UNIVERSO DONNA… La Sensualità femminile

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La sensualità ,  che è ben diversa dalla sessualità, è  una qualità  innata, che non può essere appresa o ereditata,  fatta di un mix di doti fisiche e psicologiche difficilmente spiegabili, che rendono interessante una persona.

La sensualità ha sempre costituito l’arma vincente delle donne: uno sguardo languido, un sorriso malizioso, una movenza sinuosa, un abito civettuolo. Fascino senza tempo che richiede impegno e studio. Fascino, più ancora che bellezza.  La seconda destinata a sfiorire e il primo  a durare per sempre.

Sensualità come fascino e seduzione. Donne capaci di valorizzare i propri mezzi di seduzione quali la personalità, il fascino, l’intelletto, senza ricorrere alla mercificazione del proprio  corpo. Donne che non rinunciano alla propria femminilità ma che neppure mortificano il proprio intelletto.

 

 

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La Donna nell’Antico Egitto

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“Raddoppia il pane che dai a tua madre e portala così come essa ti ha portato…”
E’ una delle massime moralistiche attraverso cui, nella società egizia, tende a manifestarsi quel vago matriarcato in cui si rispecchia la posizione della donna, paritaria con l’uomo. Proprio  come accade nel campo religioso, dove le  Grandi Divinità Femminili (come Iside, Hathor,  Neith) rivendicano la parità con le  Divinità Maschili. La donna egizia, infatti aveva personalità giuridica e godeva di indipendenza economica.
Nebet Per, ossia Signora della Casa, la donna egizia godeva di una posizione di rispetto e privilegio sconosciuta alle donne appartenenti ad altre culture del suo tempo e non solo, basta osservare la donna biblica, romana o medioevale; perfino i Greci si stupivano della sua libertà ed emancipazione.
Rispetto e privilegio e nella propria casa e nella società.
Nonostante  l’istituto della poligamia e del concubinato, l’egiziano era essenzialmente monogamo ed una sola era la Signora della Casa: quella che  compariva sempre al suo fianco, perfino  nelle pitture parietali delle tombe, nelle statue  o stele funerarie.
Il gineceo egizio, l’harem, quel luogo proibito e misterioso, era appannaggio soprattutto del Faraone (per motivi politici) e di ricchi Funzionari, ma anche all’interno di un gineceo reale o privato, una sola era la Signora della Casa. Per di più, fino al periodo on
 termedio, circa,  erano le madri a determinare la discendenza. Si diceva: “figlio di  X, colei  che l’ha generato”.  E dopo quel periodo,  anche se al centro  di quella società c’era il Faraone, il ruolo della donna  non fu mai marginale.
Nello stato di donna sposata, poteva disporre ed amministrare i beni ricevuti in dote o in eredità, le era accordato il diritto di comparire  come testimone o di intraprendere azioni giuridiche  nei processi. Non avendo tutori, era riconosciuta responsabile delle proprie azuini  eattamente come gli uomini e come questi, se portata in giudizio, sottoposta alle stesse pene.
In caso di vedovanza la donna egizia acquisiva il prestigio di capofamiglia, ereditava un terzo dei beni del marito e poteva risposarsi.
Alla donna ripudiata e rifiutata, invece, spettava sempre un largo compenso.

Nella vita pubblica quanto in quella privata, la troviamo spesso impegnata in ruoli di prestigio e responsabilità, nonostante che  le cariche pubbliche fossero in realtà,  ricoperte soprattutto da uomini. Poche, infatti le donne che giunsero a detenere il potere supremo o a collaborare nell’attività politica: la regina Huthsepsut, nel  primo caso, la regina Nefertiti, nel secondo.
In campo religioso ricopriva spesso cariche di “Divina Adoratrice” o “Grande Sacerdotessa” di Divinità importanti come Sekhmet, Iside, Hathor; in campo amministrativo la si poteva trovare perfino a capo di un Dicastero come quello degli “Unguenti e Profumi”.
Nel privato si occupava della conduzione della propria casa, dell’educazione dei figli, dell’amministrazione di beni in proprietà con il marito e di altro ancora. La sua vita era facile e piacevole, vissuta quasi nell’ozio, tessendo o filando, tra feste e banchetti.

Tutto ciò, naturalmente, se si trattava di donne benestanti. Le donne di più umile origine, invece, avevano vita assai meno facile. Tessevano e filavano anch’esse, ma oltre a ciò, si occupavano dei lavori domestici e di quelli dei campi e facevano mille altre cose… come tutte le donne del mondo, prima e dopo di loro.

