“Colpo di fulmine” da dove arriva questo termine?

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Da arriva il termine “COLPO di FULMINE?”

Perché diciamo “colpo di fulmine” in caso di innamoramento rapido e appassionato? E’ una frase da ricondurre alla mitologia nordica della quale facevano parte due stirpi: i Giganti e gli Asi, o Divinità, nemici giurati.
Farbouti, un Gigante, un giorno incontrò Lanfey, della stirpe degli Asi e se ne innamorò a prima vista. Per possederla, non potendola avvicinare, le scagliò contro un fulmine che la mise incinta…
Da qui il termine “colpo di fulmine”

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miti nordici – Idunn, dea della giovinezza

 

Neppure la bionda Idunn, dea del  pantheon nordico, si è salvata dalla penna e dal  pennello esasperato dei moderni fumettisti che l’hanno inserita in una improbabile  storia ambientata nientemeno che ad Atlantide.

Idunn,  della stirpe degli Dei Esir, figlia del nano Duelgard, valente  fabbro  e della valchiria Hildegun, sorella di un innominato fratello è la  coppiera degli Dei e la  dea della Eterna Giovinezza. Sposa di Bragi, dio della Musica, della Poesia e dell’Eloquenza, ha l’aspetto di una   adolescente  e dell’adolescenza  possiede lo spirito, ossia,   l’ottimismo,  la fantasia, l’ entusiasmo, la  gioia  di vivere e  la percezione della vita come di una grande avventura  da vivere. Per di più, é lei che ha il potere di coltivare, cogliere e  distribuire  le magiche  mele d’oro della eterna giovinezza, senza le quali gli Dei  non potrebbero sopravvivere.

Il suo nome significa Battaglia;   bellicoso significato che ricorda la funzione materna, in netto contrasto con la sua funzione,  che è quella di  gentile custode delle  “mele della giovinezza” che assicurano agli  Dei gioventù e longevità.  E’ facile capire quanto questa  Ebe della  mitologia  nordica fosse  per  tale prerogativa amata e rispettata dai  suoi  pari: al contrario  degli Dei dell’Olimpo,  infatti,  gli Dei nordici non erano immortali, nè  erano  risparmiati   dagli  attachi  impietosi del tempo  e  dipendevano totalmente  dalla piccola Dea per la loro sopravvivenza  e giovinezza.

 

     con  il marito, Bragi   dio della  Musica


Amata  e corteggiata,  finì inevitabilmente per attirare su di sè  l’invidia, la cattiveria e qualche tiro mancino,   nel tentivo di qualcuno  di sottrarle  le miracolose  mele  che lei con tanta generosità donava  a tutti.  Due, in particolare  la  imbrogliarono  per  benino: quel maestro  d’inganni  che era Loki,  il fratello di Odino e il signore dei travestimenti che era invece, il gigante Thiassi.

Come andò la cosa?   Si racconta che  un giorno,  mentre erano in viaggio,  Odino, Loki  ed  Hoenir e stavano faticosamente  attraversando una landa  desolata  ed avevano  difficoltà a procurarsi del cibo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Da lontano videro una mandria di buoi,  ne presero uno lo inonfilarono allo spiedo  per cucinarlo e si apprestarono  a mangiarlo. Con grande sorpresa  si avvidero  che  la carne  restava sempre cruda , fino a quando  non li raggiunse  una voce proveniente dall’alto dei rami di una quercia lì  vicino.  Appollaiata trai rami c’era una aquila dallegigantesche proporzioni fisiche,  che così li apostrofò:

