Il linguaggio della NATURA – I FUNGHI

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Una prelibatezza, questi meravigliosi “frutti di bosco”, conosciuti ed apprezzati fin dall’antichità.    Le prime testimonianze sulla raccolta e il consumo dei funghi risalgono alla Preistoria, quando, però, il loro impiego non era solo alimentare.  Per via delle proprietà curative, ma anche  per quelle allucinogene,  i funghi venivano utilizzati soprattutto come medicamento e come strumento nei rituali magici.

La prima testimonianza documentata del suo consumo alimentare, in realtà, risale al 2000  a.C. ed alla civiltà mesopotamica, i cui Sovrani, pare, ne fossero assai golosi, ma erano apprezzati anche in Cina, dove erano erano chiamati “Cibo degli Dei” ed in Egitto, dove avevano un posto d’onore  sulle tavole. Così anche sulla tavola dei Greci prima e dei Romani poi, presso cui questo frutto meraviglioso, era diventato “simbolo di vita”.  Pausania, scrittore greco, racconta, infatti che l’eroe  Perseo, dopo essersi dissetato con l’acqua raccolta nel cappello di un fungo, decise di fondare la potente città di Micene. A classifiicarli e descriverne per primo le caratterisiche, pare sia stato Teofrasto, un discepolo di Aristotele.

I Romani apprezzavano così tanto questo frutto, da dargli il nome di “Amanita caesarea”, un cibo, dunque,  degno di un Cesare. Avevano perfino dei “raccoglitori” espertissimi e fidatissimi;  di sicuro, i primi raccoglitori devono aver fatto delle spiacevoli esperienze prima di stabilire  quali fossero i funghi “buoni” e quali,  quelli “cattivi”.  Apprezzato dai buongustai, ed esaltato da poeti e scrittori, come Giovenale, Plutarco, Apicio o Plinio il Vecchio, nella sua opera “Naturalis Historia”, questa meraviglia della natura cominciò a coprirsi di miti e leggende.

Fu proprio in questa epoca, infatti,  che i funghi,  da simbolo di vita, presero pian piano a diventare simbolo di morte, complici anche tutte le nefaste esperienze di avvelenamento con tutte quelle specie  velenose.  Famoso, il piatto servito da Agrippina al marito, l’imperatore Claudio, a base di funghi. Funghi velenosi naturalmente .

Risalgono proprio  all’epoca,  e si sono tramandate fino ad oggi, fantastiche e improbabili interpretazioni sulla loro origine,  a causa delle loro proprietà e soprattutto  della loro tossicità: origine diabolica, si diceva, oppure divina.

Per una classificazione più scientifica bisogna aspettare  il XVI secolo e per sfatare l’alone negativo di miti e leggende creatosi intorno a questo meraviglioso e gustosissimo frutto della natura, dovranno passare altri secoli ancora.

Nel Medio Evo, nonostante il grande utilizzo della cacciagione. i funghi erano largamente consumati sulle tavole dei nobili,  ma, grazie anche alle conoscenze acquisite ed alle ricette preparate nei conventi,  il suo uso divenne sempre più popolare. Così popolare e così comune come peccato di gola e prodotto afrodisiaco, da  indurre il Santo Uffizio a proibirne il consumo, perché distoglieva il fedele dall’idea della penitenza.

Dopo il Medioevo,  ritroviamo i funghi in tutti i grandi pranzi delle corti europee, soprattutto sulla tavola di  Re Sole; sempre presente anche nelle grandi cene di rappresentanza di  madame Pompadour, come, più tardi, in quelle  galanti della  spia più famosa  al mondo,  la  danzatrice Mata Hari.

Un prodotto ricercato, dunque,  chetroviamo su tavole insospettabili, come quella  di un grande della  musica italiana, Gioacchino Rossini, il quale definì il tartufo: “Il Mozart dei funghi”;  in verità, troviamo perfino nel menu del pranzo servito a Vienna alla fine del  Congresso del 1815.

Questi fantastici frutti di bosco, si sa,  nascono spontaneamente ovunque. Ciò, però, non significa che  siano da tutti apprezzati: in America,ad esempio, i funghi coltivati sono preferiti a quelli freschi, mentre in Russia e in  Estremo Oriente,  il consumo è davvero assai ridotto; in Inghilterra, infine, i funghi freschi sono quasi ignorati, sostituiti fa quelli coltivati.  Da qui, l’abitudine di coltivarli, sia pur con molte difficoltà. Ultimamente, però, è nata l’abitudine di surgelare i funghi spontanei, benché, sapore e gusto  finiscano per  risentirne.

