbolo di purezza, invece,   per i celti e di fertilità per gli ebrei.  Del mondo greco, invece, il Narciso arriva come simbolo di amore di se stessi,  amore egoistico e  incapace di aprirsi verso gli altri.