“ALLA FINE del VIAGGIO” di Maria Pace – traduzione di Yomna Ahmed c

 

 

 

 

ALLA FINE del VIAGGIO

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Erano partiti da Bir Fadhit cinque settimane prima. A Bir erano giunti dopo un volo di sette ore messo a disposizione dall’agenzia di viaggio. Ormai erano prossimi alla meta.ùIl cammello su cui Beatrice e la sua giovane compagna di viaggio, Jasmine, ciondolavano, stanche della fatica, affondava i garretti nella sabbia della Haramam, il territorio sacro della Mecca.

Beatrice aveva simpatizzato con Jasmine fin dal momento in cui erano state presentate, nell’ufficio dell’agenzia di viaggio araba che, insieme a quella torinese, aveva organizzato quel viaggio e il relativo soggiorno in Arabia.

Le due ragazze si somigliavano perfino un po’ e svolgevano un lavoro molto simile: Beatrice per una agenzia di assicurazione e Jasmine, per un’agenzia turistica.

Quel viaggio, la ragazza l’aveva sempre desiderato. Nutriva una grande passione per tutto ciò che aveva sapore arabo e conosceva piuttosto bene gli usi, i costumi e le tradizioni di quel popolo. Sapeva, ad esempio, che ai non musulmani era vietato l’accesso alla Kahab, il Sacro Cubo della Mecca e che senza quella opportunità, non avrebbe potuto mai farlo. Per questo a Bir Fadhit l’avevano affidata ad una hostess: Jasmine, per l’appunto.

Il viaggio era stato lungo e sfibrante, ma infine era giunto al termine.

La pista che Abud, il capo-carovana, un giovane arabo appartenente ad una tribù dell’interno aveva scelto per i suoi ospiti, era tra le più battute del Paese e il percorso era confortato dalla presenza di numerosi  pozzi che un tempo neanche esistevano.

In quelle settimane la carovana aveva macinato chilometri su chilometri. Là dove era stato possibile, l’uso della jeep aveva accorciato il percorso, ma alcuni tratti era stato possibile percorrerli solo a dorso di cammello.

Sotto gli occhi della ragazza il panorama era in continua trasformazione: case bianche unite da perimetri di mura ininterrotte, case fortificate come piccole fortezze, costruzioni rupestri e tante tende: bianche, grigie, a righe.

Avevano attraversato vasti deserti percorsi da oleodotti e disseminati di impianti di trivellazione e raffinazione del petrolio. Avevano sostato in oasi lussureggianti e superato brevi monti.

Beatrice, una vacanza così, non l’avrebbe mai dimenticata.

La cosa più considerevole, però, era stata la vista del Rub-al- Khaly, il deserto più deserto del mondo.

I nomadi, che in quel mondo inospitale ed affascinante insieme riescono a vivere, lo chiamano anche Ar-Rimal: Le Sabbie, poiché non esiste null’altro che sabbia, sabbia ed ancora sabbia.

No… in realtà non è proprio esatto: in tanta desolazione si possono incontrare creature sorprendentemente vive, come rettili, insetti, lucertole, a testimonianza della lotta per la vita e della sua vittoria sulla morte.

L’occhio vigile di Abud, il capo-carovana, aveva scorto anche tracce degli ultimi predoni del deserto: ultimo palpito di un antico sistema di vita, cosicché, macchine fotografiche, registratori, computer e provviste alimentari, furono immediatamente messi sotto stretta sorveglianza.

 

Nonostante il flagello della febbre delle sabbie che  l’aveva colpita per due giorni o tre, l’entusiasmo della ragazza era altissimo. Le notti, trascorse a ridosso di qualche duna a semicerchio, erano meravigliose e terse e tingevano il cielo di un azzurro intenso,  sconosciuto sotto altre latitudini.

Le albe erano stupende; si avvicinavano prima ancora che la luna fosse scomparsa ed abbracciavano le tende ancora sommerse dal blu notturno. Mandavano giù dal cielo un chiarore di una brillantezza accecante, in un’opalescenza sfumata di mille colori, prima di sollevare la linea che separa il cielo dalla sabbia.

“Guarda. – le diceva tutte le mattine Jasmine – Ibrahim è già sveglio.”

Ibrahim era il secondo di Abud.

 

Si erano lasciati alle spalle Ar-Rimal, un angolo del nostro mondo che pare appartenere ad un altro pianeta ed erano arrivati alla Città Santa della Mecca.

La vista delle prime case accese una strana, incontenibile inquietudine nella ragazza. Era con Jasmine ed Ibrahin, poiché alla Città Santa una donna dev’essere sempre accompagnata da un uomo e  stavano attraversando a piedi scalzi il sentiero di marmo che conduce alla Kaaba.

Beatrice si guardò intorno; guardò Jasmine: superbia, vanità, orgoglio, parevano cancellati sull’immensa marea di visi che la circondava. Anche il volto dell’amica appariva sereno e in pace.

“Vorrei tanto un po’ di pace anche per me…” pensò con un filo di voce

Guardò il drappo di seta nera che ricopriva il cubo di pietra, lesse le parole ricamate in oro:

“La itaha illa Allah wa Muhammad rasul Allah.” (Non vi è altro Dio se non Allah e Maometto è il suo Inviato)

Avevano osservato tutti i doveri del pellegrino. Infagottate nell’ihram, il bianco mantello, avevano girato intorno al massiccio Cubo Sacro per sette volte ed in senso contrario; Beatrice era riuscita perfino a toccare la pietra appartenuta, secondo la tradizione, ad Adamo e poi all’arcangelo  Gabriele,  prima di essere affidata ad Abramo.

Quasi nessuno vi riusciva, tale era la calca.

 

Fu proprio a quel contatto che la sua inquietudine si trasformò in apprensione, prima di precipitare nell’angoscia. Faceva molto caldo; un caldo opprimente ed implacabile: causa di molti malori.

La ragazza ebbe l’inatteso impulso di fuggire, ma si trattenne, soprattutto per riguardo verso la sua compagna, che seguì fino alla fontana di Zam-Zam.

Qui, la sua angoscia precipitò nel terrore; un terrore incontrollabile che la costrinse a staccarsi dai compagni e dirigersi, in una corsa sfrenata, verso i ponticelli di Safa e Marwal,  bisbigliando frasi sconnesse:

“Signore, Signore. – diceva – Salva la vita di Ismaele… figlio di Agar e  figlio di Abramo. Abbi pietà di Agar… Agar… Agar..”

Portava ancora nelle orecchie la voce di Sara, la prima moglie di Abramo, gelosa di lei, da quando aveva partorito il suo figliolo… il piccolo Ismaele.

Sara era sterile e la Legge le consentiva di diventare madre per mezzo suo, ma poi, anche Sara era diventata madre… madre di Isacco. Aveva ancora negli occhi la visione della sposa di Abramo offesa perché Ismaele si era preso gioco del figlio di lei.

“Scaccia questa donna. – aveva detto ad Abramo – E scaccia anche suo figlio. Io non voglio che sia erede con mio figlio Isacco.”

Era stata scacciata, col figlio  Ismaele, ed aveva lasciato la tribù assieme ad una fedele ancella. Con del pane ed un otre d’acqua, che Abramo aveva fatto mettere in una bisaccia, avevano affrontato il deserto; l’acqua, però, era venuta presto a mancare nell’otre.

Lei avrebbe voluto raggiungere il Nilo, il fiume lontano presso la cui riva era nata; avrebbe voluto tornare nella sua terra, ma non conosceva la strada e il deserto era grande, terribile e soprattutto implacabile con la gente sprovveduta.

La sete aveva cominciato a minare la loro resistenza fisica ed a confondere le idee, che si agitavano scomposte dietro la fronte come calabroni nei nidi.

Un pensiero, però, più degli altri, l’atterriva: quello di veder morire la sua creatura.

Aveva cominciato a pregare tutti gli Dei, quelli lasciati nella terra d’Egitto e quello incontrato nella terra di Abramo:

“Abbiate pietà… – pregava – Abbiate pietà del figlio innocente di Agar.”

Aveva visto un arboscello; null’altra vegetazione poteva crescere in quel deserto pietroso. Sotto quell’ombra avevano cercato un momentaneo riparo, prima di tornare a vagare alla ricerca di acqua. Le vesti erano lacere, i piedi tormentati, il volto arso dal sole;  la stanchezza in agguato aveva finito per rubare le loro ultime forze.

“Pietà per mio figlio Ismaele… pietà per mio figlio… un sorso d’acqua.” continuava ad invocare,  quand’ecco una voce piovere dal cielo:

“Agar, non temere… Dio ha ascoltato le tue preghiere.”

Si era fermata ed aveva finalmente scorto la presenza di un pozzo che prima, accecata dalla disperazione non aveva visto. Di quella s’era dissetata ed aveva dissetato suo figlio e l’ancella, poi s’era distesa al suolo come in attesa.ùEsausta, il respiro affannoso, lo sguardo perso nell’infinito, così, più tardi,  Jasmine ed Ibrahim ritrovarono Beatrice.

“Beatrice… Che cosa è successo?” chiese Jasmine con accento di stupore e un po’ di preoccupazione.

“Ismaele…la mia creatura…” rispose la ragazza sollevando sull’amica lo sguardo smarrito.

“Signorina Beatrice, che cosa sta dicendo?” anche Ibrahim la guardava stupito

“Ora che Ismaele non morirà di sete, – Beatrice riprese a balbettare – Agar ha raggiunto la serenità.”

“Chi è questa Agar?”

“Sono io, Agar.  Sara mi ha scacciata, ma il Dio di Abramo ha ascoltato le mie preghiere.”

“Ma che stranezze sta dicendo, la signorina Beatrice? – scuoteva il capo Ibrahim.- Sembra confusa… il sole… Il sole, qui, non è alleato dell’uomo.” sospirò.

“Già! – assentì Jasmine – Non è abituata a questa calura.”

“Portiamola via di qua. Che la Misericordia di Allah la sostenga.”

