“Van Gogh e l’impressionismo” di Carolina Colombi

VAN GOGH E L’IMPRESSIONISMO

vincent-van-gogh-starry-night-3077

van gogh 2.jpg

È del 1874 l’anno in cui si può collocare la nascita del movimento impressionista.

L’occasione è una mostra, organizzata a Parigi, nello studio del fotografo Nadar.

La scelta di allestire la vetrina in uno spazio chiuso non è casuale, ma assoggettata a un principio proprio degli impressionisti: per la loro produzione artistica si ispirano a istantanee, con lo scopo di far propria l’unicità del momento rappresentato.

La nuova corrente artistica provoca un clamore senza precedenti, soprattutto perchè vengono messi in discussione i canoni della pittura tradizionale.

Nell’impressionismo le figure e gli oggetti non sono più delimitati da linee e segni di contorno. Ma il tutto viene scompaginato da un mondo pervaso da luce e da materia.

Gli oggetti non sono circondati dal vuoto, ma dall’aria, o meglio, da altra materia capace di rifrangere la luce conferendo agli elementi nuove tonalità.

La rappresentazione pittorica quindi, secondo gli impressionisti, per essere fedele alla realtà, ha necessità del colore, che però deve adeguarsi alla mutevolezza della luminosità. Cambiando perciò la percezione della realtà stessa.

I pittori che aderiscono a tale movimento intendono fermare su tela un’impressione, un’istantanea, un momento originale e irripetibile; di una persona o di un paesaggio che sia, ma in determinate condizioni di luce. Ed è proprio da questo concetto, altamente innovativo, che la nuova corrente artistica prende l’appellativo di impressionismo.

Ma la peculiarità più rilevante del movimento impressionista, quella che permette di dare alla corrente pittorica una connotazione ben definita, è la pittura en plein air, una pittura a diretto contatto con la realtà.

Ed è in virtù di tale principio, che alle rappresentazioni ricostruite negli atelier gli impressionisti prediligono quelle nate dall’osservazione rivolta al mondo esterno. Il focus su cui maggiormente si concentra la loro attenzione sono i paesaggi, sui quali le variazioni dovute alla mutevolezza della luce del giorno e delle diverse condizioni atmosferiche sono più intense ed evidenti.

 

Vincent Van Gogh si inserisce senza dubbio nell’ambito del movimento impressionista.

Anzi, la sua straordinaria padronanza dei colori e dei loro accostamenti, ne fa una delle personalità maggiormente significative. Si differenzia da altri, quale Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Gaugin, soprattutto per il potente soggettivismo.

Nato nel 1853 in Olanda, non propriamente inserito nella società del suo tempo, sviluppa una pittura drammaticamente espressiva. In un primo momento la sua attenzione è rivolta a rappresentare tematiche di carattere sociale.

Nel raffigurare le famiglie dei minatori, o dei mangiatori di patate, per esempio, Van Gogh risponde a un suo bisogno di esprimere, attraverso le espressioni dei volti, del colorito spento delle figure, del grigio delle abitazioni, empatia per il dolore e la fatica che ogni giorno accompagnava la vita di quei lavoratori. In seguito approfondisce un discorso pittorico introspettivo in cui, sia la pennellata che i colori e la composizione stessa, riflettono lo stati d’animo del pittore, che entra in un rapporto vivo ed emotivo con la natura. Tanto che, in alcuni dei suoi dipinti, la natura sembra animarsi in un passionale movimento che ne coinvolge ogni aspetto.

Nelle sue tele l’autore non è mai del tutto fedele alla realtà, ma piuttosto, tramite la propria personale intuizione, ne dà un’interpretazione unica e singolare, sia per la mutevolezza della luce sia per la percezione dei propri stati d’animo dettati dal suo umore.

Nel 1888 si stabilisce ad Arles, e dà inizio a una difficile coabitazione con Gaugin.

Con inesauribile intensità, dedica tutto il suo tempo alla pittura, appropriandosi pienamente delle tecniche impressioniste e sviluppando la sua già notevole sensibilità coloristica.