“Se  mi darete la mia parte di carne, permetterò al fuoco di cuocerla”
I  due divini  fratelli non conoscevano quella misteriosa creatura, però si resero subito   conto che aveva il potere  di agire sul fuoco ed acconsentirono a dividere con essa il cibo.
L’aquila scese dall’albero,  si accostò  allo spiedo  e con un gesto comandò al fuoco di agire e subito la carne divenne rosolata e sfrigolante e senza indugip,  si servì per  prima e per sè prese i pezzi migliori dell’arrosto: le cosce e le spalle.
A  quell’atto di scortesia Loki si adirò moltissimo; afferrò un grosso bastone e  con quello colpì l’aquila con grande violenza.
Il  rapace  si alzò immediatamente in volo, portando con sé il bastone,  che  le era rimasto conficcato in una delle ali, ma,  all’altra ala,  era rimasto Lok   attaccato per le mani,  che  cominciò a sbattere rovinosamente qua e di là,  contro  alberi e rocce.
Loki  la implorò di liberarlo da quel supplizio e quella gli rispose che lo  avrebbe fatto  ad una condizione:  indurre  Idunn,  la bella dea della Giovinezza, ad uscire da Asgard,  la dimora  degli Dei,   con le sue “mele della giovinezza”.
 Loki, il quale aveva ormai compreso  che sotto l’aspetto di quell’aquila si celava Tjassi, Gigante di fuoco, nemico giurato degli Dei, acconsentì  e quella lo lasciò libero.
Non fu difficile  al signore dell’inganno e della frode convincere la bella Idunn a recarsi  in un boschetto dove, l’aveva assicurata,  crescevano speciali mele, preziose quanto le sue . Stuzzicata  e incuriosita,   l’ingenua Idunn  cadde nella trappola. All’appuntamento, infatti, arrivò puntuale il gigante, nella forma  di aquila,  la ghermì e in volo la condusse nella sua dimora  fra le montagne
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Quel  rapimento fu causa di grande costernazione per gli Dei e soprattutto di preoccupazione:  senza le  “mele della giovinezza”,   che la bella coppiera  distribuiva loro ogni   giorno,  cominciarono  ad invecchiare ed imbruttire.
Un bel giorno decisero di unirsi in consiglio e discutere sulla faccenda. Sapevano bene dell’inganno di Loki ai danni della loro coppiera e così lo minacciarono di  tortura e di morte se  non avesse  riportato tra loro la Dea  ed a Loki non restò altro da fare che ubbidire e mettersi  subito alla sua ricerca
Occorreva un travestimento speciale  per trarre in  inganno, Djassi, il re dei travestimenti, ma in soccorso di Loki  arrivà  Fryja, la dea dell’Amore,  con un  magico travestimento da falco e così, con  quell’aspetto, egli  volò verso le montagne,    in direzione di  Jötunheimr, la residenza dei Giganti.
Djassi non era, per sua fortuna e  Idunn era da sola; Loki la trasformò in una noce, l’afferrò  con gli artigli e si allontanò velocemente.
Il Gigante s’avvide ben presto della scomparsa  di Idunn e si mise all’inseguimento del falco,  assumendo l’ormai  consueto  aspetto di  aquila. Inseguì il falco fino alla residenza Asgard, dove il falco volò basso, planando  contro il muro  e chiamando in soccorso gli Dei. Questi accorsero subito ed appiccarono il fuoco a trucioli sparsi per terra, provocando un gran fumo che tolse all’aquila ogni visibilità e la spinse proprio nel fuoco dove le fiamme attaccarono le piume e l’uccisero.
La storia, però, non  finisce qui. Skaði,  la figlia di Djissi, armata di tutto punto  e di una gran voglia di vendicare il padre, partì alla volta  di Ásgarðr.
Gli dei, però, felici di aver recuperato giovinezza e gioia  di vivere, erano  tutt’altro   che propensi a gettarsi  in una impresa guerresca e non faticarono molto a convicerla a desistere dai bellicosi propositi ed a  scegliersi invece, un bel marito  fra di loro.
Skadi si mostrò  ben  lieta di quella  proposta e la sua scelta cadde su  Njordr, una divinità della stirpe dei Vanir, assai potente  e da tutti apprezzato, il  quale…   ma questa è un’altra storia…

MITI NORDICI – SIF… la dea dai capelli d’oro

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Naturalmente  non è  il personaggio dal  linguaggio eccessivo, che abbiamo conosciuto attraverso  fumetti  e i giochi elettronici, .esageratamente  fiera, furiosa e bellicosa, accanto a quell’altro eroe altrettanto esagerato che è Thor. Di Thor, Sif è la bellisima moglie, la più bella fra le dee della mitologia nordica, famosa per la lunga  chioma, lucente come e più del sole  e dorata come le spighe di grano.

Lei, che la tradizione vuole anche nella funzione di Walchiria,  è venerata  quale dea della fertilità, dell’agricoltura e soprattutto delle messi  e così, tutti i miti di cui è intrecciata la sua leggenda, hanno relazione con la  fertilità della terra  e con il lavoro agricolo. Anche  il mito  principale, quello del  malvagio dio LOKI  che le taglia la fluenta chioma color del grano maturo,  simboleggia  un evento della Natura:la perdita del raccolto.  In Sif,  che bassorilievi e antiche stampe raffiguravano con in mano  spighe di grano e  fiori di papaveri, si venerava la  Signora delle messi e del raccolto.

 Figlia di Mandifari e Hreth, della stirpe degli Esy ,  e moglie di Thor,  Sif era non solo la più  bella tra le  divinità femminili della mitologia norrena, ma anche la più potente ed ecletica e le funzioni a lei attribuite era molteplici:  benefica Signora della fertilità e delle messi, possedeva anche capacità divinatorie  e qualità di combattente. La sua audacia, però  non  era alimentata da furia cieca,  né raggiungeva mai  la barbarie del tumulto sanguinoso. Si narra che più volte, in veste di walchiria,  avesse raccolto guerrieri morti di morte gloriosa, per trasportarli  nel Walhalla;  non tutti i guerrieri, bensì, quelli  dall’audacia riflessiva, che non usavano la forza bruta per vincere, ma solo il proprio valore,  il coraggio  e l’abilità  di combattimento

Sposò  in prime nozze  il gigante di ghiaccio   Orvandil,  da cui ebbe  un figlio:  Ull,  Signore  della Giustizia, che amava  trascorrere le giornate  tra le vette coperte di neve e di ghiaccio, dedicandosi alla caccia.

