Recensione rilasciata a CaterinaRuggeri dalla scrittrice Maria Pace

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MARIA PACE, SCRITTRICE E STORICA

MARIA PACE, SCRITTRICE E STORICA
Ci spostiamo oggi a Roma per incontrare una scrittrice appassionata di storia antica, Maria Pace. Ricercatrice di Antiche Etnie, Egiziane, Greche e Romane in particolare, ha scritto libri di narrativa-didattica di carattere storico, storico-fantastico, storico-ecologico. Ultimamente si è dedicata a una scrittura per un più vasto pubblico.

Ciao, Maria. Ben trovata. Ti va di dedicarci un po’ di tempo e rispondere a qualche domanda su di te e sui tuoi lavori letterari?

Direi proprio di sì. Innanzitutto grazie per la considerazione e benvenuti nel magico mondo della storia antica. Magico, perché ci riporta alle nostre origini.

Scrittrice, appassionata di storia antica, hai già all’attivo diverse pubblicazioni. Ti va di parlarci un po’ di te e del tuo rapporto con la scrittura? È una passione che hai coltivato fin dall’infanzia o è nata all’improvviso?

È dall’età di 11 anni che coltivo la passione per la scrittura, alimentata da una altrettanto forte passione per la lettura. All’epoca (Prima media) partecipai ad un concorso indetto dalla scuola. In palio c’era una Enciclopedia. Lo vinsi con un elaborato sulla figura della regina Huthsepsut e mi restò la passione per la Storia Antica e la scrittura.

Hai seguito dei corsi di scrittura creativa? Se sì, sono stati utili per la tua formazione di scrittrice?

Sinceramente, non ho mai seguito corsi di scrittura.

Parlaci con parole tue dei lavori che hai finora pubblicati. Il tuo genere, essenzialmente è lo storico; come e perché nasce questa tua passione? Hai intenzione di continuare a lavorare sempre sullo stesso genere o hai in cantiere anche qualcos’altro?

Sicuramente il genere storico è quello che preferisco sia nella lettura che nella scrittura, però, non trattandosi di saggi, (almeno fino ad ora) ma di narrativa, ecco che allo storico può aggiungersi l’avventura, l’azione, il fantastico e perfino il noir. Essenzialmente, però, il mio genere è quello storico e così sarà anche per i lavori in cantiere.

Ho sperimentato personalmente che quando uno prende gusto per la scrittura creativa, non può più fare a meno di scrivere. Condividi questo pensiero? A te accade mai di avere un’idea e aver il desiderio irrefrenabile di buttarla giù per iscritto?

Mi accade in continuazione. Ho l’abitudine di riportare sulla carta, o sul computer, qualunque pensiero, emozione, annotazione mi passi per la mente.

Le case editrici. Tu hai pubblicato con la casa editrice Montecovello. Come definiresti il tuo rapporto con la Casa Editrice: “Idilliaco”, “Do ut des” o “Tanto non se ne può fare a meno”? Sei soddisfatta di quanto faccia per te per la diffusione e promozione dei tuoi libri?

Diciamo che da parte mia non c’è grande partecipazione alle proposte pubblicitarie della editrice Montecovello, che non è la sola Casa editrice con cui pubblico. Ho anche delle pubblicazioni con una Editrice Scolastica e una pubblicazione in lingua straniera. Ultimamente, però, ho fatto una scelta: l’autopubblicazione.

Pensi che vivere in una grande città, come Milano, Roma, Torino o Napoli, favorisca un autore, per quanto riguarda i contatti con le case editrici, e quindi la pubblicazione dei propri scritti, rispetto a chi vive nelle piccole realtà di cittadine di provincia? Se sì, in che modo?

No. Non credo che vivere in una grande città sia garanzia di pubblicazione con una Casa Editrice e tanto meno di pubblicità, a meno che non si tratti di una grande casa editrice. Lo so per esperienza personale: la piccola casa editrice, anche quando non chiede denaro per pubblicare, ne chiede per pubblicizzare, al contrario della grande casa editrice. Credo, invece, che negli ultimi tempi, la cittadina di provincia sia diventata culturalmente più attiva della grande città.