Diverse, però, era l’esistenza all’interno di un Ipet, il gineceo reale.
Qui, le donne vivevano in una condizione di recluse, all’interno di una gabbia dorata, con il solo scopo di arrecar piacere al Sovrano e senza nessuno dei diritti riservati alle donne comuni; scelte in tutto il Regno, quella condizione, però, era un grande onore per se stesse e le loro famiglie.

Le varie statuette rinvenute nelle tombe,  le scene parietali, ecc… ci  mostrano una donna assai bene inserita nella società lavorativa: ci trasmette, cioè, il grado di rapporto paritario raggiunto con l’uomo; assai diverso d quello delle donne appartenenti a civiltà della stessa epoca.

La donna, però, era soprattutto il pilastro della famiglia e la famiglia era il pilastro della società e come tale  la donna egizia era rispettata e protetta.

UNIVERSO DONNA – La donna moderna” di Maria Pace

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Il seme di un Movimento per l’emancipazione femminile fu gettato con la Rivoluzione francese e la ghigliottina: due attiviste ci lasciarono letteralmente la testa, sotto quella ghigliottina!
La battaglia, però, è continuata. Anzi, le battaglie. Ma la guerra è stata vinta?
Per una parte dell’universo femminile, parlerei di abbondante armistizio, sia pur con molti compromessi e forzature varie.  (sul lavoro, in famiglia, ecc..)

E per l’altra parte? Una buona parte, direi!
Per quella parte dell’universo femminile posso affermare senza timori di smentite che la risposta è assolutamente no e le ragioni sono varie:
– violenza fisica al corpo femminile attraverso infibulazioni e atrocità simili.
– costrizioni ed imposizioni quali matrimoni combinati, padri-padrone, ecc.-
– restrizioni e persecuzioni in società dal regima  repressivo,  dove  si teme ogni genere di  diversità e la donna rappresenta proprio la  diversità e la differenza

– annientamento della personalità attraverso un abbigliamento degradante (non mi riferisco al velo, ma a quello scafandro chiamato burca)

La donna oggi è più sicura di sè e sa di essere chi è;  la donna oggi sa di poter essere chi vuole essere, senza più dover fuggire da se stessa, perchè ha acquisito consapevolezza di sè  attraverso l’istruzione. Ecco perché nelle società maschiliste le viene negato proprio il diritto all’istruzione: l’istruzione conduce alla libertà e la libertà della donna fa paura.    Anche la libertà di apparire.  L’aspetto  esteriore della donna è penalizzato e l’abito può diventare uno strumento di ribellione  ed essere recepito come una minaccia.

 

La storia e le statistiche, però, insegnano che anche nel rapporto di coppia l’uomo cerca donne che non lo sminuiscano e che gli consentano  di sentirsi superiore per poter esercitare  dominio su di lei. L’istinto dell’uomo è quello  di dominare ed anche culturalmente vuole poterlo fare. Non sempre, però, gli è consentito: oggi la donna ha davanti a sè nuovi orizzonti ed accetta sfide e stimoli.  Si tratta dell’emancipazione femminile e non trova preparati tutti gli uomini, quando invece, questa nuova realtà femminile potrebbe aiutare anche loro ad evolversi e migliorare. Per fortuna, molti lo fanno già ed è sempre maggiore il numero di uomini che non considera scomodo, ad esempio, avere una partner culturalmente più dotata. La strada, però è ancora lunga.

Emancipazione ed istruzione procedono di pari passo. L’una non può esserci senza l’altra e l’emancipazione richiama  l’ambizione, considerta da sempre prerogativa assoluta del maschio e da sempre negata alla donna.  Emancipazione è anche indipendenza. Oggi la donna guarda al proprio futuro con spirito nuovo: non più soltanto moglie di un uomo o compagna di un uomo, ma single. Non più dipendente di un uomo, ma indipendente.

Si dice che in America ci siano più donne  sole che accompagnate. Donne realizzate con il lavoro e la carriera. Donne che ricoprono ruoli considerati fino a ieri esclusivamente maschili, donne che comandano su uomini. E donne senza lo spauracchio dell’età, beneficio riservato fino a ieri solo al maschio: donne con uomini assai più giovani.