“E’ convinta di essere un’altra persona… una certa Agar…”

“Agar? – scosse il capo Ibrahim – Non sarà la Agar della Bibbia… la madre di Ismaele, il Patriarca?”

“Stava proprio parlando di suo figlio Ismaele… – convenne Jasmine,  poi suggerì – Portiamola fuori del Tempio. In ospedale ci diranno che cosa può esserle accaduto.”

La condussero ad un posto di soccorso, poi in ospedale, dove la ragazza fu trattenuta per più di una settimana, prima di essere rimpatriata.

Sono passati quasi quattro mesi, ma Beatrice dice ancora di chiamarsi Agar e fa rivelazioni su posti e luoghi che conosce perfettamente senza esserci mai stata.

 

TRADUZIONE IN LINGUA ARABA

 

فى نهاية الرحلة

 

رحلوا من بئر الفضة قبل خمسة أسابيع.كانو قد وصلوا إلى البئر بعد رحلة طيران دامت ست ساعات وفرتها لهم وكالة السفر. الاَن أصبحوا على مقربة من الهدف.

 

يتأرجح الجمل الذى تركب فوقه بياتريس ورفيقتها الشابة فى الرحلة, ياسمين، حيث أصبحوا

منهكين من التعب و تغرس العراقيب فى رمال الحرم، الأرض المقدسة بمكة.

تعاطفت بياتريس مع ياسمين منذ تلك اللحظة التى كانو متواجدين فيها، في مكتب وكالة السفر العربية التى نظمت الرحلة والإقامة فى الجزيرة العربية.

الفتاتان متشابهتان إلى حد ما و يقومان بعمل متشابه جدًا: تعمل بياتريس بوكالة تأمين و تعمل ياسمين بوكالة سياحية.

تلك الرحلة، التى لطالما رغبت بها الفتاة. حيث لديها شغف كبير بكل ما لديه طابع عربى و تعرف إلى حد كبيرعرف ، وعادات وتقاليد ذلك الشعب.على سبيل المثال، تعلم إنه لا يجوز لغير المسلمين دخول الكعبة، المكعب المقدس فى مكة و إنه بدون تلك الفرصة لن تستطيع فعل ذلك ابدًا.لذلك فى بئر الفضة وكلوا إليها هذه المضيفة: ياسمين، من أجل القيام بذلك.

كانت الرحلة طويلة و مُرهِقة، لكنها وصلت إلى غرضها فى النهاية.

المسار الذى اختاره عبود، قائد القافلة، و هو شاب عربى ينتمى إلى قبيلة فى المناطق الداخلية ، لضيوفه كان بين المناطق الأكثر شعبية فى البلاد و كان الطريق مزود بالعديد من الاَبار التى لم تكن موجودة من قبل.

فى تلك الأسابيع عبرت القافلة العديد من الكيلومترات . هناك حيث كان من الممكن، تقصير المسافة باستخدام السيارة ال jeep ، لكن بعض المناطق كان من المستحيل عبورها إلا على ظهر الجمل.

كان المنظر فى تغير مستمر أمام أعين الفتاة: بيوت بيضاء متصلة ببعضها عن طريق حائط موحد، بيوت محصنة أشبه بالحصون الصغيرة، مبانى من الصخور و الكثير من الستائر: البيضاء و الرمادية و المخططة.

عبروا صحاري واسعة تمر بها خطوط الأنابيب و تنتشر بها محطات تنقيب وتكرير البترول. توقفوا عند واحات خصبة و اجتازوا جبال قصيرة.

 

لن تنسَ بياتريس أجازة كهذه ابدًا.

الشئ الأكثر تميزًا, هو زيارة رب الخالى، الصحراء الأكبر فى العالم.

يستطيعون البدو الرحل معًا العيش فى ذلك العالم القاسٍ والفاتن، و يسموا ايضًا “الرمال”: الرمال، لإنه لا يوجد غير الرمال، رمال ثم رمال.

لا… فى الواقع ليس هذا بالضبط: فى الخراب نستطيع إيجاد كائنات تعيش بصورة تثير الدهشة، مثل الزواحف والحشرات و السحالى كشهود على الصراع من أجل الحياة و انتصارهم على الموت.

عين عبود الساهرة، قائد القافلة، التقطت اَثار لاَخر طغاة الصحراء: اَخر نبضات لنظام قديم فى العيش، لذلك تم وضع الكاميرات والمسجلات وأجهزة الكمبيوتر والإمدادات الغذائية على الفور تحت رقابة مشددة.

 

على الرغم من اَفة حمى الرمال التى أصابتها لمدة يومين أو ثلاث، إلا إن حماس الفتاة تخطى ذلك.كانت الليالى التى مضت بالقرب من الكثبان الرملية رائعة و نقية و تصبّغت السماء باللون الأزرق الشديد غير المسبوق.

كانت الأشجار مبهرة؛ يتقاربوا من بعضهم البعض قبل اختفاء القمر و يعانقو الخيام التى لا تزال مغمورة بلون الليل الأزرق. حيث يتخللهم بريق ساطع من السماء به اَلاَف الألوان، قبل أن يختفى الخط الفاصل بين السماء والرمل.

كانت تقول ياسمين فى كل صباح: “أنظر. لقد استيقظ إبراهيم.”

كان إبراهيم خليفة عبود.

 

تركوا “الرمال” خلف ظهورهم, جانب من عالمنا لكنه يبدو و كأنه ينتمى إلى كوكب اَخر و وصلو إلى مكة المدينة المقدسة.

اثارت رؤية البيوت السابقة فى الفتاة نوع من الإضطراب الغريب الذى لا يمكنها السيطرة عليه. كانت مع ياسمين و إبراهيم لإن المرأة فى المدينة المقدسة يجب أن يصطحبها رجل و ظلو يعبروا بأرجل عارية طريق الرخام الذى يقود إلى الكعبة.

تنظر بياتريس فى جميع الأرجاء؛ تنظر إلى ياسمين: يبدو أن الكبر و الغرور و الفخر منزوعين من وجوه هذا الكم الهائل الذى يطوف حولها. حتى وجه صديقتها يبدو عليه الطمأنينة والسلام.

تفكر بصوت خافت: “أرغب بشدة أن أنعم أنا أيضًا ببعض من هذا السلام…”

تنظر إلى ثنى الحرير الأسود الذى يغطى الكعبة، و تقرأ الكلمات المنقوشة بالذهب: لا إله إلا الله و محمد رسول الله (لا يوجد إله غير الله و محمد هو رسول الله).

 

شهِدوا كل فرائض الحج. الطواف في الحرم، زى الإحرام، قاموا بالطواف حول المكعب المقدس الضخم ست مرات و فى إتجاه معاكس؛ استطاعت بياتريس اخيرًا لمس الحجر الأسود، وفقاً للشعائر،  الذى كان ينتمى إلى اَدم ثم إلى سيد الملائكة جبريل، قبل أن يُعهد إلى إبراهيم.

تقريبًا لم يستطع احد الوصول إليه بسبب التصادم.

 

بعد لمس الحجر تحول اضطراب الفتاة إلى تخوف،و ذلك قبل أن تغرق فى المحنة. كان الجو شديد الحرارة, حر قاسِ ولا يوجد به هواء: يسبب العديد من الأمراض.

أصبح لدى الفتاة رغبة ملحة فى الهروب، لكنها توقفت، خاصة من أجل رفيقتها، التى اتبعتها حتى بئر زمزم.

هنا، تحول قلقها إلى رهبة؛ رهبة خارجة عن السيطرة والتى اضطرتها إلى الانفصال عن رفقائها والتوجه إلى ،جولة حرة،  نحو جبل الصفا و المروة،حيث همست بعبارات متقطعة:

 

” يا إلهى، يا إلهى. إنقذ حياة إسماعيل … ابن هاجر و إبراهيم. إرحم هاجر … هاجر … هاجر..”

وتسمع فى أذنيها ايضًا صوت سارة، زوجة إبراهيم الأولى، وكانت تغار منها، عندما أنجبت طفلها … الفتى إسماعيل.

كانت سارة عقيمة لكن شاء القدر بأن تصبح أم، فيما بعد، أصبحت سارة أم… أم لإسحاق. و رأت ايضًا فى أعينها مشهد لزوجة إبراهيم وهى منزعجة لإن إسماعيل كان يسخر من ابنها.

تقول لإبراهيم: “اُطرد هذه المرأة. و اطرد ابنها. لا أريده أن يكون وريث مع ابنى إسحاق.”

 

طُردت، مع الطفل إسماعيل، وتركت القبيلة مع خادمتها المخلصة. معها بعض العيش و الماء، الذى وضعهم إبراهيم فى حقيبتها، عبروا الصحراء، لكن المياة بدأت تقل من الإناء مبكرًا.

كانت تود الوصول إلى النيل، النهر الطويل التى وُلدت على ضفافه؛ أرادت أن تعود إلى أراضيها، لكنها لا تعرف الطريق وكانت الصحراء واسعة و مخيفة و فوق كل ذلك كانت مُوحشة بما فيها من أُناس بائسين.

بدأ العطش يقلل من قدرتهم الجسدية و يشتت الأفكار التى تدور فى أذهانهم مثل الدبابير فى الأعشاش.

وكان الخوف المسيطر على فكرها هو: رؤية طفلها يموت.

بدأت تدعوا كل الاَلهة، الموجودين فى أرض مصر و فى أرض إبراهيم: “إرحموا… إرحموا طفل هاجر البرئ.”

رأت شجيرة؛ لا يوجد خُضرة غيرها يمكنها النمو فى مثل هذه الصحراء القاحلة. تحت ظلها استطاعوا أن يقضوا لحظات اَمنة، قبل أن يعاودوا البحث عن الماء.

كانت الثياب بالية و الأقدام مُنهكة و الوجه تحول إلى السُمرة من الشمس؛ سرق التعب الشديد كل ما تبقى لهم من قوة.

تستمر فى الدعاء “إرحم طفلى إسماعيل… إرحم طفلى… رشفة ماء.”

إذا بصوت نزل من السماء: “هاجر، لا تخافِ… لقد سمع الله دعائك.”