  Le  nozze  con  Thor, figlio di Odino, invece,  la resero  madre della Signora del Tempo,  Thurd, il  cui umore riempiva  il cielo di  nere nuvole gravide  oppure dell’azzuro sereno, come il colore dei suoi occhi,  e  di Móði, dalla forza straordinaria.  Queste seconde nozze,  le nozze con il Signore del tuono,  sancivano l’unione tra Cielo  e  Terra  e la  fecondazione della  Terra attraverso la  benifica  pioggia. Sif,  infatti  è il termine con cui si indicava la Terra  e Chioma  di  Sif,  era un  termine per indicare l’oro.

Affinità con la Cerere romana e la greca Demetra, dunque, per la trasfigurazione della propria natura  nell’agricoltura,  nella fertilità, nella prosperità, nella famiglia. Affinità  anche con  altre  divinità greche, quali l’altrettanto bella Afrodite greca, per bellezza e vanità,  una vanità semplice e tranquillia, che  si  accontentava di modesti abiti,  impreziositi solo  da una cintura d’oro e di pietre preziose. Vanità ben giustificata,  che le le veniva  dai capell,   vanto e orgoglio, bellissimi, biondi  e lucenti.  Fluenti sulle spalle fino alle caviglia, l’avvolgevano tutta come in un manto dorato e lei ne era gelosa, orgogliosa ed estremamente felice.

E sarà proprio  questa condizione di serena beatitudine a spingere il malvagio Loki, fratellastro di Thor, a realizzare uno di suoi  scherzi  pesanti  e  dispettosi. Accadde che un giorno,   egli la sorprese  placidamente addormentata  e ne approfittò per tagliarle gli splendidi capelli e  perfino vantarsene.

Quando la dea scoprì che la sua chioma era sparita e la bella testa era diventata come “terra arida punita dall ‘inverno che infuriava” , si lasciò prendere dallo sconforto e dalla disperazione e Thor, che andava così orgoglioso della chioma della bellissima sposa, montò su tutte le furie: tagliare quei capelli, simbolo di campi di grano maturo, era una offesa e un insulto alla natura stessa e, perdi più, il taglio dei capelli era un atto riservato alle adultere.
 
E proprio di questo la accusò Loki durante un banchetto a cui stavano partecipando molte delle divinità, asserendo di essere stato il suo amante. Il banchetto si trasformò ben presto in una grossa baruffa.Sicuro dell’innocenza della sua sposa, Simbolo e Protettrice della Famiglia, Thor si arrabbiò moltissimo e malmenò durmente il malvagio fratellastro minaccaindolo di morte se non avesse, non solo restituito a Sif la sua bella chioma, ma se non l’avesse resa ancora più splendente. Sollecitato dalle minacce e dal furore del dio delle Tempeste, Loki raggiunse il centro della terra dove viveva il grande mago Dvalin, del Popolo dei Nani e lo convinse a toglierlo da quell’impiccio. Devlin e gli altri nani si posero immediatamente al lavoro per creare un “capello magico”. e riuscirono a creare per Sif una chioma dallo splendore inimitabile, straordinario, più sfolgorante dello stesso bagliore del sole. E ci riuscirono proprio grazie al sole, di cui catturarono alcuni fili che resero sottili e morbidi, del tutto simili ai capelli della dea, ma pù lucidi e splendenti ancora. Lucidi e splendenti più dello stesso sole. Appena collocati sulla testa della dea, presero a crescere come fossero proprio i suoi capelli e tornarono ben presto a coprirle tutta la figura.
In verità, non era la prima volta che qualcuno accusa di infedeltà la bella Sif. Già Hárbarð, vecchio traghettatore, fastidioso e petulante, entrato in diverbio, subito trasformato il lite, con Thor di ritorno ad Asgard, ove era la dimora dgeli Dei, accusò la bella Sif di adulterio, vantandosi di esserne stato l’amante. In realtà, sotto le spoglie del vecchio dalla “barba grigia”, si nascondeva proprio Loki, geloso e un po’ sbruffone che,una volta ancora, scatenò la reazione di Thor.
Natura e fecondità, dunque, i ruoli e le funzioni di questa dea, il cui nome o appellativo è “relazione “, ma anche famiglia, matrimonio, serenità coniugale.Un potere di grande prestigio, come la Hera greca, che le viene dalla sua posizione di sposa e madre. Il matrimonio di Thor con Sif simboleggia e ricorda le Nozze Sacre tra Cielo e Terra, in cui si può ravvisare la presenza di questo culto presso i popoloi nordici fin dall’età del bronzo.
Chiamata anche con l’appellativo di SIBILLA, Sif, era una divinità che aveva con la Natura un rapporto singolare ed unico ed una particolare influenza sul Destino . A lei si rivolgevano gli uomini per avere consigli e cercare soluzioni in tempo di guerra offrendole forme di pane votivo
l fascio di spighe era il suo simbolo, ma anche l’oro, le pietre preziose, il bove e il cervo e soprattutto lo era il cigno, in cui la Dea amava trasformarsi