Tutto questo disorienta l’uomo e lo spaventa; lo rende violento ed aggressivo. Insoddisfatto. Non tutti, naturalmente, solo gli uomini  che inconsciamente nutrono un timore reverenziale nei confronti della donna. E sono tanti, purtroppo! Violenza sul lavoro e violenza domestica. Violenza fisica e psicologica: aperta e drammatica la prima, subdola e ugualmente drammatica la seconda.

Un altro tipo di violenza è la piaga dello stupro (il quale fino a qualche anno fa non era neppure considerato reato) e la violenza domestica, spesso sommersa e portata con vergogna.
Esiste, poi, ancora un tipo di violenza: quella pubblicitaria. Quella, intendo, che per vendere un dentifricio o un tubetto di silicone, ricorre all’immagine di un nudo femminile… complice, in questo caso,  il soggetto che a ciò si presta.
Per chi guarda e subisce tale pubblicità, però, resta pur sempre un atto di violenza… e non lo dico per facili moralismi o falsi pudori, ma solo per quel diritto al rispetto che ogni donna dovrebbe pretendere e quel personale  stile e buongusto che differenzia una donna da qualcosa d’altro.

“La Donna nella cultura Indiana” di Maria Pace

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Parlando dell’India e della donna, è inevitabile il rferimento alla pratica del”Sati”, il sacrificio delle vedove.
In una società patriarcale che ha privilegiato l’uomo, assegnando alla donna il ruolo di subordinazione e quasi sempre la patente di peccatrice e pericolosità, era inevitabile   giungere a quegli estremi,  per fortuna appartenenti ad un passato e ad un passato prossimo.  La donna, in quella parte del mondo, è, ancor oggi, considerata un peso per la famiglia e la vedova, un peso ancora maggiore.

Eppure, ecco come si esprime un poeta indiano di qualche secolo fa:

“Un frutto selvatico nel bosco, fresco e fragrante. La sua bellezza fa pensare ad un fiore appena sbocciato al tepore del sole.”

La donna indiana è così: una bellezza nobile e dolce, come un fiore cresciuto  nel bosco. Ma questa è la visione del poeta. In realtà, la donna è vista come oggetto e merce di scambio. Nella meravigliosa terra delle giungle, dei templi millenari e della spiritualità, esiste la terribile piaga della violenza e dello stupro impunito.

Nobile e bella, nel suo unico e particolare abito, il “sari”, nonostante l’emanciazione e la europeizzazione, la donna indiana è considerata “proprietà dell’uomo”, padre o marito che sia.   Completamente sottomessa al marito,   ancora oggi, pur istruita  ed economicamente indipendente, la donna deve accettare ogni sua decisione, anche quando queste possono dannggiarla oppure offenderla ed umiliarla. Soprattutto nella società più  abbiente

Un  aspetto dolente è soprattutto la dote, che costituisce  davvero un peso gravoso per la famiglia. Ogni donna deve portarla con sè, pena  la mancanza di una sistemazione matrimoniale e lo scredito per la famiglia.  Aspetto dolente e tragico, a volte, perchè può condurre addirittura alla soppressione  fisica della ragazza.  I matrimoni, per la maggior parte, salvo poche eccezioni,  sono  ancora oggi combinati  da “sensali”.

Schiave del marito, dunque, ma non solo. Schiave  di un sistema  che non esita ad avviare bambine ad una prostituzione gestita addirittura in famiglia e schiave di qualche divinità induù.. ovvero, schiave dei preti  e dei facoltosi patroni di quei templi; una pratica sessuale abolita fin dal 1838, ma che continua a resistere.

E la famiglia in tutto questo?  E’ di stampo maschilista, naturalmente e talvolta il mashio si comporta nella società come in famiglia: in modo violento… come in ogni altra società, d’altronde.  Ma non sempre. Ci sono anche  molti uomini dal comportamento avveduto, responsabile ed accorto, che riconoscono diritti alla donna. Almeno verbalmente. .E  ci sono uomini che aiutano concretamente le donne, soprattutto quelle più povere, nelle campagne. Il loro apporto è fondamentale per l’emancipazione e l’autodeterminazione delle donne. Come la Banca fondata dal premio Nobel  Yunus che con piccoli prestiti, riesce ad assicurare la sopravvivenza a molte di queste donne.

Qualcosa, però, è cambiata negli ultimi tempi e sta cambiando ancora, sia pur tra difficoltà e sospetti. Le donne si riuniscono in Associazioni e si sostengono oppure, come quella, una vera palestra,  in cui si  allenano per  sapersi difendere in caso di aggressione.

