“DINOSAURI – Lock Ness” di Romina Gotti e Ilaria Messina

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Scozia lago Loch Ness. 37 chilometri di lago nero, La luce si spegne presto sotto la superficie. Una lingua d’acqua tra due valli erose dal ghiaccio, un chilometro di larghezza, sembra tagli in due la terra del nord. Qui tra gli abissi delle Highlands della Scozia l’acqua dolce cela preistorici misteri. In superficie verde scozzese, castello in rovina, cielo nuvoloso, spiriti guerrieri, sotto la superficie un animale preistorico tra le alghe che si narra, S.Colombano vide e scaccio’ nelle profondità. Da allora numerosi avvistamenti si sono susseguiti tra le nebbie del lago e del tempo, tra leggenda e mito, ma cosa vive e si moltiplica in queste acque che forse si uniscono all’oceano attraverso canali sconosciuti.
Da San Colombano spostiamo il calendario avanti di qualche secolo: anni 30 del XX secolo. Anche la selvaggia Scozia coi suoi monti boscosi e le ampie brughiere, i porti di mare e gli isolati paesini lacustri, risente dell’ondata nera portata dalla crisi americana. Gente concreta, pelle screpolata dal vento ed espressione aspra del mare in tempesta che neanche la morbida lana dei kilt riesce ad addolcire, gli scozzesi. Forgiati da secoli d’intemperie e guerre, abituati a reagire alle difficoltà, di qualunque genere siano, economiche incluse. È in questo contesto che dobbiamo localizzare la prima apparizione del mostro dai tempi del Santo: la stagione estiva troppo breve, come spesso accade nelle Highlands, la presenza turistica sempre più in calo per le pessime condizioni finanziare e climatiche, gli affari che stentano e infine una coppia di coniugi proprietari di un albergo sulle sponde del lago che in una giornata nebbiosa asserisce di aver visto due enormi gobbe affiorare in superficie. Ve lo immaginate? Cielo d’amianto, aria trasudante umidità, acque argentate che scintillano ad ogni increspatura e in mezzo a tutto questo grigiore ecco comparire una massa scura, anzi due forme rotondeggianti come enormi scogli, immobili per qualche istante e poi affondanti ancora nei profondi abissi. Basta un attimo, una visione fugace che potrebbe essere solo un bagliore nella foschia, per gridare al mostro! Al mostro! Da qui in poi si scatena la curiosità, aiutata dalla stampa che si foraggia della credulità dei lettori, e anche il turismo smorto esplode di nuovo a beneficio di tutta la zona. Nei decenni seguenti si susseguono avvistamenti da parte di persone di ogni età e genere – pensionati, giovani cadetti, professionisti – e persino alcune foto che ritraggono gobbe o lunghi colli emergere dal lago, in seguito scoperte come falsi. La prima e più famosa è proprio quella “del chirurgo”, detta così perché il fotografo volle inizialmente mantenere l’anonimato eccetto che per la sua professione, sperando di ottenere credibilità, ma rivelatasi anch’essa un fotomontaggio.
Ma chi e com’è fatto Nessie, il nostro mostro? In base alle descrizioni dei presunti testimoni ricorda un Plesiosauro, rettile marino dell’era preistorica che abbiamo già incontrato! Quindi enorme corpo sui dieci metri, quattro pinne al posto delle zampe, coda e collo lunghissimo terminante in una piccola testa. Ma se una domanda tira l’altra, ci chiediamo se sia l’unico esemplare della sua specie o sia parte di un branco o un nucleo familiare. Secondo voi potrebbe aver resistito in questo ambiente una forma di vita preistorica? Per gli scienziati e gli scettici è impossibile, sebbene Loch Ness sia il più grande bacino d’acqua dolce della Scozia e abbia una profondità di ben 230mt, non è abbastanza grande per il perpetrarsi di forme di vita di tali dimensioni, sia da un punto di vista di spazio, sia di alimentazione, non ci sarebbero pesci a sufficienza per nutrire una famiglia di mostri. Inoltre fatto determinante è che il lago è sorto circa diecimila anni fa con l’ultima glaciazione, dopo l’estinzione degli enormi rettili marini. Per i seguaci di Nessie, invece, tutto si risolverebbe con la presenza di caverne e cubicoli sotterranei che conducano all’oceano Atlantico, così che il mostro possa spostarsi a suo piacimento dentro e fuori i confini scozzesi. Questa spiegazione farebbe ancora ben sperare se non fosse che due spedizioni esplorative con videocamere e sonar scandaglianti il lago non avessero negato l’esistenza di sbocchi al mare e accertato altro che banchi di plancton o branchi di pesci… A questo punto sarete delusi e vi chiederete che altro c’è da sapere, ma è proprio ora che un bravo illusionista compie la sua magia, quando dopo aver fatto sparire l’oggetto del prestigio lo fa ricomparire… Allora vi svelerò il segreto che si cela dietro al mistero di Nessie: in entrambe le esplorazioni, i sonar hanno rilevato delle masse sul fondale che dopo pochi istanti si spostavano e sparivano dai radar, masse ben più grosse di qualunque pesce o rettile di grosse dimensioni dei nostri tempi. Questo forse potrebbe bastarci ma se veneriamo San Tommaso, piuttosto che Colombano, allora finché non vediamo non crediamo e la nostra prossima meta sarà Loch Ness!
Da S.Colombano al castello di Urguhart, torre di mattoni d.argilla, pietre medioevali e muschio che si riflettono nelle acque del lago blu. Oscure vestiglia popolate da spiriti guardano il mostro transitare, le sue gobbe nelle onde sull’acqua,. Lago perlustrato in lungo ed in largo con sonar e scandaglio. Ma di lui nessuna traccia e nessuna risposta definitiva. “Ci sono più cose in cielo e in terra , Orazio di quante ne sogni la tua filosofia” W.Shakespeare
fonti suddette: wikipedia.org, “Nessie, il mostro di Loch Ness, tra tradizione e verità scientifica” di G. Turconi su letturefantastiche.com , www .scozia.at
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“I Giganti del pianeta Terra – gli Erbivori” di Romina Gotti e Ilaria Messina