 

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Storie d’amore e di sangue – Piramo e Tisbe… e i frutti di gelso

rogeliodeegusquiza1915Piramo e Tisbe erano due giovanissimi innamorati, vicini di casa,  ostacolati, però, nel loro sentimento dalle famiglie.  Per comunicare non avevano che un piccolo varco nella parete, cosicchè, un bel giorno i due decisero di  mettere in atto una romantica fuga d’amore.  Il luogo d’incontro doveva essere una pianta di gelso dai candidissimi frutti, in un boschetto vicino.

La prima ad arrivare all’appuntamento, fu Tisbe, la quale si pose in trepidante attesa dell’amato. Quand’ecco arrivare invece una leonessa dalle fauci ancora grondandi del sangue delle pecore di cui aveva fatto strage. La ragazza riuscì a mettersi in salvo fuggendo, ma  nella corsa perse il  velo, che la belva afferrò e stracciò con gli artigli affilati, prima di allontanarsi.

Quando più tardi Piramo giunse all’appuntmento e vide il velo insanguinato, credendo che la ragazza fosse stata uccisa dalla belva, si trafisse il petto con la sua spada.

Tisbe arrivò poco dopo e lo trovò in fn di vita;  invano cercò di rianimarlo, invocando il suo nome. Piramo aprì gli occhi e la guardò, per la prima e l’ultima volta, e prima di morire ,pronunciò il suo nome.

Straziata dal  dolore,  anche Tisbe si trafisse con quella stessa spada  e gli cadde morta sul petto. Del loro sangue furono imporporati per sempre i frutti del gelso  fino ad allora candidi come la neve.

MITI NORDICI – LOKI… Il male necessario

MITI  NORDICI  –  LOKI…  Il male necessario

Fin  dall’antichità l’uomo ha creato  favole piene di allegorie e significati nascosti per una umanità che non possedeva nozioni scientifiche ma che affidava al poeta l’incarico di spiegare l’origine del mondo. Spiegazioni immaginarie, certo, ma in cui il dono dell’immaginazione e della fantasia appagava il senso estetico e spirituale. Gli Dei ebbero forma e volto umano, virtù, sentimenti e istinti umani  e ogni elemento e ogni sentimento, il sole, la luna, il cielo, il  mare, l’aria, il fuoco, ma anche  la bellezza, la forza, l’ira, la furbizia, l’ingegno e altro, ebbe la sua divinità e la mitologia nordica è un felice amalgama tra concetti  antropomorfi e animistici.

Loki, divinità appartenente alla mitologia nordica,  è una figura  dalla ambigua dualità:  é subdolo,  doppio, maligno e perfido, ma è anche  generoso  e pronto a  soccorrere gli altri in difficoltà. E’  anche estremamente astuto e  molto ingegnoso. Figlio della dea  Laufey, appartiene alla stirpe degli  Asi, ma  è legato anche ai Giganti,  in quanto figlio del gigante  Farbauti e questo spiega la sua dualità;  di entrambe le razze possiede le caratteristiche: dei Giganti,  simboli di caos e distruzione e degli Dei, simboli di saggezza ed  equilibrio. Loki è un dio ambiguo perfino  nell’etimo del suo nome: fuoco, ma anche aria,  creazione,  ma anche distruzione.

Loki è la personificazione del Fuoco,  benchè sia un Gigante di Ghiaccio,  in quanto nato da un “colpo di fulmine”,  il fulmine scatenato da  Farbauti per colpire la dea  Laufey e metterla incinta, ma  é anche lo spirito del focolare, capace di proteggere la casa,  e che può portare grandi benefici alla casa, ma anche  di fare  scherzi pesanti e paurosi.

La sua natura ricorda un po’ quella dell’egizio Seth, Signore delle tempeste e della siccità del deserto. Seth il Perturbatore, violento ed attaccabrighe, ma anche Colui che ogni notte  contrasta Apep il Distruttore, l’Annichilatore, il cui fine è solo la distruzione del mondo. Loki come Seth!    Il “male necessario” contro il “Male  assoluto” . Il male  insito nella Creazione stessa, necessario, però, a difendere l’equilibrio cosmico, che si basa su  opposti  principi.  Loki come Seth, paradossalmente condannato  a difendere il principio del bene e  l’ordine cosmico. Loki come Seth,  chiamato ad incarnare il principio del male,  ma che si riscatta con una condotta dalle trovate geniali, astute e perfino divertenti.  Loki è una figura ambigua, che agisce al di fuori delle regole convenzionali   e anche morali, che non si pone limiti e divieti. ma che, proprio per questo è il tramite ideale tra il mondo degli Dei e gli altri mondi: quello dei Giganti,  dei Nani e degli  Uomini.