توقفت و رأت أخيرًا البئر الذى لم تراه من قبل بسبب يأسها. ارتوت منه و روت طفلها والخادمة ثم استلقت على الأرض بعد ذلك مُنتظِرة.

 

فيما بعد وجدا ياسمين و إبراهيم بياتريس مُنهكة و أنفاسها ثقيلة و نظراتها حائرة.

سألتها ياسمين فى دهشة و قلق: “بياتريس… ماذا حدث؟ “

أجابت الفتاة بعد أن نظرت إلى رفيقتها نظرة مشتتة: “إسماعيل… ابنى…”

نظر إليها إبراهيم وهو مندهش ” اَنسة بياتريس، ماذا تقولين؟ “

تستأنف بياتريس حديثها متلعثمة: لقد هدأت هاجر، الاَن لن يموت إسماعيل من الظمأ. “

“من هاجر هذه؟”

“انا، هاجر. لقد طردتنى سارة لكن إله إبراهيم سمع دعائى.”

هز إبراهيم رأسه متسائلاً ” ما تلك الأشياء الغريبة التى تقوليها يا اَنسة بياتريس؟. تبدين مُشتتة… الشمس… الشمس، هنا، لا يتحملها بشر.”

وافقته ياسمين: “بالفعل! إنها ليست معتادة على مثل هذه الحرارة”

“فلنأخذها بعيدا من هنا. فليتولاها الله برحمته.”

“إنها مقتنعة بكونها شخص اَخر… يُسمى هاجر…”

هز إبراهيم رأسه: ” هاجر؟ هل تقصد هاجر المذكورة في الكتاب المقدس… والدة إسماعيل، البطريرك؟”

تؤيده ياسمين فى الرأى: ” كانت تتحدث بالفعل عن ابنها إسماعيل…”ثم اقترحت:” فلنخرجها من هذه البقعة. سيقولون لنا فى المشفى ماذا حل بها.”

نقلوها إلى مكان به إسعافات أولية، ثم إلى مستشفى، حيث تلقت العلاج لأكثر من أسبوع، قبل أن تعود إلى موطنها.

مروا كأنهم أربعة أشهر، لكن بياتريس لا زالت تدعى بأنها هاجر و أشارت إلى أماكن ومناطق لم تزورها قط و لكنها تعرفها جيداً.

 

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“Per sempre” di Anna Caruso

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“ Allora incominciamo! “ dice Beatrice alzandosi dal sofà e dirigendosi verso la libreria alla sua sinistra per prendere un libro dalla copertina rosa. È il libro dei nomi.

Uno si aspetterebbe che scegliere un nome non sia così difficile, ma in verità è un’impresa da non sottovalutare e di una certa importanza: la bambina lo avrebbe portato per tutta la vita.

“ Che ne dici di Gaia? “ le propongo.

“ No! Per carità bel nome, ma metti che poi diventa una persona triste e io l’ho chiamata Gaia? Dai farebbe ridere! Nomi come Serena ecc li eviterei! “ risponde Bea tutta convinta.

“ Ma che razza di ragionamento è!? “ esclamo io ridendo.

“ Secondo me, ha senso, metti che tuo figlio lo chiami Leonardo e poi scopri che ha un ritardo mentale, non puoi chiamare tuo figlio Leonardo se ha un ritardo mentale, sai quante battute ci farebbe la gente! Quindi, nomi troppo impegnativi no! “

“ Va bene, scartiamo Gaia e company! “ acconsento rassegnata.

 

“ Caterina? È bellissimo secondo me! “ propone Beatrice dopo un’ora che guardiamo quel libro, scoprendo che quello che piace a me non piace a lei e viceversa.

“ Caterina!? Non mi piace per niente! “ dico storcendo il naso.

“ No? – chiede lei un po’ delusa – Va bene scartato anche questo! Credevo fosse più facile francamente! “ sospira Bea chiudendo il libro.

“ Anch’io! “ esclamo .

“ Sì è fatto tardi! – dice lei guardandolo l’orologio che ha al polso- Meglio interrompere qui la ricerca. Domani tu devi andare a lavorare e anch’io! La riprenderemo appena possiamo! “

“ Sì, credo che tu abbia ragione! “ annuisco io guardandolo l’ora dal cellulare: è mezzanotte meno dieci, prima che ritorno a casa, che mi svesto e mi preparo per andare a letto sarà l’una molto probabilmente.

“ Buonanotte Bea! “ dico poco dopo sulla soglia del suo appartamento.

“ Buonanotte Lore! Mandami un messaggio quando arrivi a casa! “ risponde lei guardandomi scendere le scale.

 

La sveglia suona alle nove. È già arrivato un altro venerdì. Il venerdì è il mio “ giorno libero “, non dovrò andare a scuola questa mattina. I programmi della giornata sono: fare la spesa e nel pomeriggio vedere Bea per un caffé o forse per un gelato.

Mentre il latte è sul fuoco, controllo le notifiche sul telefono: c’è qualche messaggio di qualche collega di lavoro, uno o due di vecchi amici, ma francamente li leggerò dopo. La priorità adesso è mangiare.

Nel bel mezzo della collezione, però, squilla il cellulare.

Chi è che rompe a quest’ora! “ penso.

Guardo la schermata del telefonino, ma non è un numero che ho salvato in rubrica: di sicuro è la Tim, ci metto la mano sul fuoco. Riescono sempre a chiamarti negli orari più strani! Sono tentata dal non rispondere, ma poi penso che, forse, può essere qualche scuola che cerca una supplente.

“ Pronto! “ dico.

“ Lorena Giusti ? “ chiede una voce maschile dall’altra parte.

“ Sì, sono io perché? “ rispondo abbastanza seccata.

“ Sono della polizia! “ continua il tipo.

Polizia!? Di solito le multe non arrivano a casa?

Mi sforzo di ricordare se ultimamente sono passata con il rosso a qualche incrocio, ma non mi sembra.

“ Ah! E per cosa chiama? “ domando alla fine.

“ Conosce Beatrice Messina? “ chiede l’altro.

Colpo al cuore.

“ Sì perché? “ sussurro.

“ Potrebbe venire a casa sua? “

“ Certo! Potrei sapere almeno il perché? “

“ La prego venga! “ dice l’uomo riattaccando.

Rimango con il cellulare in mano per qualche minuto, mentre il cuore mi batte forte in petto. Lascio la colazione a metà, mi catapulto in camera mia, metto le prime cose che trovo, prendo la borsa e il cellulare e un quarto d’ora dopo mi chiudo la porta del mio appartamento alle spalle.

(continua)

MANDARINIA: la forza di un impero e la debolezza dell’orgoglio

MANDARINIA: la forza di un impero e la debolezza dell’orgoglio”   di   ADRIANO  PERRONE