foto di Romina Gotti.

 

Continente Pangea, posizione attuale Canada

68 milioni di anni fa, Cretaceo.

Piove sul continente, anzi dovrei dire supercontinente, in un mare di proporzioni gigantesche. Visto l’estensione, sulle coste c’è sufficiente umidità per una vegetazione rigogliosa. Nelle regioni più interne il territorio si presenta arido e desertico.
Siamo nell’attuale America settentrionale, corsi d’acqua, felci sproporzionate, verde intenso ovunque, .palme, foglie e rami nel sottobosco, la pioggia nella primavera primordiale a causa dell’umidità solleva una leggera nebbiolina che viaggia sollevata a pochi centimetri dal suolo come una creatura vivente tra gli alberi per spegnersi assetandosi nell’acqua.
Nuvole alte nel cielo cretacico ,uno pterodattilo che dall’alto ci guarda, meglio allontanarsi è carnivoro e sta cercando un degno pasto per la sua famiglia.
Attraverso il bosco verso quegli alberi laggiù, c’è una creatura che sta mangiando, non è infastidita dalla pioggia e sta masticando rumorosamente le foglie delle felci.
È un triceratopo, anzi sono due, madre e piccolo chissà dov’è il branco, tranquilli sono completamente vegetariani.
Sediamoci su quel tronco per un momento mentre io vi racconto. Appartiene all’ordine degli Ornithischia, il primo scheletro lo troveremo in queste regioni non prima del 1889, uno scheletro ben conservato pensate la fortuna.
Vive in branchi , alleva i piccoli, depone le uova come gli uccelli ma di dimensioni ragguardevoli, hanno una struttura scheletrica che ricorda gli attuali rinoceronti africani. Dimensioni fino a nove metri di lunghezza e circa dieci tonnellate di peso un gigante buono.
A contraddistinguerlo, la presenza di 3 corna , una in sede delle narici, due corna in sede frontale, un cranio circondato da una collana d’osso.
È un quadrupede con denti adatti a tagliare rami, tronchi e foglie, non possiede arti che favorisca una grande elevazione quindi si nutre di ciò che cresce a pochi metri dal suolo.
Ecco il branco, si sta dissetando presso un ruscello ma sempre con occhi vigili scrutando il bosco, i nemici come il carnivori tirannosauri potrebbero attaccare i piccoli, non facili prede protetti dal branco e da un corredo osseo che li renderà come i genitori.
Vi presento un’altra creatura maestosa che qui ha vissuto in ere precedenti, in questi boschi del Canada ,è lo Stegosauro , rimaniamo tra gli erbivori nel Giurassico tra i 150 e i 99 milioni di anni fa.
Potere della penna e della vostra immaginazione, si sta avvicinando un esemplare, trema il suolo sotto i nostri piedi, guardate è lungo nove metri e pesa circa cinque tonnellate. Diffusi ovunque saranno scoperti resti ossei anche in Asia ed in Europa.
Appartiene alla famiglia degli Ornitischi, è un quadrupede come tutti gli erbivori che trovano nelle loro dimensioni e peso la maggiore difesa contro i veloci ed agili carnivori.
È splendido tra la vegetazione la doppia fila di placche ossee che coprono il dorso cambiano colore forse per mimetizzarsi, forse per controllare la temperatura corporea o per mettere in fuga il nemico. Tante ipotesi avanzate da illustri scienziati. La sua coda un’arma , termina come una mazza medioevale o romana, punte ossee a colpire l’assalitore procurando sicuramente gravi danni .
Spostiamoci, ha smesso di piovere e prima che tramonti il sole vi sono altre creature che voglio farvi conoscere…