Loki, dunque, è una figura ambivalente: compagno di Odino e Thor, che spesso trae d’impaccio,  ma anche attentatore, attaccabrighe, perturbatore,  cospiratore, camaleontico. Fra le tante funzioni e competenze, ha  capacità di trsformarsi a piacimento. Nei vari miti lo vediamo assumere forma di mosca, foca, salmone, puledra  ecc…  e da quegli stessi miti  emerge la sua natura bisessuale  e il suo  intimo femminino  che lo rende  idoneo a partorire e a  renderlo padre di creature mostruose come il lupo  Fenrir,  simbolo del fuoco-distruttore,  del serpente Midgrdr, condannato a mordersi eternamente la coda, di  Sleipnir il magico cavallo a otto zampe  avuto dallo stallone  Svadilferi dopo  essersi  trasformato  in puledra e ancora, lo troviamo padre di di Hel, la terribile dea della Morte,   ma anche padre delle Streghe, dopo essersi cibato di un cuore di donna trovato semicotto tra le braci  di un fuoco.

Il mito si fa più armonioso e sereno, quando si libera di certi arabeschi bizzarri e feroci e  quando accanto a Loki appare la figura della dea Sigyn,  della stirpe degli  Asi, che gli genera due figli Narfi e Vali, frutto di un  amore fedele e sincero, Sigyn non lo abbandonerà mai, nemmeno nella disgrazia..

Loki viene spesso, nella lettertura, nel cinema  e nei fumetti, erroneamente presentato come figlio di Odino e fratello di Thor, con cui è in contesa per il trono, ma tutto ciò è errato. Loki è un dio antichissimo, presente  fin dai miti della Creazione, nei quali si racconta che insieme agli dei Odino e Uoenir, creò l’uomo,  utilizzando un tronco d’albero, ma che fu proprio Loki a dare al simulacro un bell’aspetto ed a  fargli, tra gli altri, anche il dono del fuoco. Per questo egli è spesso identificato con Prometeo.

Non solo con gli uomini, ma anche con gli Dei, Loki fu sempre pronto e disponibile e così lo vediamo impegnato nel recupero del Mjöllnir,  il martello di Thor, rubato dal gigante  Utgarða o stringere un patto di fratellanza di sangue con Odino o aiutare  Thor nelle sue imprese o quando con uno stratagemma impedisce che Freyja, la dea dell’Amore, finisca sposa di un Gigante di ghiaccio e altro ancora.

Molto spesso, però, fu anche subdolo e  perverso, come quando rubò la collana che Freyja aveva avuto in dono dai quattro nani, per portarla ad un gelosissimo Odino o quando  rapì Jòunn dopo averla accusata di lussuria e ancora, quando per malvagio piacere tagliò nel sonno alla bellissima  Sif, sposa di Thor, la sua bella chioma.

Mago eccelso, egli, però, applica i suoi poteri in modo subdolo e  dannoso, allo scopo di perturbare  l’armonia del cosmo. La sua colpa più grave fu l’aver impedito il ritorno tra i vivi  del dio Baldr, dopo averne provocato la morte. Per questo peccato fu condannato dagli Dei ad essere legato ad una roccia con un serpente che faceva colare veleno sulla sua faccia.  Una punizione che la dolce Sigyn tentava di alleviare  cercando di raccogliere  il veleno in un recipiente, ma che, quando lei si allontanava per  svuotarlo, il veleno lo feriva al volto, causandogli spasimi così atroci da far sussultare la terra;  punizione che ricordava molto quella dell’aquila che dilaniava il fegato,   riservata dagli Dei a Prometeo, colpevole anch’egli, di aver consegnato il fuoco all’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MITI NORDICI – FREYJA… Dea dell’Amore e delle ghirlande

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La bellezza e l’amore  sono il sorriso della vita  e nella  mitologia nordica, presero forma  umana e femminile,  nel mito di Freyja, Figlia di Njörđr  e di una innominata moglie. Freyja era la dea dell’amore e  della bellezza, Signora dell’oro e della Magia,  ma era anche la  dea della Guerra e della Morte.  Sposata e con due figli,  Gersemi e Hnoss,   a lei Odino aveva affidato il Fólkvangr, il  campo  che accoglieva gli eroici guerrieri  uccisi in battaglia.