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Questa è una storia di Imperi e degli usi del potere.
E’ la storia degli orrori della dominazione; dell’ascesa, del governo e della rovina di un popolo.
La “civilizzazione”, se così vogliamo chiamarla, ha sempre portato disgrazie.
Il maledetto impulso di espandere le società in imperi.
Ma questa volta cambieremo attori a registi.
Vedremo gli imperi in soggetti e in un’ottica che forse non avete mai considerato.
Gli esseri umani non hanno il monopolio della conquista, neppure della violenza e tantomeno della strategia militare.
Non me ne vogliano Alessandro Magno, Sun Tzu, Gengis Khan o Annibale.
Loro sono arrivati molto dopo.
Molto prima che l’uomo imparasse la conquista, gli insetti sociali (formiche, api, calabroni, termiti) costruivano imperi attaccando e conquistando, schiavizzando (vi sembra incredibile, vero?) e opprimendo.
Non siamo soli in questo pianeta.
Legioni e legioni di guerrieri si muovono ai nostri piedi.
L’antico impero della terra regna ancora.
E’ l’impero degli insetti!
Oggi vorrei parlarvi di un insetto davvero spaventoso.
L’orrore alato ha un nome: Mandarinia…. e sono vespe giganti.
Queste vespe sono diffuse in tutto il Giappone e il loro impero è celato nel buio, in luoghi isolati.
Queste vespe sono all’apice della loro potenza.
La Regina è vigorosa, le operaie sono forti, le guerriere sono tante… le celle da riproduzione sono piene da scoppiare.
Ovunque… bocche da sfamare.
Un’infinità di larve segnala di avere fame (le larve hanno due chele protuberanti) grattando sulle parete delle cellette.
Il suono prodotto da questo sfregamento mette in azione le vespe adulte; esse devono nutrire i piccoli che si cibano di carne fatta a palline e portate dai badanti.
Le larve devono nutrirsi costantamente.
Un’esploratrice parte, dunque, sorvolando campi lontani per trovare carne fresca.
Le vespe giganti sono lunghe quasi 8 cm e sono assassine esperte.
Afferrano la preda con i loro artigli aguzzi… con potenti mascelle staccano le membra e decapitano le vittime.
Gli occhi composti individuano il minimo movimento.
L’esploratrice trova una ricca preda indifesa: un alveare di api mellifere.
Le api europee.
La vespa gigante lo marca con i feromoni.
Le api europee, come dice il nome stesso, non sono originarie del Giappone ma sono state importate nell’ultimo secolo perché producono più miele e sono meno aggressive.
Ovviamente queste api straniere non si sono evolute con le vespi giganti e non sono in grado di fronteggiare un attacco del genere.
Per le vespi giganti, saranno prede facili.
All’arrivo dell’esercito le api europee non possono far altro che ammassarsi all’ingresso dell’alveare cercando di costruire un muro di corpi… una sorta di difesa disperata che potrebbe ricordare Masada, la fortezza che divenne nota per l’assedio dell’esercito romano durante la prima guerra giudaica e per la sua tragica conclusione.
Lì, le api si preparano a combattere fino alla morte!
Queste vespe sono grandi cinque volte più delle api e molto più determinate ad uccidere.
Il valore non basterà perché le api saranno smembrate a migliaia.
Eppure le api coraggiose non si arrenderanno e non fuggiranno.
Tra migliaia… riusciranno ad uccidere forse un paio di vespe ma tutte le altre entreranno nell’alveare e faranno strage di api a migliaia.
In pochi minuti la carneficina è compiuta.
Un epilogo prevedibile.
Una fine orribile.
In due ore, venti o trenta vespe, possono spazzare via un alveare di trentamila api.
Le vespe assassine riducono un intero alveare un tappeto di morti e qualche moribondo.
Una volta compiuta la strage di guerrieri e operaie, raziano a piacimento, a volte per giorni, tutto ciò che trovano.
Ogni colonia di api europee, una volta segnata dall’esploratrice delle Mandarinia, è condannata.
Gli incursori si abbuffano di miele leccandolo perfino dai cadaveri.
Le api non ancora nate verranno masticate fino a formare una massa proteica destinata a nutrire i piccoli di vespa… ma per ogni impero che sembra invincibile c’è un’avversario forte e pronto a sfruttarne la più piccola debolezza.
Per quanto solida sia la fortezza la miglior difesa è conoscere il proprio nemico e gli insetti hanno imparato questa profonda verità.
Alcune api, infatti, hanno imparato la lezione.
Alcune api sono cresciute, per secoli, all’ombra delle mortali vespe giganti.
Sono le Apis Cerana.
Una delle cose che hanno imparato è che le micidiali vespe, prima di ogni incursione, mandano delle esploratrici in cerca dei loro alveari.
Per sopravvivere, queste api giapponesi, devono catturare e uccidere la vespa esploratrice.
Ma come possono riuscire ad uccidere una vespa così grande e forte, con una corazza pressoché impenetrabile?
Nel tempo hanno sviluppato un’arma segreta.
Quando avvistano il nemico alla porta le api guerriere della specie Cerana non attaccano ma arretrano.
Con un veloce movimento dell’addome segnalano a tutto il gruppo un attacco a sorpresa.
L’arretramento delle guerriere viene interpretato dsalla vespa gigante come timore… e questo la induce ad entrare (l’orgoglio e la presunzione, a quanto pare, sono punti deboli in tutte le specie e in tutte le epoche).
Quindi la vespa entra nell’alveare e dopo che questa ha preso qualche vittima, viene attaccata da tutte simultaneamente.
Attenzione però: non la mordono e non la pungono.
Si lanciano in massa sulla vespa esploratrice avvolgendola in un’orda di corpi.
Con i loro corpi in movimento congiunto, premono contro l’insetto invasore e non solo.
Facendo vibrare l’addome in maniera coordinata creano una bolla di calore che soffoca la vespa… e in questo c’è un grande ingegno.
Le api possono tollerare anche una temperatura di 50°C… ma le vespe possono sopravvivere non oltre i 46.
La temperatura al centro di tutti quei corpi vibranti arriva a 47°C.
Le api continuano a prenere per circa ventri minuti.
Alcune api muoiono e altre ne prendono immediatamente il posto per non dare il tempo al calore di fuoriuscire o alla vespa di scappare.
Se l’esploratrice scappasse… sarebbe la fine.
Finalmente, dopo venti minuti, lo sforzo di premere e vibrare termina.
La vespa non potrà svelare la posizione dell’alveare.
E’ morta.
Anche le Apis Cerana hanno pagato un prezzo, molte sono morte, ma hanno salvato la loro casa.
Questa non è forse strategia di guerra?
Non è una forma di intelligenza?
Non dimostra, questo, che le api, come anche altri insetti, possano ricordare, imparare dall’esperienza e tramettere questa conoscenza ad altri della stessa specie?
Nel prossimo articolo vedremo un altro impero.
Un impero di sadici e viziati schiavisti!
Di chi stiamo parlando?
Abbiate pazienza…

Adriano Perrone

“LE LETTURE del Martedì e del Venerdì… Maria & Anna”

L’AMBASCIATORE  LONGOBARDO  di  Maria Pace

(quinta puntata)

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Lasciata la sala del banchetto, Teodolinda raggiunse il suo appartamento. L’accompagnava il principe Ausul, che aveva fatto gli onori di casa insieme alle ancelle che l’aspettavano nel corridoio.

Davanti all’uscio della sua camera privata, il principe si fermò, ma prima di accomiatarsi le consegnò un pacchetto.

“Da parte di re Autari, tuo promesso sposo.” disse.

La principessa prese il pacchetto e spinse l’uscio; all’interno c’era ad attenderla la nutrice.

“Piccola mia. – la donna le si avvicinò, chiamandola, con quella sua vocina così esile ed in contrasto con l’abbondante mole del fisico – Re Autari non è solo un valoroso guerriero, ma anche un uomo assai premuroso… Apri quel pacchetto… su… su…Non vedi che spasimo di curiosità…”

Nel pacchetto c’erano una minuscola chiave d’oro ed un ventaglio.

“C’è qualcosa scritto su questo ventaglio.” osservò la principessa.

“Che cosa aspetti? – la sollecitò la nutrice –Leggi cosa ti manda a dire il tuo sposo.”

Teodolinda lesse.

“Questa è la chiave del mio cuore, mia dolce Teodolinda, che solamente tu potrai aprire perché ne sei la Regina.”

“Che squisito cavaliere è il tuo sposo, mio piccola cerbiatta. – la voce della nutrice era tenera e commossa – Adesso so che sarai felice in questa terra.”

“Ma lui non mi ha mai vista.” replicò la principessa.

“Ti hanno vista i suoi ambasciatori… Ti ha visto il giovane Guadaldo, che avrà intessuto le sue lodi, piccola mia.”

Teodolinda sorrise poi andò a dormire, pensando al suo Campione che, come diceva la nutrice, doveva aver intessuto le sue lodi.

 


 

La notte era terminata.

L’Aurora mandava giù da cielo un chiarore iridescente e il cielo era di una limpidezza da ferire lo sguardo. Ci si abituava presto, però, ed era bello guardarlo.

La vita a palazzo iniziava presto, ma quel giorno, il giorno delle nozze del Re, iniziò ancor prima. Per alcuni, in verità il riposo non c’era neppure stato.

Anche la sposa, però, si alzò molto presto. Aiutata dalle ancelle si preparò per il grande

Un leggerissimo tocco di rosa sulle guance e un profumo sulla persona e sui capelli… per essi, in verità, molta più cura. Spazzolati a lungo, i bei capelli della principessa furono lasciati sciolti sulle spalle e divisi sulla fronte e portati dietro le orecchie.

Fu portato l’abito da sposa e lei lo indossò.Era di finissima seta bianca stretto in vita e trattenuto da una cintura d’oro; ampio e con ricami in oro sulle maniche e sull’orlo.

Non indossò gioielli, all’infuori di un paio di orecchini con due splendidi diamanti ed in testa un meraviglioso diadema tempestato di preziosi, che facevano parte del suo corredo di sposa.

L’uso longobardo, in verità, era che a fare il “dono del mattino” fosse lo sposo e non la sposa con la sua dote: un omaggio alla donna.

Il corteo lasciò il Palazzo e si diresse verso la Cattedrale.

Le campane suonavano a festa e tutta la città era per strada; tappeti di fiori per terra e fiori che scendevano giù da finestre e balconi sulla portantina della sposa tirata da quattro cavalli bianchi montati da palafrenieri del Re.

Le campane della Cattedrale la accolsero suonando; profumo di fiori ed incenso.

Teodolinda varcò la soglia al braccio del fratello.

Era un po’ pallida.

Entrò nella navata.

Il suono delle campane restò fuori e l’accolse invece un coro celestiale di bambini.

A passo lieve si diresse verso l’altare tra due ali di volti sorridenti. Sull’altare, di spalle, colui che stava per diventare il suo sposo, l’aspettava insieme al prete che doveva celebrare; il cuore le tremava mentre, sempre avanzando, continuava a fissare le sue spalle, la figura salda ed atletica.

Avanzò ancora; solo due o tre metri la separavano da lui ed egli finalmente si voltò.

Teodolinda si arrestò; suo fratello si girà a guardarla.

La principessa fissava come incantata il suo promesso: re Autari, il suo Campione, il generoso cavaliere che si era battuto per lei, il bell’ambasciatore longobardo dallo sguardo audace.

Il cuore le batteva così forte nel petto che temette potesse egli sentirne i battiti; l’emozione la fece impallidire, arrossire e impallidire ancora.

Lo sguardo seguiva trepidante la figura di lui che si staccava dall’altare e veniva verso di lei, sorridente ed innamorato: sentì le sue mani, forti e protettive, prendere le sue ed un brivido intenso le attraversò la schiena.

Le campane suonarono ancora, ma solo dentro di lei.

 

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“ZOMBI”   di    Anna  Caruso

(quinta puntata)

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“ Portatela nel bagno al primo piano, devo darle una lavata e vedere se ha ferite più gravi da qualche parte! “ ordinò Rosa.

Biagio e Giuseppe obbedirono senza fiatare. Il ragazzo era abbastanza preoccupato, continuava ad andare avanti e indietro per il bagno, intralciando la donna che stava preparando la vasca con l’acqua calda. Dava ogni tanto un’occhiata alla ragazza che sembrava più morta che viva.

“ Che ci fai tu ancora qua? “ gli chiese Rosa ad un certo punto, infastidita dall’averlo fra i piedi.

“ Potrei esserti utile “ rispose Biagio.

“ Lo sto notando! – disse Rosa alzando un sopracciglio – comunque adesso devo spogliarla, quindi smamma! “

“ Che cosa vuoi che sia! “

“ Su, su vai! “ disse alla fine la donna spingendo Biagio verso l’uscita e chiudendogli la porta alle spalle.

L’unica cosa che potesse fare era aspettare in salone che il tempo passasse. Se c’era una cosa che odiava era proprio stare in attesa senza poter far nulla. Decise che avrebbe finito il lavoro in cucina lasciato in sospeso da Rosa. Non era la prima volta che lo faceva, spesso costringeva l’anziana donna a riposarsi su una poltrona concedendo a lui l’onore di rendersi utile, ogni tanto.