Tecnologicamente avanzato, l’India, purtroppo, è rimasto un Paese profondamente maschilista.  Le donne ancor oggi vengono date in moglie in tenera età o addirittura “affittate” per matrimoni  temporanei;  stuprate e violentate, non  trovano tutelate, né  sostegno o comprensione e se il loro cammino verso il riscatto è tuttoin salito, di sicuro hanno già percorso un bel tratto.

Questa la sua collocazione nella società, ma, vista nella sua individualità,  la donna indiana è una creatura  dolce ed affscinante, fasciata nel suo “sari”, una lunga striscia di tessuto dai colori sgargianti, elegantemente  drappeggiata  intorno ai fianchi e con un lembo  riportato sulla spalla e poi sul braccio sinistro.

La donna indiana, con  l’immancabile fiore tra i capelli frizionati con 0lio profumato, per non lasciarli  inaridire dal sole cocente  oppure con un leggero velo, dai colori vivaci, fissato sulla sommità del capo,  appare  come  una creatura misteriosa ed affascinante. Impeccabile e curata, truccata di tutto punto, la donna indiana usava ed usa  la rosa come  base per i suoi cosmetici;  sulla fronte ama, ancor oggi, dipingere il simbolo della fede  cui apparteneva ed appartiene.

I gioielli sono la passione della donna indiana: orecchini, fibule,  bracciali (ai polsi ed alle caiviglie, enelli… un anello anche nella narice sinistra, collane… file di collane  adagiate sul  seno. Non uscirebbe mai senza i suoi gioielli e, nemmeno nei tempi andati, quando dalla vita in sù andava nuda,  sarebbe uscita mai senza i suoi sgargianti monili.

“UNIVERSO DONNA – La donna nella società.” di Maria Pace

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La donna è uguale all’uomo di fronte a Dio? Sembrerebbe proprio di no! Sembrerebbe di no, dal momento che l’uomo è riuscito a legittimare ingiustizie varie nei confronti della donna ed  a farlo nel nome di un Dio e di una religione usata a proprio uso e consumo.

L’uomo ha usato il sacro per sottomettere la donna, scrivendo testi in cui afferma una sua superiorità riconosciuta da volontà divina. In realtà,  nessun Essere superiore potrebbe mai approvare le violenze e le ingiustizie di cui  da sempre la donna è fatta oggetto da parte dell’altro sesso. In nome di un dio  gli uomini segregano, umiliano, stuprano, mutilano, lapidano  donne.  Ieri come oggi.

Dio è il medesimo,  ma anche la misoginia che ne è sviluppata è la medesima. L’Antico Testamento é maschilista perfino nel racconto della Creazione:fa nascere la donna da una costola dell’uomo. C’è un’altra versione , che vede  la creatura umana, uomo e donna, a immagine e somiglianza di Dio, ma viene  ben presto accantonata. Anche nel Nuovo Testamento,  la “liberazone” della donna da parte del Cristo, viene ben presto abbandonata.

Pare quasi che l’uomo abbia paura della donna e del suo corpo e che per questo lo umilia, nasconde, fustiga, mutila. A causa di una errata interpretazione dei Testi Sacri,  assistiamo ancora oggi alla aberrante pratica della infibulazione nel monfo islamico. Pratica non citata nel Corano, ma abbondantemente pratica.  Come molte altre pratiche.

E non occorre scomodare il sacro per scoprire che  anche scienza e cultura hanno riservato alla donna trattamenti discriminatori e prevaricatori. Così,  Freud, Darwnin, ecc…  tutti uomini di genio, ritenevano la donna biologicamente inferiore..

Per il filosofo Schopenhaaurr la donna era” … adatta  a curare l’uomo nell’infanzia  appunto perché puerile, sciocca  e miope…”

Il fisico Einstein dal canto suo le riconosce il diritto allo studio scientifico, ma avverte di non farsi troppe illusioni  sui risultati. e il neurologo  Mobius scrive addirittura un saggio  “Sulla inferiorità mentale della donna”.

Il potere è maschile, dunque, e ad una prova dei fatti si scopre che il retaggio di una società patriarcale è ancora forte e pesante sulla società.

La società patriarcale tende a scomparire, si dice, ma non il maschilismo, che è ancora ben radicato nei rapporti con l’altro sesso. Persiste ancora il mito arcaico della forza del maschio. Il mondo è cambiato, ma ci sono caratteristiche rimaste tali e il maschilismo è una di queste: il maschilista usa la sua forza per  affermare la sua superiorità sulla donna.