Da tutti  desiderata e corteggiata,  mortali ed immortali, giganti  e nani, persone comuni, Freyja  finiva per  trovarsi  sempre al centro dell’attenzione e la cosa non è che piacesse tanto alle altre Dee.

Freyja affascinava tutti.  Bastava la sua sola apparizione per calmare il mare in burrasca o far spuntare fiori da prati ingialliti dall’inverno; possiamo immaginare quale effetto avesse la sua presenza  sugli uomini e quanti spasimassero per lei.

Nel racconto della costruzione del Valhalla, (il luogo dove vivevano i guerrieri valorosi morti in battaglia) si narra che uno sconosciuto costruttore  si presentò un giorno  al cospetto di Odino e degli dei tutti con un progetto per la costruzione di  una Dimora Divina  così solida e inaccessibile, da non permettere a nessuno di sconfinare. In cambio  chiese il Sole, la Luna e la bellissima Freyja in sposa. Gli  Dei  accettarono, ma a lavoro concluso, durante la festa di nozze, scopriroono che  quello sconoscuto  era nientemeno che un  Gigante  Jotunn    sotto  mentite spoglie, nemico  giurato di tutta la Divina Compagnia. Come finì il fattaccio,  lo si  legge in un altro mito che vide il Gigante  vinto e ucciso da Thor.

 Il gigante Jotunn  non fu il solo a  ricorrere all’inganno per ottenere la mano della bella Freyja.  Anche un altro gigante, Jötunn Ţrymr,  ricorse ad uno stratagemma: portò via il Mjöllnir,  il martello di Thor, al legittimo proprietario e come condizione per restituirlo, chiese  che  Freyja diventasse sua moglie. Thor e  il  fratello Loki non esitarono   ad accettare la proposta  e si recarono nella dimora della  Dea a comunicarle  la loro decisione.  La reazione  di Freyja, però, fu  così violenta e rumorosa   da  scuotere  le mura del suo palazzo  e  costringere  le due divinità  a  fuggire a gambe levate.  Il racconto prosegue con  un risvolto  piuttosto comico e  grottesco.  Su suggerimento di Loki, Thor si presenta  a Trymr  nelle vesti di Freyja ; alla vista dei  vestiti  che  cadevano,  l’un dopo l’altro rivelando l’inganno,   il gigante restò   molto sorpreso,  ma alla fine  consegnò il  Mjöllnir  al legittimo  proprietario..

Non si può dire che  Freyja, la bellissima Dea dell’amore fosse  fortunata in amore.  La Dea era sposata con Óđr, il dio del Sole estivo, il quale, però,  subito dopo il matrimonio,  fece perdere le tracce di sé. Tutti pensavano che   fosse   stato ucciso dagli  dei per aver disobbedito  a qualche  loro regola, ma  Freyja,  pur piangendo lacrime d’oro  per quella scomparsa,   non si arrese .

La sua storia ricorda un po’ la storia dell’egizia Iside,  le cui lacrime, per la scomparsa dell’amato Osiride, fecero nascere ed  alimentarono  il Nilo. E come Iside, anche Freyja, indossato il mantello magico fatto di piume di falco,  si  mise alla ricerca del’amato. 

Óđr non era morto, ma  si era  perso in mare ed   era sfinito ed allo stremo delle forze e stava già trasformandosi in un serpente di mare. Freyja riuscì a salvarlo  e portarlo  via  con sè.  Ma Odr era destinato a morire e  quando morì,  la reazione della Dea, una volta ancora fu assai violenta. Minacciò di uccidere gli dei  e, nonostante che Odr  non  fosse morto in battaglia,  gli  fu concesso di vivere  nel Walallha ed alla Dea  fu permesso di fargli visita e stare con lui.

Fra i  molteplici compiti assegnati a questa divinità c’era quello di guidare le  Walchirie   con i loro guerrieri  uccisi in battaglia: la metà di questi erano destinati ad Odino ed al Walhalla, mentre l’altra metà, venivano condotti  al  Fólkvangr,  il ” campo di accoglienza”  di Freyja, la quale invitava anche mogli ed amanti dei guerriei e quando il “campo” si muoveva attraverso il cielo,  scintillava come un’aurora  boreale

Dea dell’Amore, dei Canti gioiosi e delle ghirlande, Freyja era anche  dea della Vegetazione  e della Natura e della Fertilità  e delle Virtù Profetiche e Divinatorie. In lei, che pitture e bassorilievi tradizionalmente  hanno raffigurato con in mano una ghirlanda di fiori e  fiori intrecciati nei lunghissisimi capelli biondi,   veneravano la  dea  dell’agricoltura e dei fiori.  Molti dei  miti di cui è intrecciata la sua leggenda,  hanno relazione con le gioie dell’amore , i canti amorosi e perfino un po’  licensiosi  e la fertilità della  terra  e molte piante portano il suo nome:   Capelli di Freyja, Lacrime di Freyja  e perfino molti nomi di città  hanno avuto  origine dal suo nome.