L’amicizia con Gaugin non è però destinata a durare a lungo. E ciò è elemento che contribuisce a mettere in discussione il precario equilibrio psichico di Van Gogh.

Abbandonato da Gaugin, che prosegue in un diverso percorso pittorico, Vincent rimane talmente sconvolto dalla fine dell’amicizia che, dopo essersi reciso il lobo di un orecchio, viene ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di Saint Remy.

Da quel momento la sua pittura diventa un grido di angoscia, un mezzo per comunicare la propria disperazione interiore, la quale si manifesta con contrasti di colore più netti, con atmosfere più cupe.

Il nero viene utilizzato con più frequenza, mentre il materiale impiegato per stendere il colore sulla tela si fa più denso. Le ampie volute e i ripidi vortici, che nei suoi quadri percorrono sfondi e cieli, esprimono l’instabilità dell’universo emotivo di Van Gogh. Tutto diviene mobile nelle sue tele, percorso da un’invisibile energia.

È un periodo questo in cui l’autore dipinge molti ritratti, nei quali, attraverso l’espressione tirata e spesso malinconica dei volti, riesce meglio a esprimere la propria intima sofferenza.

Senza ombra di dubbio si può definire Van Gogh come una delle personalità più significative e appassionate   dell’impressionismo, anche perché non riesce a mantenere un completo distacco dalle sue opere.

Ma, attraverso le percezioni filtrate dalla sua personale e tormentata sensibilità, è di esempio ai pittori che gli succedono, indicando loro la strada da percorrere per rendere l’arte originale e soggettiva.

E non meramente rappresentativa.

Dopo aver condotto un’esistenza travagliata, , nel 1890, a soli 37 anni, Vincent Van Gogh mette fine alla propria vita.

Annunci

MESSINA, l’INDOMITA

029

Conosciamo Messina per essere “… la terra dei limoni in fiore, dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure ove dal cielo azzurro spira un mite vento…”  come scrisse il Goethe, ma Messina si è anche guadagnato il titolo di Indomita, per le numerose, terribili sventure che la colpirono durante il corso della sua storia.

Su questa città si abbatté un numero incredibile di catastrofi e sciagure in cui rifulsero il valore e il coraggio della sua gente. Ricordiamo l’assedio, nel 1282, dell’esercito di Carlo d’Angiò,  uno degli episodi più aspri  delle guerre dei  Vespri Siciliani.  Ebbe   luogo tra giugno a settembre, per il controllo dello  Stretto di Messina, ma alla fine,  le truppe angioine furono costrette a ritirarsi.  Seguì, nel 1674, un saccheggio, assai  a pesante e disastroso, ad opera delle truppe spagnole. Il popolo messinese,  deciso a rendersi definitivamente indipendenti dalla  dominazione spagnola ed a fare di Messina una sorta di Repubblica Marinara come Venezia e Genova,  si sollevò contro la Spagna. Si decise di chiedere l’intervento francese e il re di Francia Luigi XIV accettò ed inviò le sue truppe sul territorio. Dopo alterne vicende, però, Spagna e Francia finirono per firmare un Trattato di Pace che pose fine alla guerra e i francesi si ritirarono da Messina. Il rientro degli spagnoli fu disastroso per la città la quale cedette sotto  il pesantissimo saccheggio delle truppe spagnole, spinte da sentimento di odio e vendetta e alla fine, Messina venne dichiarata  città civilmente morta.

Quando non era la soldataglia a devastare, ecco abbattersi sulla città catastrofi e calamità naturali, come l’epidemia di peste del 1743 che decimò la popolazione ed arrestò ogni attività, a seguito dell’arrivo in porto di  un naviglio genovese con un cadavere a bordo. Ma anche il terremoto del 1908, che la distrusse quasi completamente, fu una tremenda calamità passata alla storia.