Stava mettendo a posto le stoviglie, quando la donna chiamò lui e Giovanni per riportare la ragazza in sala. Le aveva messo un suo pigiama pesante. Quando l’ebbero posata sul divano, lei la coprì con delle calde coperte.

“ Non ha ferite sul corpo, ma scotta, mi sa che ha la febbre! Mi dispiace, Biagio, ma non so se può rimanere qua, prima o poi ritornerà tuo padre, poi se ha una famiglia saranno in pensiero! “ disse Rosa.

“ Lo so che non può rimanere qua! Prima di svenire ha detto un indirizzo: Via delle Primule 66, domani all’alba la porteremo là! “ concluse Biagio.

“ È in periferia! Saranno condomini! Se non sai il cognome, la vedo difficile trovare l’appartamento! “ gli fece notare.

“ Forse nello zainetto c’è qualcosa che ci può essere utile, la carta d’identità per esempio! “ propose lui.

Infatti, nel borsellino trovò una copia sgualcita: adesso sapevano il cognome e soprattutto che si chiamava Eleonora. Che bel nome!

Biagio passò tutta la notte al capezzale della ragazza, cambiandole le pezze di stoffa sulla fronte: finché non si svegliava non potevano fare altro. Mentre si prendeva cura di lei, la osservava: i suoi lunghi capelli neri, i suoi ricci così belli, la sua pelle che non era bianca, ma un po’olivastra, la sua bocca con le labbra rosse per la febbre. Poteva avere più o meno la sua età. Si vedeva che il suo sonno non era tranquillo, ogni tanto inarcava un sopracciglio, emetteva strani gemiti e muoveva di scatto le gambe. Sembrava più un sogno tormentato che un dolce riposo e lui non sapeva come alleviare la sua sofferenza.

Quando arrivò l’alba, decise che era giunto il momento di riportarla a casa. Giuseppe prese la sua auto privata, posizionarono la ragazza sul sedile posteriore, ben coperta, con la testa sulle gambe di Biagio. Sul sedile vicino al guidatore c’erano il suo zainetto e i suoi vestiti lavati premurosamente da Rosa. La macchina partì verso la periferia.

 

Filomena era seduta al tavolo della cucina: non aveva chiuso occhio. Eleonora non era tornata per ora di cena. L’aveva chiamata varie volte al cellulare, ma non rispondeva, non voleva pensare al peggio, ma era difficile non pensarci. Non era neanche potuta andare a cercarla, era pericoloso lasciare Emma da sola in casa, se si fosse fulminata una lampadina una delle stanze sarebbe rimasta al buio. Rischiava di perdere una figlia, mentre cercava di salvarne un’altra. Rimanere senza poter far nulla, se non aspettare l’alba, era stato uno strazio. Odiava rimanere là, senza saper nulla e senza far qualcosa.

Emma ci aveva impiegato un’ora per addormentarsi, era preoccupata per la sorella e soprattutto vedeva dalla faccia della madre che la situazione era grave. Aveva provato a distrarla, ma era stato difficile.

Filomena accolse le luci dell’alba con sollievo: ero poteva andarla a cercare. Non poteva perdere anche lei, aveva già perso molto nella sua vita. Le mancava già il sorriso dolce della sua bambina, della sua piccola donna. Quel sorriso non andava mai via, anche quando era stanca, lei lo aveva sempre, lo aveva conservato anche dopo la morte del padre. In casa si sentiva già la sua mancanza. Eleonora riusciva a portare ovunque andasse allegria e buon umore, risollevava il morale a sua sorella, aveva sempre tante premure per tutti e non chiedeva nulla in cambio, se non vedere ricambiato il suo affetto.

Le sue due figlie erano molto diverse: Emma aveva preso i capelli biondi del padre e gli occhi azzurri della madre, mentre Eleonora aveva gli stessi occhi nocciola di Luca e i suoi stessi capelli neri.

Sì vesti in fretta, lasciò un biglietto sul tavolo per la figlia, chiuse piano la porta di casa per non far rumore e si catapultò per le scale.

L’aria fredda del mattino fu un toccasana per lei, le diede un po’ d’energia. Aveva gli occhi rossi dal pianto e dalla stanchezza. Così quando vide un ragazzo con imbraccio qualcuno non ci fece molto caso. Mentre si avvicinava, però, riconobbe un viso familiare incorniciato da lunghi capelli scuri. Non c’era alcun dubbio: era Eleonora. Filomena per poco non svenne per la troppa emozione: c’era qualcu

lui.

Infatti, nel borsellino trovò una copia sgualcita: adesso sapevano il cognome e soprattutto che si chiamava Eleonora. Che bel nome!

Biagio passò tutta la notte al capezzale della ragazza, cambiandole le pezze di stoffa sulla fronte: finché non si svegliava non potevano fare altro. Mentre si prendeva cura di lei, la osservava: i suoi lunghi capelli neri, i suoi ricci così belli, la sua pelle che non era bianca, ma un po’olivastra, la sua bocca con le labbra rosse per la febbre. Poteva avere più o meno la sua età. Si vedeva che il suo sonno non era tranquillo, ogni tanto inarcava un sopracciglio, emetteva strani gemiti e muoveva di scatto le gambe. Sembrava più un sogno tormentato che un dolce riposo e lui non sapeva come

no che le proteggeva da lassù.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I SOPRAVVISUTI di Gabriella De Arcangelis

CAPITOLO  24 °

 

Arrivati presso il misero cumulo di macerie che una volta avevano formato una delle astronavi più potenti, Leone e Lupo furono i primi ad avvicinarsi ai resti ancora leggermente fumanti.

Leone si chinò per vedere meglio quelle macerie, il figlio fece altrettanto.

Il gruppo si avvicinò a gruppetti, chiacchierando tra loro circa l’impossibilità di tirar fuori qualcosa di utile da quell’ammasso.

Lupo rese parole quei pensieri << Padre … è solo un enorme ammasso >>

<< Sotto, figlio, bisognerebbe vedere sotto … sono certo che sotto, qualcosa di utile potremmo vederlo. La Maxi si è come accartocciata su se stessa, custodendo e proteggendo il sotto >>

<< I raggi elevatori ? >>

<< No, servirebbero solo a spostare l’ammasso, come lo chiami tu … forse i raggi escavatori >>

<< Ma scavando, non potrebbero distruggere quell’eventuale poco mantenuto ?>>

<< Se diamo degli ordini precisi ai raggi … no, non li distruggerebbero >>

<< Allora proviamo … che ordini devo dare ? >>

<< Non puoi farlo solo tu, dovremo essere almeno in 4, ognuno da una parte, in modo di arrivare al nucleo che ci interessa … sarà più facile controllarlo >>

<< Giusto … Falco, Cigno, venite qua con i raggi escavatori >>

I quattro si sistemarono intorno all’ammasso e, al “via” dato da Leone, spararono i raggi al minimo della potenza.

<< Controllate dove il raggio scava … >> suggerì Leone << … e siate pronti a disattivarlo non appena comincerete a vedere qualcosa di solido non ammassato>>

Tutto cominciò e continuò in silenzio : silenzio il gruppo rimasto a guardare, silenzio i quattro al lavoro intorno ai resti, silenzio rotto soltanto dal leggero “zzzzz” dei raggi. Silenzio fino a quando Falco << Stop ! credo di aver intravisto qualcosa >> I raggi furono spenti e gli altri tre si avvicinarono a Falco.

Leone attivò il raggio illuminante << Eccolo ! eccolo il nucleo ! ragazzi ora il raggio elevatore al minimo della potenza … indirizzatelo dall’interno verso l’esterno >>

Di nuovo si percepì solo il “zzzzz” dei raggi. Il resto del gruppo si avvicinò piano, in completa assenza di rumore.

Pezzi di ammasso venivano spostati non solo con facilità, ma anche con una precisione millimetrica, fino a che non rimase che l’ammasso centrale.

<< Bene … adesso lavoro di cesello … con il raggio ossidrico, punta sottile … passate intorno come a formare piccole corone concentriche, così, vedete ? … piano, mi raccomando, non dobbiamo colpire il centro, ma solo gli strati periferici … bene, continuiamo ancora un po’… un po’ … un po’ … stop ! perfetto ragazzi … ora con gli elevatori spazziamo via il superfluo … perfetto … adesso i raggi analizzatori, puntateli e vediamo cosa ci risponde il display >>

Tutto il gruppo si era avvicinato e guardava interessato, aspettando l’esito, in silenzio. Quando i 4 display si illuminarono solo la voce di Cigno interruppe quel silenzio carico di attesa << Si vede qualcosa, nel mio si vede qualcosa ! >>

<< Eccolo lì il verme schifoso ! >> esclamò Leone << Ferma l’immagine Cigno, fermala ed ingrandiscila >> tutti guardarono e poi Lupo << E’ un “attira raggio”>>

<< Esatto figlio … un sofisticato aggeggio messo per attirare elettricità negativa, una volta immagazzinata, la respinge esplodendo … cavoli ! è messo proprio sotto la leva di atterraggio ! >>

<< Tutto programmato Leone … >> Kyra intervenne per la prima volta << … quella leva va azionata solo … solo ad atterraggio avvenuto, prima di spegnere il motore Leone … allora come mai la Maxi è esplosa qualche minuto dopo ? eravate scesi e con voi i bagagli >>

<< Giusta osservazione Kyra, ma … >>

<< … ma ? >>

<< … no, non è possibile … >>

<< Cosa non è possibile padre ? >>

Leone si coprì il volto con le mani scuotendo la testa << Che c’è Leone ? >> chiese con un po’ di ansia Kyra.