Tre erano gli animali simbolici  legati a questa divinità: il cinghiale , il falco e  il gatto ed è a bordo di un carro trainato da gatti che attraversava il cielo, oppur si muoveva cavalcando un cinghiale.  Freyja,  come pur il fratello gemello,   erano associati al falco.  La  Dea possedeva un mantello di piume di falco, che poteva  all’occorrenza, magicamente trasfomarsi in   un  falco  e lei, generosamente, lo    prestava agli altri Dei in  situazioni di necessità.  Lo prestò a  Thor, infatti,  quando gli rubarono il martello   e lo stesso  fece con a Loki, quando   questi si mise alla ricerca  della dea Idunn

La collana Brisingamen!  Merita un appunto la storia di questa collana, in ambra e rubini,  che possedeva la virtù di rendere irresistibile la bellezza della Dea.  Era stata creata dall’estro e dalla magia di quattro nani: Dvalinn, Alfrik, Berling e Grer,
nella cui casa,  una  sera,  aveva trovato rifugio dopo essere stata sopresa da una tempesta di neve. Freyja voleva pagare per l’ospitalità  e i quattro nani ne approfittarono subito per chiederle di giacere con ognuno di loro. La Dea, naturalmente rifiutò, ma quando le  mostrarono la loro ultima creazione, una preziosa e magica collana di  ambra e rubini, la Dea non resistette ed accettò la loro proposta e l’indomani tornò al suo palazzo con la collana al collo  e  senza dire a nessuno donde provenisse. Loki, però, il  figlio adottivo di Odino,  sempre informato su tutto,  non tardò a scoprirlo ed avvertì Odino che gli  ordinò di portarlo via alla legittima  proprietario di cui, però, ignorava l’identità.
La dimora di Freyja era inviolabile, ma Loki si trasformò  in mosca e riuscì a  penetrare all’interno  ed  a portar via  alla  dea il suo  prezioso monile.  La Dea corse subito da Odino a lamentarsi del furto e Odino  le promise  che avrebbe riavuto la sua collana solo ad un patto: creare con la sua magia i due regni di Høgni e Heđinn. Fin qui nulla di eccezionale… se non il fatto che sui due regni doveva  gravare una maledizione: dovevano combattersi per l’eternità, morendo  e rinascendo, fino a quando non fosse arrivato un  guerriero cristiano a salvarli dalla  maledizione. Quel guerriero era  Olaf Tryggvason,  futuro  primo Re di Norvegia.

ANTICA GRECIA – PASIFAE… e l’insana passione

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Chi non conosce l’insana passione di Pasifae, Regina di Creta. Bestiale, in verità, nel  senso letterale della parola, poichè  l’oggetto  del  desiderio della bella Pasifae non era un  uomo…benchè ne avesse avuti tanti, mortali ed immortali, ma un toro.

Come andò il fattaccio?

Ci sono diverse versioni del mito, ma quella più nota coinvolge direttamente anche il marito, Minosse, Re si Creta. Per legittimare  il suo diritto al trono, Minosse, racconta questo mito, consacrò un altare in onore di Poseidone a cui chiese di inviargli un animale da offrigli in sacrificio. Immediatamente  dopo, dalle onde del mare emerse un meraviglioso  toro dal pelo di un candore abbagliante, che nuotò fino a riva. Minosse rimase talmente colpito dalla bellezza dell’animale, che non ebbe cuore di ucciderlo e lo mandò  al pascolo, dove era la sua mandria e decise  di sacrificare al suo posto un altro esemplare

La cosa, però, dispiacque assai a Poseidone che, come tutte le Divinità, aveva sentimenti  assai  simili a quelli umani  e il desiderio di vendetta era uno di questi e la vendetta del Signore del mare fu assolutamente  originale.

Minosse era sposato con Pasifae, figlia di Elio, dio del Sole e della ninfa Creta,  nota anche con il nome di Perseide e Pasifae non era quel che si dice una donna propriamente virtuosa,  era poco fedele  e disponibile alle avventure quasi quanto il marito.

Poseidone contò proprio su questa disponibilità quando decise  di vendicarsi dell’affronto subito: fece sì che le attenzioni della donna si  concentrassero  proprio sullo splendido animale. Pasifae si innamorò follemente di quel toro e bruciava così ardentemente di passione,  da  finire col confidarsi con Dedalo, il più famoso artefice ateniese,   in esilio a Cnosso, il quale deliziava la corte con le sue opere geniali. Dedalo le promise il suo aiuto e costruì per lei la sagoma di una giovenca entro cui potersi sistemare ed assecondare l’insana passione.