Tornando indietro nel tempo, la città di Messina si rese protagonista di uno degli episodi più  sofferti della sua gloriosa esistenza: la resa alla flotta di Ferdinando II  di Borbone. Era il 1847 e l’Italia era in pieno Risorgimento. Messina, da sempre, fu intollerante al giogo borbonico ed fu una delle prime città siciliane ad insorgere. La risposta di Ferdinando di Borbone  fu durissima e spietata. Per mesi la cinse con un assedio serrato, prodotto dal fuoco di  400 bocche di cannone, fino a quando, nel  settembre del ’48, la città, stremata, si arrese.  Quello, fu uno degli episodi più  glorioso del nostro Risogimento: insurrezione e resistenza a cui partecipò l’intera popolazione: donne, uomini, ragazzi. Perfino suore e monaci  corsero alle armi insieme ai cittadini.

Numerosi gli episodi di eroismo. Come quello dei tanti ragazzi che sfidavamo la morte  strappando le micce accese ai cannoni. Un nome rifulse in tanto ardimento, quello di Rosa Donato, una ragazza del popolo che perse la vita durante un’azione davvero temeraria.. Allo scopo di distruggere un deposito di munizioni, la ragazza si avvicinò con una miccia troppo al deposito e saltò in aria prima di potersi mettere in salvo.

Arresasi alle bombe di Re Ferdinando, la città divenne preda del più devastante saccheggio che la storia di tutti i tempi ricordi e il sovrano borbonico si guadagnò l’ignominioso nome  di “Re Bomba”.

L’ORA del VESPRO – PENSIERO… Il Desiderio

GetThumbnailImage.aspx

Che cosa è il Desiderio! Il dizionario recita così:

“Intensa volontà intensa di avere, ottenere o fare qualcosa che procura piacere, soddisfazione, appagamento, ecc ..”

E Aristotele, assai più sottilmente, però, sottolinea:

“E’ nella natura del desiderio non essere soddisfatto”

Ma è proprio così?  Il desiderio è  davvero destinato a rimanere sempre tale? Davvero il desiderio  è la mancanza e l’assenza di qualcosa di cui avvertiamo il bisogno, ma che non  avremo mai? E’, dunque,  un sofisma?

Nell’uomo, però, il senso del desiderio è inestinguibile: è nella sua natura desiderare sempre qualcosa  ed è proprio questa  peculiarità che lo mantiene vivo ed attivo.

Ma quali sono questi desideri? Da non confondere con il bisogno, che è uno stato che deve essere appagato, come quello del cibo, del sonno, ecc… IL desiderio, invece, riguarda la sfera  spirituale, emotiva, ecc…

Che cosa si desidera? Se quello che si desidera è destinato a non essere soddisfatto, che cosa si può fare, invece, per realizzarlo?

Principalmente si desidera amore, ma anche amorevolezza,  emozioni,  ma anche ragionevolezza, sogni, ma anche concretezza.

Ognuno di noi sogna il grande amore. Qualcuno lo trova, per qualcun altro resta un sogno o un ripiego. L’amorevolezza, però, ugualmente appagante, é assai più facile da soddisfare: una carezza,  un saluto, un gesto di simpatia o di affettuosità,  spontaneamente e senza chiedere nulla in cambio,  sono desideri tutt’altro che impossibili.

E invece, oggi, pare che ci sia carenza di questi gesti e il desiderio di soddisfarli è talmente alto da spingere a pagare per ottenerli o a richiederli espressamente. Nascono così i centri  scambi  di coccole ed affettuosità  e perfino centri  di affettuosità a pagamento. E allora, desiderare una parola gentile, un gesto affettuoso ,una mano amichevole,  qualcuno che ti aiuti ad attraversare la strada… resterà  solo un desiderio?

Io spero di no!  A volte basta davvero solo un sorriso, anche quello di uno sconosciuto o di un bambino, per cambiare il corso di una giornata.  Basta una parola gentile a proteggere contro  cattiverie e negatività e questo tipo di desiderio non può essere inappagabile e tantomeno e impossibile.