Leone si alzò, si fece largo, si guardò intorno << Dov’è ? dov’è Mino ? >>

Un altro del gruppo di Leone, Lauro, rispose << Non è venuto con noi, mi ha detto che proprio tu gli avevi chiesto di restare al campo base, che serviva un controllo e poi … >> << … e poi un cavolo ! è stato lui, è stato lui ! >>

Tutti si guardarono, Lupo si rivolse al padre << Leone, è stato lui a fare cosa ? >>

<< Quando ho acceso i razzi frenanti, mi ha chiesto di prendere lui i comandi – dammi questo onore Leone – mi ha detto – l’onore di far atterrare la Maxi su T/1 – quando sono sceso ho sentito che la Maxi ancora vibrava, ma … ero felice, emozionato … lui è stato l’ultimo a scendere e lo ha fatto correndo. La fortissima tuta ignifuga che sempre indossiamo in volo lo ha comunque protetto … sapendo cosa stava per accadere si è subito accucciato … non ci ho pensato, come potevo pensare che uno di noi … uno di noi … torniamo al campo, Mino pagherà, poteva ucciderci tutti … da chi ha ricevuto quest’ordine … >>

<< Padre … fermati >> Lupo bloccò Leone per un braccio << torniamo alla base, scoviamo Mino, ma calmati >>

<< Calmarmi ! ma ti rendi conto cosa mi stai chiedendo ? >>

<< Sì, di calmarti. Se Mino ha ricevuto ordini da chi pensiamo … pensiamo anche che possa essere monitorato … torniamo e facciamolo spogliare, esaminiamo la sua tuta >>

<< Giusto … >> intervenne Kyra << … potrebbe avere con sé un micro comunicatore >>

<< Se così fosse … Saggio sa che siamo vivi ! >> disse Leone sgranando gli occhi.

<< Non solo … >> si inserì Lupo << … ma è anche venuto a conoscenza dei nostri piani, Mino era presente alla riunione >>

Leone non ci pensò due volte, indossò i razzi di volo e si diresse verso il campo base, gli altri non poterono far altro che seguirlo.

Mino stava tranquillamente parlando con Cleto proprio al centro dello slargo intorno al quale tende e alloggi riprodotti formavano un cerchio.

Leone atterrò per primo, andò verso Mino, con una mano lo attirò per lo scollo della tuta, con l’altra gli sferrò un pugno. Immediatamente atterrato dopo di lui, Lupo bloccò suo padre, mentre Mino, in terra, guardava i sui compagni che, a loro volta erano atterrati, con occhi interrogativi. Poi si rivolse a Leone.

<< Ma che ti prende ? sei impazzito ? predichi la calma, predichi di non essere mai volenti e poi … >>

<< Lurido traditore ! quanto ti ha pagato, eh ? oppure cosa ti ha promesso ? >>

<< Ma chi ? cosa ? cosa stai dicendo ? >>

Cleto intervenne in aiuto di Lupo, quando Leone stava per colpire di nuovo Mino

<< Siamo andati a controllare l’astronave e abbiamo capito. Inutile che tu faccia finta di non sapere. Ci hai tradito tutti ! tutti ! spogliati ! qui e subito ! >>

Intanto la gente del campo, allertata da quelle grida, si avvicinò facendo circolo attorno a quella scena. Perla era subito accorsa, pensando ad un ennesima lite tra padre e figlio e lo disse a Kyra che la rassicurò, ma le raccontò quanto avessero scoperto.

Mino si guardava intorno, non vedeva vie di fuga. Spaventato dall’atteggiamento non solo di Leone, ma di tutti i suoi compagni << Ma che avete tutti ? mi volete spiegare ? >> << Non ci sono spiegazioni da dare da parte dei tuoi compagni Mino>> riprese  Leone << Sei tu che ci devi delle spiegazioni ed anche valide, ma prima ti spogli >> << Ma Leone ragiona … >> << No ! non ragiono ! e ringrazia Lupo e Cleto che mi stanno tenendo altrimenti saresti già un ex-Mino ! >>

ancora più impaurito, Mino cominciò a togliersi la tuta.

<< Ma perché mi chiedi di spogliarmi ? cosa pensi che io abbia sotto la tuta ? >>

<< Spogliatiii !!! >>

In breve Mino rimase lì, davanti a tutti, nudo come un verme.

<< Falco, raccogli gli indumenti e controllali attentamente >> ordinò Leone.

Falco eseguì immediatamente, ma non trovò nulla. Lo disse agli altri scuotendo la testa. Poi Leone << Tienigli le mani indietro e tienile ben salde Falco >>

Cercò di divincolarsi dalla morsa di Lupo e Cleto, ma non riuscendoci, chiese a Cigno.

<< Cigno … scuotigli la testa >>

Cigno obbedì e dalla testa cadde quello che Leone cercava.

A quel punto Leone divenne una furia scatenata e fu necessario che altri lo tenessero, sarebbe stato in grado di uccidere Mino.

Resosi conto che la forza bruta era un’esternazione che sempre aveva aborrito, cercò di calmarsi << Perché ? perché Mino ? ti rendi conto in che situazione hai messo tutti noi ? Saggio ora sa che siamo vivi, sa del nostro piano, sa … >>

<< … non sa niente Leone, niente. E’ vero … è lui che me lo ha messo, mi ha pagato, sì è vero, molto, mi ha pagato molto … ma … io non l’ho attivato, puoi constatare da te, non l’ho fatto >>

<< Posso vedere che ORA è disattivo, non posso sapere se lo era anche prima, ieri, prima di ieri … hai azionato il particolare detonatore messo sotto la leva di atterraggio, ecco perché hai voluto tu i comandi alla fine, ecco perché sei sceso per ultimo, ecco perché correvi, perché sapevi >>

<< Quello l’ho dovuto fare Leone, ma ho voluto pilotare io perché tu non lo sapevi. Come avresti toccato terra, avresti spento i razzi e la Maxi sarebbe esplosa subito … ho preso tempo, il tempo che vi allontanaste quanto bastava … forse qualche bruciatura, ma niente di più. In quel momento … in quella confusione l’ho disattivato … puoi vedere da te, puoi attivare la registrazione e vedrai che è vuoto>>

<< Se così è, e bada che non ti credo, perché lo hai continuato a tenere in testa ? perché non te ne sei disfatto ? >>

<< Lo vedi questo rivolo di sangue Leone ? lo vedi ? dal naso mi esce per il tuo pugno, ma da qui ? dalla testa ? perché mi scende anche dalla testa ? me l’ha arpionato ! capisci ? arpionato ! >>

<< Cigno ti ha solo scosso la testa, non te l’ha toccata. Come ha fatto a cadere se era arpionato ? >>

<< Quello è stato merito tuo. Il tuo pugno mi ha preso alla sprovvista, sono caduto … ho sentito che si stava staccando, non hai notato il sangue che scendeva anche prima che Cigno mi scuotesse ? >>

<< Sì, apposta gli ho chiesto di farlo … Kyra raccoglilo e passalo ai raggi analizzatori>>

Kyra fece quanto richiestole. Tutti aspettavano l’esito del display. Lupo e Cleto non lasciarono Leone anche se sembrava essersi calmato.

Dopo qualche istante il led del display segnalò verde. Kyra diede il raggio analizzatore a Leone << Vuoi vedere tu ? >>

Anche se con apprensione, Lupo e Cleto lasciarono Leone, l’uomo prese l’analizzatore dalle mani di Kyra, pigiò il tasto ed il responso apparve : Vuoto – memoria vuota – pregresso vuoto – data di disattivazione : da 5 giorni ad oggi.

Leone perse tutte le forze, si lasciò andare in terra in ginocchio, il display gli scivolò dalle mani. Lupo lo raccolse e lesse, passando poi il raggio analizzatore a Falco e, da Falco, di mano in mano, tutti appresero la terminale innocenza di Mino. Ma non l’inziale : lui aveva accettato di tradire, salvo poi ripensarci, per fortuna, in tempo. In tempo per non averlo fatto, in tempo perché tutti fossero salvi. Una voce distrutta, ma forte e sicura, la voce di Leone.

<< Non hai attuato quanto ti era stato richiesto Mino, gli analizzatori non sbagliano né possono essere manovrati, sono particolarmente schermati per questo. Ne prendo atto … ma ciò non toglie quello che poteva essere, anche se non è stato. Ciò non toglie che non avrai più, e sottolineo PIU’ la mia fiducia. Per questo chiedo il giudizio del gruppo circa la tua sorte e a quello mi atterrò. In attesa del responso chiedo a te, Falco, di mettere sotto sorveglianza Mino. Usa i razzi laser, in modo che lo stesso non abbia alcuna possibilità di fuga. >>

Faticando come se dovesse risollevarsi dagli inferi, Leone si alzò e si diresse alla sua tenda, respingendo gli aiuti sia di Lupo che di Perla.

I terranauti si sciolsero parlottando a gruppetti sull’accaduto e tornando ai propri lavori.

Dopo una decina di minuti, sullo slargo, rimasero solo Cleto, Lana, Kalen, Falco, Lupo e Kyra. Cleto prese la parola per tutti.

<< Ragazzi … possiamo in qualche modo esservi di aiuto ? disponete pure di noi … ritengo di parlare a nome di tutti, concordate ? >>

Gli altri capi assentirono fortemente convinti, Lana aggiunse.

<< Non sappiamo cosa dica la vostra legge in merito … la nostra per tradimento è … espulsione dal gruppo >>

Fu Kyra a prendere la parola << Grazie per stringervi intorno a noi, grazie veramente. Ritengo anche io di poter parlare a nome di tutti … penso che l’aiuto migliore che potete darci è quello di continuare ad impegnarvi nei propri incarichi come se nulla fosse accaduto. Lo so, qualcosa è accaduto ed è anche grave, ma … sarà il gruppo a giudicarlo ed il responso sarà accettato da tutti noi, qualunque esso sia … per inciso Lana, anche la nostra legge prevede l’espulsione. Lupo, raggiungo Perla >>

Perla era nella gande tenda, seduta al tavolo stava consultando il suo tabloid palmare.