Anche se molte cose sono cambiate, non è  scomparso il prototipo del maschio-padrone. Questi tipo di maschio ha bisogno di avere potere sul corpo della donna e per questo lo  nasconde, ingabbia, imprigiona. E se perde il controllo su di esso lo punisce, uccide. In fondo, se ci pensiamo bene, chi era l’uomo che ha scatenato la guerra di Troia?  Un uomo che aveva perso il controllo sulla sua donna.

E quando invece detiene questo controlla che cosa fa il maschio-padrone’ Fa come Ulisse: parte, va via, tradisce.  Il tradimento nasce proprio da questo: dal desiderio di possedere altri corpi di donna.. E se è la donna a tradire? La donna che tradisce è etichettata, punita, fustigata, lapidata.

Qualcosa però è cambiato e sta cambiando. Un tempo la principale occupazione della donna era:  SPOSATA.  Oggi si può aggiungere qualche altra qualifica. Un tempo  era sottomessa (lo è ancora oggi in molte società.)  e in famiglia contava poco o niente. Il suo compito era solo quello di fare figli e prendersi cura della casa e, naturalmente,  dedicarsi anima e corpo al  marito.  Oggi, invece, la troviamo  più determinata a difendere  i diritti acquisiti  o ad ottenerne di nuovi e se ci sono ancora donne che oltre alla maternità non hanno altro di cui vantarsi, ce ne sono molte altre che lottano per la conquista di una propria dignità..

“UNIVERSO DONNA – Meditazione” di Lia Jonescu

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Dedicata a tutte le donne che hanno vissuto e vogliono vivere fino all’ ultimo senza risparmiarsi.
MEDITAZIONE
Passato il varco dei miei verdi anni
trovai una vita di dolori e affanni
intervallati da dolcezze e amori,
da notti bianche,
da passioni e odori, di muffa, d’erba,
di libri, di colori, di sogni,
d’illusioni e pianti.
Di gioie immense e di cocenti offese
eppure
ora che varcato ho da poco I sessant’anni
mi reincammino ancora sul sentiero
con solo il mio bagaglio di coraggio,
il mio pensiero
ed il mio cuore fiero
e sembra che la restante vita
ritorni verde ancor prima che finita
E moriró dolcemente
sotto un melo
coi fiori bianchi a coprirmi come un velo.
Lia Jonescu

“UNIVERSO DONNA – Donne violate” di Maria Pace

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La cronaca ci ha abituati ad episodi di violenza contro le donne…”  Femminicidio”,  chiamano tale triste fenomeno. Donne che perdono la vita per mano di uomini violenti e possessivi, per la maggior parte dei casi nell’ambito familiare.
Si tratta di un fenomeno universale che coinvolge ogni strato sociale e culturale, senza esclusione alcuna.
La cronaca, però, sorvola su un vergognoso ed altrettanto triste fenomeno oppure non ne parla a sufficienza, forse perché  di casa nostra non é: parlo del Gendercidio.
Che cos’é il Gendercicio?
Potremmo definirlo l’aspetto più drammatico della discriminazione e selezione dei   sessi:  la forma più subdola di violenza sulla donna. Si tratta, in sostanza, dell’aborto selettivo di feti o di soppressione di neonati di sesso femminile: bambine che non vedono la luce o che vengono uccise appena nate.
Le armi usate? Aborto o veleno.
Dove, il triste fenomeno è più diffuso? Là dove c’è oppure c’era fino a poco tempo fa, povertà e sottosviluppo.
In realtà, si tratta solo di un alibi, quello della povertà, poiché in quei Paesi la crescita economica è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti é l’assoluta indifferenza verso questo sterminio di particolare proporzioni.
In alcuni Paesi (non occorre far nomi, essendo il fenomeno sotto gli occhi di tutti),  l a donna è ancor oggi è considerata un peso, mentre in altri pare che la tendenza sia,  per così dire, quella di invertire la rotta.
Molti i Paesi in cui è stato proibito l’aborto selettivo (fino a ieri ampiamente praticato) ed in si sono   disposti incentivi a favore dei figli di sesso femminile, ma ciò  non ha ancora  prodotto significativi mutamenti e la ragione è da ricercarsi, forse, in un  modello di società sostanzialmente maschilista.