 

“L’ora del VESPRO… pensiero: L’AMICIZIA” di Maria PCE

foto-3

Che cosa è l’Amicizia? Secondo Aristotele,  che sull’Amicizia ha scritto almeno due libri, l’Amicizia è una facoltà dell’anima necessaria alla vita. Una facoltà dell’anima che dona alla persona un senso di serenità e di completezza.

“Senza amici – diceva ancora Aristotele – nessuno sceglierebbe di vivere:”

L’amicizia è un sentimento che non chiede nulla e non toglie nulla, ma dona e arricchisce. E’ il sentimento più libero, spontanro e tranquillo. Non conosce  l’ebrezza  dell’appartenenza totale ad un’altra persona, ma piuttosto offre e garantisce, se l’amicizia è vera e profonda, sicurezza e serenità. E neppure conosce la lacerazione dolora della fine o dell’abbandono, poiché è un legame senza vincoli,  che si può interrompere e spezzare in qualunque momento.

E’ un legame che si può interrompere e spezzare, ma anche stringere e far crescere . Senza abblighi e senza patti, perché l’amicizia  non ha riconoscimento sociale, per cui non ha regole, né si può prevedere o programmare. Arriva e basta!   Esistono amicizie che nascono da comuni interessi, da ideali condivisi,  ma esistono anche amicizie  impensabili oaddirittura improbabili……

La vera amicizia è un sentimento unico e raro. Mai unilaterale. L’amicizia, però, come ogni altro legame emotivo, può anche diventare difficile, competitiva e talvolta perfino aggressiva, al punto da condurre alla rottura.  Eventualità, però alquanto rara. Generalmente, ed assai più che in amore, la discussione  e la contrapposizione tendono a rafforzare e non a dividere. Questo perché nell’amicizia non esiste esclusività  e  perciò, non c’è gelosia o tradimento, ad offrire amicizia  ad altri.

Piuttosto, al contrario dell’amore, l’amicizia assai raramente offre giustificazioni in caso di cattivo comportamento. Più facile perdonare l’amato o l’amata che ha tradito, pentata iuttosto che l’amicoche ha sbagliato..

L’amicizia, dunque, è un sentimento  speciale che si   auto alimenta,  con spontaneità e senza eccessi, ma che non conosce regolamentazione e  che si può far crescere o morire,   spezzare o rinsaldare, in qualunque momento della nostra vita.

E l’amicizia virtuale? L’uso della  diventato per molti un’attività compulsiva… Ancora non è possibile  capire quale significato si dia a questa parola, ma, come tutte le regole, anche questa ha la sua eccezione  e siccomeo l’amicizia è un sentimento che per nascire e conservarsi non ha bisogno del contatto fisico, anche virtualmente, si possono creare vincoli emotivi  assai forti.

“Amici di penna” si diceva un tempo, di persone che sviluppavano sentimenti d’amicizia attraverso una nutrita corrispondenza. Oggi si può dire: “Amici di rete”.

L’ora del Vespro – Pensiero… Il Fascino

sognare-rosa

Che cos’é il fascino?

Ecco come recita il dizionario.  “Potenza di attrarre i sensi”. Che poi è lostesso significato del termine carisma, ossia la capacità di esercitare una forte ed indiscutibile influenza sugli altri.

Il fascino è qualcosa di innato e di istintivo. E’ quel  “qualcosa” di inafferrabile che viene da dentro,  fa parte della propria natura e non si acquisisce né con l’esperienza, né con l’educazione.

Si ha fascino quando si possiede qualcosa di “speciale”, che non è  né bellezza , né perfezione estetica, destinate a sfiorire con il tempo. Il fascino non ha tempo, ma attraversa il tempo senza smettere di  attrarre e sedurre,

Il fascino è unicità, carisma  e perculiarità.  Significa possedere caratteristiche intrinseche  che distinguono dagli altri. Per essere affascinanti bisogna essere se stessi: il fascino non segue mode e tendenze, ma le crea.