Ti è venuto mai in mente o hai mai pensato seriamente di realizzare o far realizzare una sceneggiatura dei tuoi romanzi per una fiction televisiva o cinematografica?

Francamente penso che i miei libri si prestino per queste sceneggiature cinematografiche o televisive, ma non ho mai fatto nulla in questo senso… a scuola, però, con due dei miei libri è stata fatta una riduzione teatrale.

Cosa bolle di nuovo nella tua pentola? Hai in programma qualche nuova pubblicazione?

Direi di sì! Non si tratta però di nuove trame, ma di nuovi volumi. Stanno per uscire sul mercato editoriale i seguenti titoli: DUNE ROSSE vol. IV – AMOSIS vol. II – DJOSER vol. III – LA DECIMA LEGIONE vol. III. Con un po’ di respiro, naturalmente.

Un saluto ai tuoi lettori: vai!

Cari amici lettori, scrivere è bello, ma se c’è qualcuno ben disposto a leggere, è fantastico… E siete soltanto voi che riuscite a trasformare il bello in fantastico! Grazie a quanti vorranno leggere i miei libri.

 

Acquista sul sito della casa editrice

Visita il blog di Maria Pace

In chiusura, con un grande in bocca al lupo per la tua attività, come a tutti i nostri ospiti, chiediamo dove reperire i tuoi libri e come acquistarli.
Il modo migliore è richiedere i libri con dedica personalizzata direttamente amariapace2010@gmail.com

Pubblicato da stefano vignaroli a 01:43

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Etichette: Egitto, Grecia, Maria Pace, Roma antica, Storia antica

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RECENSIONE al libro “L’ALTARE DELL’ABISSO” di Patrich ANTEGIOVANNI

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Tutti gli strumenti indispensabili per scrittori dell’era digitale

L’Altare dell’Abisso, mystery thriller in adozione

Eccoci con il primo Ebook in Adozione del 2017 a firma di Patrich Antegiovanni, “L’Altare dell’Abisso”, un mystery thriller d’assaporare fino all’ultima sillaba…

Trama
Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l’aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede.
In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.

L’Altare dell’Abisso è il primo romanzo di una trilogia e con esso spero di aver reso onore al territorio, un contributo di affetto che sento di dover dare al luogo in cui da poco vivo.
Dal 2012, infatti, mi sono fermato nella campagna di Bevagna, in Umbria e il fascino del luogo mi ha ispirato a scrivere.
Come spesso accade, chi nasce in un territorio non sente l’energia o non vede ciò che viene visto e sentito da chi ci vive da poco tempo, ciò che è normalità per l’uno è la novità e una risorsa per l’altro.
Così fu che più mi informavo sulla zona in cui per caso vivo e più montava l’idea del romanzo.

“Ma per scrivere L’Altare dell’Abisso non bastava la ricerca e l’ambientazione che comunque già acquietava la personale passione per la natura, utile è stato il contribuito di un ulteriore elemento. Sono anni che letteralmente vivo tra libri antichi e fuori catalogo, una passione divenuta un lavoro familiare, infatti aiuto mia moglie nella gestione di uno studio bibliografico. Tempo fa, fui attratto dall’alchimia e dopo il trasloco ho trascorso molto tempo nello studiarla. Questa ha pompato benzina nella mia fantasia.
Nonostante gli elementi esposti, non so come siano stati amalgamati in L’Altare dell’Abisso poiché più che un processo voluto lo definirei un’evoluzione naturale di ciò che ho assorbito, di ciò che la mente ha sposato come una sorta di Opera Ermetica.
La prima stesura è stata affinata più volte e riscritta di continuo per arrivare all’essenza della storia come fosse un volto in un blocco di marmo per essere sottoposta al puntiglioso lavoro di un editor esperto. Durante il processo creativo talora mi sono dovuto allontanare dall’opera per non rischiare di essere travolto dagli eventi e dai personaggi quando chiudevo gli occhi o mi affacciavo alla finestra di casa.