<< Perla … >>

<< Kyra, vieni, stavo guardando abiti … ne ho già riprodotti diversi, ma vorrei diversificarli, non mi piace molto l’idea della “divisa”. Puoi consigliarmi anche tu?>>

<< Invidio la tua forza Perla … io sono molto scossa dall’accaduto, non riesco a pensare ad altro >>

Perla la guardò con tenerezza << Vieni qui Kyra, siediti accanto a me … ho saputo che la gente di Cleto, ma ritengo anche gli altri, chiamano questo il tavolo sospeso, oppure le poltrone sospese … simpatico il modo >>

<< Non sanno capire come facciano a sorreggersi senza zampe o sostegni >>

<< Pensi davvero che io sia forte ? è proprio perché non lo sono che ho deciso di impegnare subito la mia mente. Leone, in questo momento, gradisce rimanere solo … poi mi hai assegnato un compito, no ? >>

<< Qual è il tuo punto di vista in merito ? >>

<< In merito al compito ? >>

<< No … in merito a Mino … al tradimento >>

<< Mino non è il primo a tradire la fiducia di chi credeva in lui, non è il primo e non sarà l’ultimo. Mi dispiace soprattutto per Leone, lui sì che credeva in Mino, nonostante … io no. Glielo avevo anche detto, Mino non mi convinceva. Non c’era un perché, non mi convinceva e basta … Leone mi ha anche preso in giro – tu e le tue sensazioni – mi ha risposto >>

<< Veramente non avevi motivo di dubitare di lui ? >>

<< Veramente, simpatico, sempre allegro, sempre disponibile … eppure non mi piaceva. Comunque … l’importante è che Saggio non sappia nulla di noi e soprattutto non ci sia accaduto nulla … il resto si vedrà >>

 

LABORATORIO DIDATTICO – Inquinamento dell’aria

PROGETTO DIDATTICO   con il supporto del libro storico-ambientalee

“L’Età perduta” storico-ambientale  di Maria PACE

 

INQUINAMENTO

Smog: sono svariate le cause che provocano questo tipo di inquinamento: il concentrarsi delle attività umane, l’emissione nell’atmosfera di sostanze chimiche dal traffico, impianti di riscaldamento, ecc..

Quedti inquinamenti primari possoell’edi subire processi di trasformazione (ossidazione, deposizione di acidi) ed innescare una serie di reazioni foto-chiniche ( doprattutto in estate  che possono portare alla diminuzione dell’ozono, il quale se è benefico nell’atmosfera, è  nocivò nei bassi strati.

Piombo:      le prticelledi piombo emesse nell’aria sono assai nocive per l’uomo. Sappiamo che il piombo è già presente nell’aria in minime quantità, ma l’uomo lo assume direttamente da attività industriali, vernici al piombo, veicoli a benzina, ecc.

INDIRETTSMENTE da frutta e verdura contaminata, come quela coltivata lungo le utostrade oppure esposta nei luoghi di grande trafico.

DIRETTSMRNTE da attività industriali, vernici a piombo,veicoli di benzin

NOTA:  è più facile portar via grosse quantità di piombo che piccole e sono più pericolosi i quantitativi un po’ più lontano dalle autostrade che non quelli delle immediste vicinanze.

Amianto:        uno di materiali più nocivi per lasalute dell’uomo. usato nell’edilizia (pareti prefabbricate, cementi, ecc) questo materiale ha rilevato la sua tossicità solo dopo un periodo relativamente lungo, qusndo cioè gli effetti erano già imaccettabili.   Per l’estrszopne basta citare l’esempio della cavs on Piemonte a  Balangera,dove un’altissima percentusle di lavoratori si ammalò di cancro. La cava fu chiusa

agli inizi degli anni novanta.

IL  NUCLEARE   Le radiazioni si misurano in  REM.  Vi sono radiazioni naturali provenienti dal cormo e dall’atmosfera e l’uomo riesce ad assorbirne una certa percentuale senza rischio.  Riguardo, però, le adiazioni artificiali causate dall’uomo, il discorso cambia.  Si calcola che in un anno noi ne assorbiamo intorno ai 70 dal suolo inquinato, 40 circa da radiografie, altre 10 da vicinanza a centrali nucleari, e altre 10 da vicinanza al carbone, La massima tolleranza dell’uomo è di 100m REM.

nota:a  negli anni 50,  subito seguitoi alla seconda guerra mondiale, la pericolositàdellle  radiazioni fu sottovalutata. Episodi di gravi inquinamento furono quelli avvenuti in Giappone, a Chernobyl, e da non dmenticare neppure la fuga di radiazioni avvenuta in Italia a Seveso.

 

I SOPRAVVISSUTI di Gabriella DE ARCANGELIS

CAPITOLO 23

 

Il campo base non solo era ormai tutto sveglio, ma anche in fermento.

Sia Cleto che Lana che Kalen si erano dati da fare ad organizzare i propri gruppi. Lupo affidò i nuovi arrivati a Mira ed Iris che subito e con gioia si occuparono di loro. Leone s’informò chi fossero e si accontentò di poche spiegazioni che sia Lupo che Kyra gli diedero, ma poi << Ho chiesto ai nostri di raggiungerci nello slargo dove ieri siamo atterrati, ma nel pomeriggio. Alcuni sono andati a caccia, altri stanno continuando a riprodurre alloggi … insomma hanno tutti molto da fare. Noi in cosa possiamo contribuire Lupo ? >>

<< C’è molto di cui potreste occuparvi padre … la riunione … non potrebbe essere rinviata per il momento ?>>

<< Farla in serata anziché nel pomeriggio, ma si deve fare Lupo. Là, su T/2 c’è gente che ha bisogno del nostro intervento … a proposito, Cleto mi ha parlato di una caverna dove sono stati trovati resti di abitazione in marmo … perché riprodurre alloggi così, non si potrebbe farli direttamente in marmo ? >>

<< Certo che sì Leone, ma questa gente … abbiamo stravolto la loro vita, anche migliorata se vuoi, ma stravolta. Abbiamo ritenuto che, come primo passo, riprodurre alloggi come i loro, giù nella caverna, potesse farli abituare un po’ per volta >>

<< … uhm … giusto, ma noi ? ancora nelle tende ? per noi non si potrebbe … >>

<< … una cosa per volta padre, una cosa per volta. Dobbiamo prima pensare a loro, noi … stiamo bene anche così. Non ci manca nulla nelle tende >>

<< Lascio partire per T/1 un figlio che pensava solo a divertirsi … arrivo qui e trovo un figlio … cambiato e cambiato in meglio. Scommetto che il merito è tuo Kyra >>

<< Mi dai troppi meriti Leone … a volte le persone si nascondono, ma poi, quando serve, tolgono la maschera >>

<< … sì … decisamente … dimenticavo, Perla ha chiesto di te Kyra … ce l’hai due minuti per lei ? >>

<< Volentieri Leone, dove la trovo ? >> << Nella sua tenda >>

Kyra trovò il pannello d’entrata aperto << Posso ? buon giorno Perla, come va, sei riuscita a dormire ? >>

<< Vieni, vieni Kyra … sì, devo dire che non credevo di dormire tanto ero agitata, ma poi ho riposato veramente bene, tu ? >>

<< Abbastanza … Leone mi ha detto che mi cercavi. C’è qualcosa che posso fare per te ? >>

<< Più di quello che hai fatto ? ci ha salvato tutti >>

<< Ho già detto a Leone che mi date troppi meriti >>

<< Se te li diamo è perché ce li hai … scusami, ma ho visto che … insomma va bene con Lupo ? lo so, sembro invadente, ma … sono una madre, una madre che ha visto soffrire suo figlio quando tu ti sei allontanata da noi … no, aspetta, non voglio né rinvangare il passato né tanto meno criticarti … quello che hai passato … l’ho capito meglio quando anche io ho creduto di perdere quello che di più prezioso avevo : mio figlio. Leone mi ha riferito di avervi visto abbracciati ed il mio cuore si è riaperto ancora di più. Ti voglio bene Kyra, sei cresciuta sotto i miei occhi e … non posso che essere felice se tu e Lupo … >>

<< … io e Lupo … forse posso dire che ci stiamo riprovando Perla, ma vogliamo andare per gradi, con calma. Dividiamo la stessa tenda, dormiamo insieme, ma credimi, per ora, a parte qualche bacio, non c’è nulla di più. Non è che non lo vorremmo, soprattutto lui, ma … non voglio correre >>

<< Ritengo che sia giusto Kyra. Prendetevi tutto il tempo che serve. Ma non ti ho chiamato qui solo per questo. Vedo che tutti sono indaffarati … cosa posso fare Kyra ? non mi piace stare qui in panciolle, ma, a chiunque chieda, mi sento rispondere che devo solo pensare a riposarmi, ma mica sono malata ! allora ? di cosa puoi incaricarmi ? >>

<< Incaricarti ? io ? … uhm … aspetta, forse una cosa … Perla quali abiti hai portato con te ? >>

<< Abiti ? … beh … a parte la tute vuoi dire ? qualche mini abito l’ho portato … le tuniche che indossiamo sopra i pantacollant, ma perché ? >>

<< Avrai avuto modo di vedere come vestono queste persone … riprodurre degli abiti ? come la vedi ? >>

<< Non saranno troppo avveniristici per loro ? magari per le giovani, ma le donne che hanno qualche anno in più ? per noi è naturale a qualunque età, ma … e poi, gli uomini ? >>

<< Ho notato che donne particolarmente anziane non ce ne sono, a parte qualche rara eccezione … per gli uomini .. abiti di Leone ? per i maschietti può anche essere più naturale indossare pantaloni, o no ? >>

<< Sì, certo, ma non così aderenti. I nostri pantaloni, siano tute che sotto abiti, son come una seconda pelle … non so … però ci si può provare. Qualcuna che potrebbe farmi da modella ? chi mi suggeriresti ? >>

<< Intanto Viola … è una leader tra la gente di Cleto, oppure anche Clarence, la compagna di Sigis >>

<< Ma sì, dai, ci si può provare … mandami le due che hai nominato. Io riproduco degli abiti e glieli faccio trovare pronti, ma tu non hai portato abiti con te ? >>

<< Sì, qualcuno sì, anche se non ho mai avuto occasione di indossarli finora >>

<< Allora portameli qui e anche quelli delle altre nostre donne … io chiamo quelle venute con noi, tu le vostre … almeno ci saranno taglie, modelli e colori diversi >>

<< Bene Perla, compito a casa : rivestire i sopravvissuti >>

Dopo più o meno un’ora, diverse donne erano assiepate dentro e fuori la tenda di Perla e Leone. Donne euforiche, contente di togliersi quello che indossavano per un abito nuovo. Per loro non significava solo cambiarsi il vestito, significava entrare in una situazione diversa.