Il sole sta calando all’orizzonte ma la temperatura è ancora bollente. L’aria preistorica era diversa dalla nostra: la concentrazione di anidride carbonica quattro volte superiore amplificava l’effetto serra e rendeva il clima molto più caldo.
Ci troviamo in un’ampia pianura, distesa verde con cespugli di felci sparse qua e là e una foresta di altissime araucarie all’orizzonte, in lontananza distinguiamo un branco di dinosauri giganti abbeverarsi ad una pozza d’acqua.
Sono Sauropodi, dell’ordine dei Saurischi, gli enormi cugini erbivori dei feroci carnivori.
A seconda della specie arrivano persino ad una lunghezza di 50 mt, un’altezza di 26 mt e un peso di 60 tonnellate. In base al periodo troviamo un tipo piuttosto che un altro, i più noti quale il brontosauro, il brachiosauro e i diplodochi appartenevano al tardo Giurassico, mentre il Titanosauro fu il loro diretto erede del tardo Cretacico. In comune, oltre all’alimentazione rigorosamente vegetariana, avevano il fatto di essere quadrupedi e possedere un lungo collo flessibile, dotato di sacche d’aria interne per essere più leggero da sollevare, e controbilanciato dalla altrettanto lunga coda a frusta. La testa piccola, labbra prensili per mangiare meglio dai cespugli e i denti a spatola o a matita, non dovevano lacerare ossa e carne viva!
Alcuni di essi, gli Shunosaurus cinesi, come gli amici ornitischi, erano dotati di una cresta ossea lungo la schiena e una placca nella parte terminale della coda, probabilmente per proteggersi dai predatori…qualora la stazza non fosse bastata!
Si muovono in branco, esemplari adulti, anziani e cuccioli, si aiutano a vicenda in caso di pericolo e percorrono infiniti km alla ricerca di una sorgente d’acqua..
Avevano una temperatura corporea basale fra i 38-43°, inoltre per ogni movimento questi giganti producevano un’enorme massa di calore e l’alimentazione vegetale fermentava nello stomaco con un effetto caldaia. Le stesse enormi dimensioni permettevano di conservare il calore ma allo stesso tempo anche di evitare il surriscaldamento, infatti il collo e la coda erano estensioni di superficie corporea con cui cedere il calore in eccesso.
Ovviamente per riempire questi enormi stomaci nonché raggiungere il giusto apporto nutritivo servivano anche 400kg di vegetazione mista: soprattutto felci, ma anche le tenere foglie di equiseto, o le più legnose delle conifere, delle cicadi, delle querce delle magnolie.
Si ritiene che inghiottissero senza masticare, mangiavano anche sassolini o piccole pigne, i gastroliti, che grazie alle contrazioni dello stomaco aiutavano a triturare il pasto fibroso, ed erano espulsi con le feci, proprio come oggi fanno uccelli e ruminanti.
A volte non disdegnavano funghi o fiori colorati anche a rischio di avvelenamento. Proprio come sta facendo quel giovane esemplare di Brachiosauro, solitamente grazie al suo lungo collo osserva il mondo attraverso le fronde degli alberi, proprio come le nostre giraffe! Non ha ancora terminato il suo sviluppo – da grande diventerà uno dei dinosauri più alti del pianeta con i suoi 24 mt – ma per ora si diverte a imparare nuovi odori e sapori nel sottobosco e quei funghi rosso vivo sembrano invitanti. Un adulto del suo branco gli passa accanto ignorando quella delizia, ma altri si stanno avvicinando, per cui il nostro amico inizia a trangugiare i funghi uno dopo l’altro. Nel giro di alcuni minuti la vista si annebbia, i colori si fanno sfocati e iniziano strani tremori agli arti e alla coda. L’andatura si fa lenta e barcollante, non riesce a raggiungere gli altri, così spaventato cerca di attirare la lo attenzione. Nonostante la pesantezza alle zampe, riesce a sollevarsi sulle posteriori, più corte di quelle davanti, e ricade violentemente giù battendo le anteriori. La forte vibrazione richiama alcuni compagni che lo osservano mentre perde i sensi e crolla a terra. Tranquilli! Dopo alcune ore si risveglia, stordito ma sano, l’effetto del fungo velenoso ormai passato, si appresta a raggiungere il branco ormai lontano: ha imparato la lezione, non fidarsi di ciò che non si conosce!