Così fu! Dedalo costruì una graziosissima  sagoma di giovenca, entro cui fece sistemare quella pazza della Regina;   la piazzò in mezzo al prato dove il bel toro stava pascolando, poi si ritirò discretamente, lasciando la scena ai due. Il frutto di quell’insano  rapporto fu una mostruosa creatura,  una creatura con corpo  umano  e testa di toro:il Minotauro. Invece di uccidere  quella mostruosa creatura,  Minosse  consultò un oracolo sul da farsi e gli fu risposto di farsi  costruire a Cnosso, da Dedalo,  un nascondiglio per il Minotauro.

Il geniale ateniese si mise subito all’opera e costruì  il Labirinto, un immenso  palazzo in cui era facile smarrirsi e da dove era  quasi impossibile uscire.  Minosse  vi fece nascondere  la Regina e il suo mostruoso  pargolo. Mostruoso e assai crudele, in verità, poichè il suo  pasto  preferito era la carne umana,  che Minosse gli forniva regolarmente con….  ma questa è un’altra storia.

Ma quale significato simbolico era nascosto in questo mito? Come tutti i miti, anche questo rifletteva un rituale e questo rituale era  legato alla comparsa della prima luna nuova  d’estate, momento  considerato, forse,   l’inizio dell’anno. Un mito, dunque,  inteso come  cosmogonia, ossia nascita dell’Universo, in cui  si contemplavano Terra, Luna e Sole,  ed in cui  Pasifae era il Sole e Minosse la Luna.

Secondo Pausania il  mito dell’accoppiamento della Regina con il toro si riferisce al matrimonio rituale, “Nozze Sacre”, tra il Sole e la Luna e precisamente al matrimonio tra  il Re e la Sacerdotessa Luna. Queste nozze si celebravano sotto una quercia, ma non in pubblico; il Re portava una  maschera di toro, mentre la sacerdotessa indossava corna bovine.

A Cnosso e si celebravano gare di tauromachia   e vi era una mandria di animali sacri, tra cui i tori bianchi sacri alla Dea Luna  e PASIFAE  era un appellativo della Dea-Luna,  come  lo  era della  Madre Terra,  venerata  a Egira, in Acaia, dove le sacerdotesse  bevevano sangue di toro, mortale per ogni  altro  essere umano.  La Dea-Luna, nella parte  orientale di Creta,  era chiamata anche  Britomarti  e identificata  con Artemide o Ecate; nella parte occidentale, invece, il suo nome era Dittinna

Un mito racconta che Dafne inseguita da Apollo  fu trasportata a Creta dalla Madre Terra  dove divenne Pasifae.  Pasifae era, dunque, l’incarnazione della Dea-Luna che,  attraverso la sua sacerdotessa, ogni anno si accoppiava con il Re, secondo un rituale d’epoca matriarcale legato al  culto della Madre Terra. Un culto, però,  violentemente osteggiato dai nuovi conquistatori,  il cui modello di società   era  quello patriarcale;  questi non seppero  e non vollero vedere  in quel mito e in quel rito, conosciuto con il nome  “ieròs gamòs” , il  simbolimo  nascosto e cioè, il “matrimonio sacro” tra il principio femminile e quello maschile, preferendo tacciarlo  come  “insana passione

Ma esiste un’altra versione del mito, assai poco conosciuta, ma strenuamente  difesa dai   cretesi che  respingevano  fermamente  quella  figura da “sodomia”  Ed ecco quella versione, riportata anche da Plutarco.

Non c’era alcuna creatura mostruosa  e   i giovani  prigionieri ateniesi non costituivano  il pasto di nessun minotauro, ma erano le vittime  destinate   ai giochi funebri in onore di Androgeo, il figlio di Minosse.  Il grande vincitore di questi giochi  era Taurus,  valente  generale di Minosse, il quale  continva a  portarsi  via quasi tutti i fanciulli. Non solo. Il bel Taurus  fece anche innamorare la Regina, che non resistette al suo fascino  e intrecciò con lui una relazione adulterina. Non era la prima volta, ma questa volta la fedifraga Pasifae aveva messo al mondo una bella coppia di gemelli e uno dei due, Asterione, era il ritratto del bel Taurus. Il Minotauro, ossia Asterione, dunque,  era soltanto il frutto  della relazione tra la regina Pasifae e il bel Taurus.
Sempre di corna si trattava, ma non di corna animali!
Secondo questa più accettabile versione dei fatti, poco conosciuta perché non piccante come la prima e per questo meno capace di catturare quel “lato oscuro” che è sempre stato in ogni essere umano, Teseo combattè non con il mostruoso Minotauro, ma con suo padre Tauros e lo vinse in regolare incontro durante i giochi funebri in onore di  Androgeo.

Le leggende, soprattutto quelle nere e scabrose, sono lunghe a morire. Ecco perché oggi tutti conoscono il Minotauro, figlio di un toro, e ignorano Asterione, figlio di un atleta.