“Alla fine, ho deciso di autopubblicarlo in modo che io e lui possiamo essere artefici del nostro cammino nella più completa libertà e indipendenza”.

Estratto – “L’acqua che rende liberi”

Una fune nascosta tra gli alberi giaceva arrotolata lungo la sponda del Lago Aiso, come fosse un cobra incuteva timore e rispetto all’ombra che provava ad afferrarne un capo desistendo subito dopo, dall’altro lato gli stramazzi dell’acqua a loro volta respingevano l’uomo. All’ennesimo tentativo agguantò l’estremità e l’annodò.
Un lampo inseguito da un tuono balenò nell’aria e ne definì i contorni, l’individuo aveva le spalle rivolte alla quiete del lago, armeggiava con la corda intorno a un masso bianco attraversato da venule sature di cristalli rombici di calcite il cui basso indice di rifrazione permise al lampo di oltrepassare la pietra. Faticò a trasportare il macigno dal cofano della Mini Cooper 1.3 Cat Sports Pack del 1998 blu notte con tettuccio apribile, lo resse sospeso a pochi centimetri da terra tra le gambe allargate e con la schiena piegata. Gli scivolò dalle mani più volte e i tendini del polso cedettero anche vicino a una panchina dove si schiacciò due dita. Il dolore fisico era vacuo, surclassato di gran lunga da quello interiore, risollevò la roccia lasciando tra i fili d’erba appiattiti una traccia organica del suo passaggio. Il sangue segnò il percorso come le briciole di Pollicino. Poggiò il blocco di pietra alla base della staccionata, tra i tronchi degli alberi, dove due assi a croce della recinzione erano saltati.
La pioggia lavava via le lacrime dal volto, i fulmini si avvicendavano e i rombi coprivano gli ululati dei cani. Le raffiche di vento spingevano il corpo lontano dall’acqua. L’opera andava compiuta controcorrente, era l’ultima cosa rimastagli, l’ultimo ostacolo dalla meta: il dolce riposo fianco a fianco alla sua amata.

“L’Altare dell’Abisso” è disponibile su Amazon e su tutti i maggiori store online. Inoltre, potete seguire Patrich Antegiovanni sulla pagina Facebook.

Recensione al libro “L’altare dell’Abisso” di Patrich Antegiovanni

Recensione: L’Altare dell’Abisso di Patrich Antegiovanni

 
Buon pomeriggio!
Oggi vi parlo del libro di esordio di Patrich Antegiovanni, intitolato L’Altare dell’Abisso, un mistery thriller ambientato nella campagna umbra, a Bevagna, piccolo borgo dove l’autore vive da pochi anni, che mi ha entusiasmato e piacevolmente sorpreso sotto tanti aspetti.
Ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di leggere la sua storia e vi lascio alla mia recensione.

EDITORE: Selfpublishing
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 dicembre 2016
PREZZO DI COPERTINA: 16,49€
PREZZO EBOOK: 3,99€
PAGINE: 375

Link d’acquisto: Amazon

SINOSSI: Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l’aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede. In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione. Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale. Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba. “Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.”

LA MIA OPINIONE

Quando ho letto per la prima volta la trama di questo thriller, ho subito intuito che sarebbe stata una storia molto interessante e le mie sensazioni sono state ampiamente confermate.

Fedro Soli è un web content editor di trent’anni molto insoddisfatto della sua vita. E’ sposato con Amalia, da cui aspetta un figlio, e che lo obbliga a dover svolgere un lavoro non appagante per sostenere le spese del mutuo. Il sogno di Fedro, infatti, è quello di diventare un bravo scrittore e questa sua passione provoca continue liti con sua moglie.

“Sentiva che l’esistenza era stata avara con lui e perché non cambiarla? Un nuovo lavoro, una vita diversa rispetto a quella imposta dalla moglie, un altro genere di resurrezione. Nell’istante in cui si delineavano i contorni, l’idea scomparve subito.
Fedro sapeva di mancare in istinto, disperazione e coraggio. Flettere, anche di un minimo, il percorso dell’esistenza richiedeva un atto di forza, e solo scegliere cosa indossare la mattina richiedeva appunto una scelta.”