Quando i terranauti tornarono dalla caccia, trovarono un villaggio diverso. Diverse donne ormai camminavano tranquille con i loro abitini nuovi, riprodotti dai modelli degli abiti che erano abituati a vedere alle loro donne. Ed ora toccava ai maschietti. Meno euforici delle loro compagne, stentarono un po’ ad accettare il cambio. Non erano più abituati a sentirsi le gambe inguainate e non avevano la stessa disinvoltura, ma erano comunque contenti di non sentire più il ruvido sulla pelle e questo era già qualcosa.

La preparazione del pranzo comune spettò, questa volta, alle donne di T/2. Fu loro il compito di “ tornare indietro “ : non cucinare aiutate da raggi o elettrodomestici super veloci, ma riuscirono a governare al meglio il fuoco, a condire solo con erbe aromatiche e, per l’ora più o meno stabilita, conigli, lepri e pesci erano comunque belli e pronti ed il profumino allettante.  

Non meno stupito degli altri, Lupo si rivolse a Kyra.

<< A chi dobbiamo tutto questo mutamento ? >>

<< Non guardare me, il merito è tutto di tua madre. Mi ha chiesto cosa potesse fare per rendersi utile e … ecco il risultato >>

<< E i vestiti ? >>

<< Quelli di Perla, i miei, delle altre e per i maschietti … tuo padre, quelli dei nostri compagni e … i tuoi  >>

<< Fantastico, cominciamo ad amalgamarci ! loro con noi e noi con loro, anche quello che abbiamo mangiato è stato fatto con … >>

<< … con il fuoco, quello vero. Non riprodotto dai raggi, ma dai …legni >>

<< Sei incredibile Kyra ! >>

<< Ma guarda che io non ho fatto nulla, proprio nulla. Ho solo dato un’idea a tua madre e l’ho aiutata, tutto qui. Il resto … il resto è venuto spontaneo. La voglia di integrarsi era insita in loro come in noi … bastava spingerla. Voi, del resto, non avete cacciato ? >>

<< Non è stato difficile, noi … lo ammetto, abbiamo usato i raggi >>

<< Comunque avete cacciato. Tuo padre sta venendo verso di noi, sarà per la riunione ? >>

<< Vuole farla per forza >>

<< Perché sei così contrario ? >>

<< Non sono contrario Kyra … è che … capisco che su T/2 hanno bisogno del nostro aiuto, ma da qui … cosa possiamo fare effettivamente da qui ? >>

<< Nella riunione ce lo spiegherà. Tuo padre non è uno sprovveduto all’arrembaggio, un piano lo avrà, no ? >>

E il piano fu spiegato. Quella sera stessa avrebbero avuto un contatto con altri adepti << … sapremo quando la missione avrà inizio e quindi dovremo, per quel momento essere pronti. Con gli strumenti che abbiamo portato dovremmo costruire dei raggi come quelli che hanno liquefatto la vostra astronave >>

<< Per liquefare cosa Leone >> chiese Lupo

<< Il Motore Centrale >>

<< Il Motore Centrale ? ma così bloccheremo T/2 ! >>

<< Infatti. Dobbiamo distrarre Saggio, impegnare lui e chi lo adora ad adoprarsi per schermare completamente la prima cupola. Tutto il resto di T/2 potrà, così, fuggire>>

<< Cerchiamo di ragionare con calma padre. A questo punto lui ritiene di avervi fatto fuori, usando quei razzi capirà. La sua vendetta potrebbe essere tremenda, tremenda e letale per tutta T/1 >>

<< No Lupo. Noi dobbiamo riprodurre razzi che liquefacciano il Motore Centrale, ma niente li condurrà a noi … perché il M/C è controllato da un apparato autodistruggente. Dobbiamo causare la causa e scusate il bisticcio di parole. Lui e, non solo lui, penseranno ad un disturbo locale. Può avvenire, non mi guardate con quella faccia. Saggio vuole aprire, e lo avrà già fatto, un varco in alto, questo l’ho già detto a Lupo ed a Kyra. Ciò non solo renderà l’aria nella cupola irrespirabile, ma permetterà anche di far passare … fulmini cosmici che noi produrremo. Questi fulmini, colpendo il M/C, provocheranno l’autodistruzione. Lui penserà ad una casualità, i suoi scienziati amici cercheranno di far riattivare il Motore … ci riusciranno ? non ci riusciranno ? non ci interessa. Per il momento ci interessa solo far partire gli altri … tutti >>

<< Tutti … nel senso di tutti ? >> chiese Falco quasi allarmato.

<< Certo Falco, tutti nel senso di tutti >>

<< Ma padre … circa novemila persone ? >>

<< Più o meno, Lupo, più o meno >>

<< E quante astronavi serviranno ? ammesso che Saggio ed i suoi saranno distratti e presi ad aggiustare il M/C, vuoi che non si accorgeranno di … di un esodo di massa?>>

<< Te l’ho detto Lupo, saggio è esaltato. Il potere lo esalta e lui è il potere che vuole, il potere totale. Quando si renderà conto che il Motore Centrale è fuori uso, l’unica cosa che conterà per lui sarà farlo rifunzionare. Tutto il resto non lo interesserà più >>

<< Leone, ascoltami … non si accorgerà che circa novemila persone si stanno imbarcando su … su quante astronavi ? quante ce ne vorranno per tutta quella gente, ci hai pensato padre ? >>

<< Lupo, ti rendi conto che con il Motore Centrale fuso tutto si fermerà ? tutto ! i collegamenti, la luce, le comunicazioni … tutto. La base di lancio, l’astroporto, è nella quinta cupola … quattro cupole dopo la prima … tutto dovrà avvenire il decimo giorno del prossimo mese. Ti sei scordato che ricorrenza sarà ? >>

<< Il 10 di … il “giorno dell’arrivo” ? >>

<< Bene, ti ricordi. E ti ricordi anche che cosa avviene nel “giorno dell’arrivo” ?>>

<< E’ l’anniversario dell’arrivo dei nostri antenati su T/2 >>

<< Lupo … >> intervenne Kyra << … quel giorno tutti sono tenuti ad andare alla celebrazione che si tiene, per l’appunto, nella quinta cupola. E’ lì che scesero i nostri antenati. Quella cupola è stata appositamente adibita ad astroporto. >>

<< Oh ! meno male ! almeno una mi capisce … no, perché mi guardate tutti come se fossi diventato pazzo ! quello è l’unico giorno in cui nessuno, ripeto, nessuno, non rimane nessuno nelle altre cupole ! >>

<< Va bene, hai ragione Leone … >> riprese Lupo << … ma se mandiamo fuori uso il M/C, come si apre la cupola ? >>

<< Un nostro adepto azionerà l’apertura di emergenza … siamo già d’accordo su questo. Dopo averla aperta salirà in corsa su di un’astronave e verrà via come tutti gli altri. Quando Saggio si accorgerà di tutto … le Maxi saranno già in volo >>

<< E Saggio non potrà fare nulla perché nulla funzionerà >>

<< Oh ! finalmente ti sei svegliato ! certo rischi ce ne sono, non lo nascondo e lo sanno anche gli altri, anche se … lo sanno solo i nostri adepti. Agli altri spiegheranno solo … una storia. Volo promozionale sulle nuovissime Maxi, poi, una volta in volo … sapranno >>

<< E se non volessero ? se, nonostante tutto, non volessero lasciare T/2 ? >>

<< Una Maxi sarà in volo telecomandato … potranno trasbordare >>

<< E noi … >> intervenne Falco << … nel frattempo noi cosa dovremmo fare ? >>

<< Preparare sia la venuta di tutte quelle persone, sia preparare la difesa >>

<< La difesa ? >> chiese questa volta Cigno.

<< Saggio ce la farà sicuramente pagare. Dobbiamo riprodurre razzi liquefattori a lunga gittata. Come avremo comunicazione che le astronavi sono nello spazio coperto, dove si interrompono le comunicazioni, dovremo spararli sugli obiettivi strategici e annientarli, tutti, uno dopo l’altro. Non dobbiamo concedere tempo né a Saggio né ai suoi fedeli scienziati >>

<< E poi ? ammesso che tutto vada per il verso giusto ? >> chiese Lupo

<< Ogni rivoluzione ha le sue perdite Lupo … ma noi non vogliamo violenze, morti … Saggio ed i suoi scienziati avranno tempo per rifugiarsi su Pianeta Nullo, una volta lì … senza i nostri strumenti, dovranno ricominciare da capo … vi ricordate le lezioni di preistoria terrestre ? ma senza rispolverare ricordi scolastici, come hanno fatto i sopravvissuti di T/1 ? >>

<< E’ però anche vero Leone … >> intervenne Lupo << Che abbiamo trovato alcuni di loro al limite della sopravvivenza. Pianeta Nullo non offre molto, sai bene che le scorte alimentari arrivano da T/2 >>

<< Qual’ ora la situazione lo richiedesse le scorte potrebbero arrivare da T/1, paracadutate dall’alto, in modo di non avere contatti >>

<< Io suggerirei di fermarci qui per oggi … >> riprese Lupo << … avevamo in programma di andare a visionare la Maxi, o meglio, quel poco che ne resta. Prendiamoci il tempo necessario affinché ognuno di noi rimugini sul detto … potremo riprendere domani la discussione, magari alla stessa ora, che ne dite ?>>

<< Aggiorniamoci pure, ma teniamo presente che il tempo a nostra disposizione non è infinito >> e detto ciò, Leone, forse un po’ scontento, cominciò ad avviarsi verso il posto dove il giorno prima era attirata la Maxi.