Ma avviciniamoci ancora un po’ al branco, sono Brontosauri o più correttamente Apatosauri, il più famoso nome era stato attribuito erroneamente a causa di una ricostruzione fossile sbagliata nel 1903: abbinando il cranio sbagliato allo scheletro di un Apatosauro, si credeva fosse una specie diversa e quindi era stato ribattezzato… Anche se la diatriba è ancora in corso!
Il Brontosauro non è lungo quanto i Diplodochi ma ha una costituzione imponente e un peso che raggiunge facilmente le 35 tonnellate. Dotato di quattro arti colonnari e più tozzi degli altri Sauropodi e una coda affinata con un piccolo spacco nella punta, la cui vibrazione produceva un suono di richiamo.

Facciamo un riassunto della classificazione dei dinosauri terrestri che abbiamo incontrato ed incontreremo
Saurischi: terapodi carnivori come il T rex e l’Allosauro
Sauropodi erbivori come il Brontosauro
Ornitischi: erbivori come lo Stegosauro ed il Triceratopo.
Una curiosità la maggior concentrazione di resti fossili sono stati rinvenuti in America settentrionale e in Cina, in Europa e Africa Meridionale, in Italia?
Poco qualche impronta , il nostro Paese era sotto le acque.
Un’altra curiosità il Brontosauro gigante erbivoro non deponeva le uova ma partoriva i piccoli.
Ci sono siti che ganno conservato le impronte, in Messico, in Colorado, in Africa. Ci parlano di intere mandrie , che facevano tutti raggruppati?
Probabilmente quello che fanno adesso gli animali , migrano per cercare cibo, e se migrano gli erbivori i carnivori seguono le prede.

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Calano le tenebre sul bosco , dobbiamo trovare un riparo per la notte domani cercheremo i carnivori ,ci aggregheremo ad un branco di erbivori nei loro quotidiani spostamenti e aspetteremo…

Fonti
www.Wikipedia.org
Dvd il mondo dei dinosauri Discovery Channel
Il pianeta dei dinosauri piero e Alberto Angela
www.parcodellapreistoria.it
Immagine dal web