Inoltre, l’uomo non ha neanche un buon rapporto con la famiglia di origine, soprattutto con suo padre verso cui prova un profonda astio per alcuni episodi accaduti durante la sua infanzia.
Da un anno, Fedro e Amalia si sono trasferiti da Parma a Bevagna, in Umbria, perché rimasti affascinati dalla campagna e dal vivere sano che in città non avrebbero mai trovato.
Ed è proprio in questa splendida località che il ragazzo trova ispirazione per scrivere il suo primo libro. Quasi per caso fa la conoscenza dei suoi vicini di casa, i Cecagallina, diventando molto amico di Saverio, figlio del capofamiglia Verano. I Cecagallina posseggono una caratteristica tenuta dove producono vino e dove Saverio coltiva un’altra sua passione, non proprio legale, ovvero collezionare reperti archeologici, che ricerca personalmente nelle campagne circostanti, legati all’antico popolo umbro.
Colpito e affascinato dalla stramberia e dalla innata simpatia di Saverio, decide che sarà proprio lui il protagonista del suo libro, anche se inizialmente non rivela all’amico queste sue intenzioni.
Tutto procede nel migliore nei modi e Fedro è animato da un nuovo e appagante entusiasmo, finché una sera sua moglie Amalia scompare. Questo evento darà il via a una catena di avvenimenti che suo malgrado lo coinvolgeranno in una spirale di misteri, scomparse, riti esoterici legati alle antiche tradizioni umbre e non solo: Fedro dovrà fare i conti anche con il suo passato e la sua famiglia.
Tutti questi eventi, legati non solo tra loro, ma anche alla scomparsa di Amalia, porteranno Fedro a scoprire sconcertanti verità e saranno scanditi da colpi di scena, scelte fondamentali e corse contro il tempo che il ragazzo, aiutato dal fedele Saverio, dovrà compiere per salvare sua moglie e il figlio che porta in grembo.

Come già scritto, L’Altare dell’Abisso mi ha piacevolmente colpito sotto molteplici aspetti, il primo dei quali è stato constatare che il thriller è stato ben congegnato e che l’autore, pur essendo al suo primo lavoro, si è rivelato all’altezza di autori che scrivono da anni. Non ho riscontrato, infatti, banalità, assurdità o punti lasciati in sospeso e anche se la storia è impregnata da elementi soprannaturali, il tutto è risultato molto convincente ai miei occhi.
In secondo luogo, da laureata in archeologia e appassionata del mondo romano e preromano, nonché incuriosita da temi quali misteri, esoterismo e occultismo, non potevo non sentirmi coinvolta da una trama nella quale reperti antichi risalenti agli anni in cui questa regione era occupata dagli Umbri rappresentano elementi chiave e dove tradizioni esoteriche legate ad antichissimi riti sono fondamentali.
Infine, mi sono lasciata ammaliare sia dalle tradizioni culinarie che dalla meraviglia dei paesaggi umbri, una regione che mi ha sempre affascinato e che ho iniziato un po’ ad esplorare da quando mi sono trasferita a Roma. I luoghi da visitare sono ancora tanti, ma Bevagna sarà sicuramente la tappa della mia prossima trasferta.

Lo stile di Patrich Antegiovanni è scorrevole, ma anche elaborato al punto giusto, a tratti ironico e soprattutto incalzante nelle scene di maggiore azione e tensione.
L’autore è riuscito a costruire un romanzo di alto spessore, le cui componenti tematiche sono ben equilibrate.
Mistero e magia, tensione e suspense sono i cardini di questo avvincente thriller, e anche se non siete appassionati di questo genere, leggendolo compirete comunque un viaggio magico e affascinante nella terra umbra, la regione che può essere considerata il cuore della nostra Penisola, e nelle sue antiche tradizioni.

Per chi volesse approfondire, vi lascio il link del sito Streetlib (cliccate qui), dove l’autore spiega la genesi e anche il titolo del suo libro, che si basa, come leggerete, su elementi realmente esistenti:

“L’Altare dell’Abisso è nato da tale studio del territorio, della sua natura, delle eccellenze eno-gastronomiche e delle sue particolarità intrinseche. La curiosità mi ha portato a indagare e a scoprire che alcune di queste erano uniche, infatti molto di ciò che ho scritto è reale, romanzato come ovvio, ma ad esempio coperto dalle acque dell’Aisillo Fanelli c’è veramente un complesso sacro romano e forse Umbro, così come le leggende intorno al Lago Aiso hanno fondamenti storici. Proprio lui, l’Aiso, minaccioso per gli abitanti del posto al punto da venir rispettato come fosse una fiera dormiente, è citato nella cartografia antica a volte con il toponimo Aso proveniente dall’Umbro e sta per ara, altare, ma tuttora i bevanati lo chiamano con un altro toponimo antico, Abisso, per la credenza che di questo ne fosse la porta dato che pensavano non avesse fondo. Per il titolo del romanzo ho preso spunto proprio dal gioco dei due toponimi.” (Un piccolo estratto).

Patrich Antegiovanni: naturalista, consulente ambientale, ricercatore in ambito scientifico per privati ed enti pubblici, inoltre collabora nella gestione di uno studio bibliografico. Nato a Rho, Milano, dopo aver vissuto in varie zone dell’Umbria da qualche anno risiede nella campagna di Foligno.

5 commenti:

  1. Ecco un’altra bellissima recensione! E’ un piacere leggere i tuoi post, sicuramente i tuoi consigli sono determinanti per ogni acquisto!
    Baci

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  2. Wooow!!! È il genere che piace a me! Anche io sono appassionata di storia soprattutto dell’antica roma❤ E quella medievale. Bella recensione complimenti

    Rispondi

  3. Wooow!!! È il genere che piace a me! Anche io sono appassionata di storia soprattutto dell’antica roma❤ E quella medievale. Bella recensione complimenti

    Rispondi

  4. Anche a me è piaciuto davvero un sacco! Nonostante non prediliga questa tipologia di romanzi 😊😊

    Rispondi

  5. Grazie Mariateresa per l’interessante recensione. Felice che sei entrata nel mondo di Fedro apprezzando il romanzo.

    Rispondi

RECENSIONE di Lia Jonescu al libro AGAR di Maria Pace

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Recensione al libro AGAR di Maria Pace .

Cari amici ho finito di leggere il libro AGAR di Maria Pace ed avendo letto gli altri posso affermare con assoluta certezza che questo è uno dei più belli.
Pur rimanendo la storia di una donna con tutti i suoi sogni, le paure e i dubbi, ma al tempo stesso certezze che accompagnano la sua vita è un trattato di Storia passando attraverso i sofisticati meandri della Religione ed affascinanti ,arcani paesaggi.
Maria Pace ci fa trovare all’ interno di templi occulti all’uomo,allora come oggi, a praticare riti esoterici che accompagnano i personaggi, stupendi, del suo libro.
Agar,principessa e schiava, madre e matrigna, padrona e sorella,donna piena di domande e sana curiosità, forte ed emancipata amazzone guerriera eppure delicata e tenera fanciulla tra le braccia del suo re. Forse più semplicemente Agar una donna.
Grazie Maria questo è un libro da rileggere per cogliere ancora passaggi sfuggiti alla prima lettura o anche solo per il piacere di leggerlo di nuovo.

Recensione di Anna Caruso al libro “AGAR”di Maria Pace

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“Agar “ è il libro che, per adesso, mi è piaciuto di più fra quelli scritti da Maria.
Per tutto il libro mi sono chiesta: chi è veramente Agar? È la principessa di Tebe, una delle tante mogli di Abramo o la figlia del Faraone?
Agar non è nessuna di queste, è in parte ciascuna di queste figure, ma prima di tutto, è una donna, una donna, che, come molte altre in quel periodo, non ha potuto veramente decidere della sua vita. È una donna, come noi, che molte volte ha dovuto saper reagire di fronte ai cambiamenti impostigli da altri.
Mentre si legge questo libro, è importante ricordare questo, Agar è prima di tutto una donna, una persona vera, al di fuori della tradizione e degli stereotipi che molti hanno deciso di ricamarci su. Questo si vede molto bene nel libro di Maria. L’autrice si concentra soprattutto sull’interiorità e la personalità di questa donna, per molti sconosciuta, rimasta ai margini della storia.

 

Infinitamente grazie ad Anna Caruso

devo aggiungere che questa è la Prima edizione del libro, in seguito riveduto e aggiornato.

RECENSIONE di Sabrina Granotti a “L’odore della Muffa” di Lia Jonescu

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Recensione a “L’ODORE DELLA MUFFA”, di LIA JONESCU

L’amore per Roma, per la sua arte e la sua storia, donano a Lia Jonescu la capacità di dare occhi al lettore, rendendolo in grado di contemplare le bellezze che vengono descritte nel romanzo, come se le avesse innanzi a sé.
Un personaggio misterioso, che sembra provenire da un tempo lontano, ossessiona la giovane protagonista: avvolto in un tabarro marrone, egli appare e scompare nei luoghi più disparati, senza mai perdere le tracce di Lidia. Vi è poi un secondo enigma, che progressivamente si scopre legato a doppio filo al primo: chi è l’autore delle due splendide tele secentesche, donate alla Curia dal vecchio principe Almandini? Forse Caravaggio in persona?
Un viaggio nella Storia, a ritroso attraverso le generazioni di una famiglia romana, non nobile ma antica e, si scoprirà, dotata di una particolare importanza, svelerà a poco a poco ogni arcano. Vivamente consigliato!

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RECENSIONE di Altea Alaryssa Gardini al libro “La Decima Legione” vol. I e II di Maria Pace

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Se dicessi che uno dei protagonisti di questa avventura è un sogno?

Potrei aggiungere che l’altro attore in scena è l’incubo. Forse, sono le due facce della medesima medaglia o forse due esseri diversi, all’alba di un epoca di cui si sono dimenticate le gesta.

Ho appena terminato La decima legione di Maria Pace,  che al momento si compone solo di due volumi, ma presto potremo arrivare al terzo e personalmente lo aspetto trepidante.
Chi mi conosce, sa che ho una formazione archeologica, quindi la storia e più precisamente quella romana, vive in me come fosse linfa vitale.

Potete quindi immaginare, che se questo libro mi è piaciuto, è la testimonianza che si può scrivere un romanzo storico senza dover stravolgere la Storia.
Vi parlavo di un sogno, questo diverrà il filo del destino che collega tutti i personaggi di questa storia, ognuno di loro ne ha uno proprio ma sarà la forza motrice della storia, se non ci fosse, nessuno di loro si sarebbe incontrato.
In principio era Roma, l’enorme città sogno, croce e delizia di molti uomini. Alcuni l’hanno persino governata, anche se in modi che i posteri non dovrebbero giudicare a cuor leggero: scomoda e la testa che reca la corona, flebile è la voce di colui che tutto ha ma nulla possiede.
Ci fu l’abbaglio di Nerone. Una Roma ellenistica, piena di arte, in cui la guerra è una trivialità di cui si occupano gli altri. La sua preghiera si trasformò presto nel terrore di non essere amato, non essere compreso. Lui rispose dando panem et circenses conditi dalla paura.
Una preghiera può essere una maledizione.

Posso sentire Atte cantare: Ti Prego Nerone cedi la tua corona e guarda il sole che splende! Probabilmente avrebbe dovuto farlo.

La città bruciava ma in un gioco di specchi distorti, lui vedeva una Roma migliore mentre Roma vedeva che l’imperatore non la comprendeva.
Dopo di lui ci furono sogni di morte, sogni rossi, pieni di tensione e di urla. L’unica a regnare in quel seggio vacante era solo l’incertezza dei suoi abitanti.

Roma se ne stava seduta davanti al portale del tempio di Giano senza sapere da che parte voltarsi.
Tra tutti questi fili vive la storia della Decima legione.
Marco non sapeva di avere dei sogni finchè non li incontra negli occhi di Lucilla, per la loro realizzazione potrebbe rischiare la morte ma è disposto a giocare col fato.
Lucilla vede nel sonno, il velo stellato di una candida vestale. Solo quel velo la porterà a poter stringere a sè il suo Marco.
Attorno ai due protagonisti si costituirà davvero un manto stellato. un manto fatto di amici e compagni che vivranno e soffriranno con loro. Roma è il sogno e l’incubo in cui vivono, non possono fuggirla e non possono odiarla. Lei è ovunque, anche nella terra straniera in cui sono nati quel nuovo profeta e il liberto del nuovo imperatore Vespasiano.

Ci imbattiamo nel problema della fede.  La religione in una città dove regna l’assolutismo ma non può comprendere la fedeltà ad un solo re.

Lucilla si ritrova a credere per tutti. Si affida al suo animo candido e nonostante la sofferenza,  si siede ai piedi della città, le benda i piedi e le canta canzoni di amore lenendole le ferite provocate dalle caligae e dai rovi della cupidigia.

Maria Pace ha fatto un lavoro enorme di ricerca di un periodo storico, che parte dal termine della dinastia Giulio-Claudia e l’inizio della Flavia.

Tutta la storia di quegli anni è ben documentata e vissuta da ogni anima che si trova coinvolta in quello che è stato, come ho detto, il sogno e l’incubo di molti.

Nonostante l’evidente impronta didattica dei due libri, lo stile si adatta benissimo ad una lettura “profana”, non dovete sapere cosa storicamente accadde, lasciatevi trasportare da Maria e ascoltate il suono della Decima legione sui selciati di marmo, tra le onde del mediterraneo e davanti alle mura di Gerusalemme. Ascoltate le urla di una città ostaggio di volontà spesso contraddittorie a loro stesse e saprete che siete a Roma.

Sinossi:

Vol. I: Panem et Circenses

Corre l’anno 882/883, il 68/69 dell’era cristiana: l’anno più lungo di tutta la storia dell’Antica Roma, che vede la morte cruenta di quattro imperatori. Anno di violenze e congiure, è anche il momento in cui il Cristianesimo, approdato a Roma insieme a molti altri culti orientali, mette i primi germogli, pur tra sospetti, speranze e persecuzioni. Marco Valerio, tribuno della Legione X, di stanza in Giudea, è inviato a Roma dal suo superiore, il generale Vespasiano, per valutare e riferire sulla situazione: l’Urbe sta precipitando in quella che sarà chiamata: Anarchia Imperiale. Costretto l’imperatore Nerone al suicidio, in ogni parte dell’Impero – Spagna, Giudea, Germania – le Legioni premono per affidare la porpora imperiale al proprio Generale. Marco Valerio si troverà coinvolto in vicende che avranno come protagonisti gladiatori che si sfidano nelle arene, pretoriani e senatori pronti a passar da una corrente politica all’altra, liberti arroganti, filosofi, schiavi, vestali, prostitute, giovanissimi banditi.

Vol II: Sulla via per Gerusalemme

Corre l’anno 881-882, il 67/68 dell’era cristiana. Roma, nelle mani dei soldati di Vitellio e di Otone, antagonisti nella lotta per la conquista del trono imperiale, precipita nell’anarchia più totale. Il vexillum della Quinta Legione, al comando del tribuno Marco Valerio, si accinge a tornare in Giudea: la guerra giudaica è ad una svolta decisiva e il generale Vespasiano vuole la Legione al completo sul posto. Attraverso la regione di Naim, la Decima Legione raggiunge Gerusalemme e la cinge d’assedio. A Roma, intanto, divampa la guerra civile, nelle cui maglie di violenza e sopraffazione tornano a cadere l’ostaggio Lucilla, la vestale Ottavia, e la piccola Keriat, che si vedono costrette ad una precipitosa fuga da Roma. Ignaro dei fatti, il tribuno Marco Valerio, insieme al generale Tito, prepara l’attacco alla città di Gerusalemme difesa da Giovanni di Ghiora.

Link all’acquisto:

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