Tanti i perché senza risposta, riguardo questa meraviglia della natura. Ad esempio,  un ottimo e commestibile fungo spontaneo delle Alpi, può essere velenoso  se cresce sugli Urali; e ancora: uno stesso fungo può assumere forma e sapore diverso, a seconda del posto, dell’altitudine e dell’humus in cui cresce. E tanti altri interrogativi ancor.

Nello studio di questi strani organismi si è sempre occupati più delle loro proprietà terapeutiche,  che della vita e crescita. Bisognerà attendere l’800  e la nascita di una moderna ricerca scientifica  per scoprire molti dei misteri che li circondavano e giungere ad una sicura classificazione.

Purtroppo, nonostante tali progressi e l’esistenza di ottimi libri scientifici, molte sono ancora le persone che continuano  a dare credito alle antiche dicerie… dicerie risalenti addirittura ad epoca romana, con le conseguenze che possiamo immaginare.

 

 

 

 

 

CULTURA E SOCIETA’ – La Sensualita’.. . di Uliano ANDOLFI

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STIMOLATO DAL BELLISSIMO INTERVENTO DI MARIA PACE SU SENSUALITA’ VOGLIO PORTARE UN PO DI MIE RIFLESSIONI SENSUALITA’

La sensualità riflette l’interesse e la attrazione che gli altri sentono verso di noi. Noi umani, a differenza degli altri animali, non rispettiamo le stagioni dell’amore e possiamo dimostrarci sensuali e seducenti in qualsiasi momento della vita. Il grado di emozione evocato in una persona da un comportamento sensuale, o da un modo d’essere, dipende unicamente dalla complementarietà. Per alcuni individui, in particolar modo di sesso maschile il termine sexy è associato principalmente ad elementi esteriori e sessualmente espliciti come due belle gambe, la bocca carnosa, un seno prorompente; per le donne invece il tono della voce, la gestualità, la saggezza, la gentilezza l’abbigliamento…. rappresentano elementi di attrattiva Non essendoci un modo per essere sensuali, il “segreto” secondo il mio parere, la mia esperienza, è essere se stessi, sicuri di sé, autentici. E’ la nostra autostima, la sensazione di adeguatezza nelle molteplici situazioni della vita che ci rende sensuali agli occhi di chi è sensibile proprio alle nostre caratteristiche. L’evoluzione umana sviluppata in milioni di anni, suggerisce l’accoppiamento dove le garanzie di sopravvivenza per i figli siano le maggiori possibili. Queste garanzie erano rappresentate, agli “occhi istintuali” dei nostri progenitori soprattutto da un eccellente stato di salute. Per questo le persone in perfetta forma fisica sono ancor oggi oggettivamente più attraenti delle persone fuori forma. Gli individui che curano il proprio aspetto sono più sensuali di quelli che lo trascurano.
Durante le fasi di corteggiamento, sia il maschio che la femmina, nella civiltà, moderna, cercano di mettere in evidenza quelle doti che giudicano apprezzabili dal sesso opposto e contemporaneamente queste caratteristiche vengono esaltate dalla cura del proprio corpo. Specialmente le donne mostrano una cura ricercata e attenta per il proprio abbigliamento e per gli accessori, palestra, creme, parrucchiera ed estetista sono all’ ordine del giorno fino ad arrivare ad importanti interventi chirurgici per migliorare l’aspetto fisico.
Ma anche gli uomini sembrano sempre più orientati in questa direzione. Questi comportamenti e queste scelte mirate, possono essere considerate il moderno modo di pavoneggiarsi della specie umana. Questo investimento ci pone nella condizione di dedicare una enorme quantità di energia, di tempo e anche di denaro per curare solamente il nostro aspetto fisico, trascurando altri elementi di pari se non maggiore importanza. Per piacere, prima di tutto a noi stessi, è indispensabile accettarsi con le nostre specifiche caratteristiche. A mio parere è questo il primo gradino per sentirsi adeguatamente sensuali. La sicurezza di sé e la buona accettazione delle personali caratteristiche, aiuta a valorizzare i punti forti e sdrammatizzare su quelli deboli. Per le donne per esempio: ho il naso aquilino, però le gambe sono “mozzafiato”, sono piuttosto rotondetta, ma i miei occhi sono magnetici. Per un uomo potrebbe valere: ho la pancia, pochi capelli, però posseggo occhi profondi e sguardo consapevole; inoltre sono colto e simpatico. Ciò che conta è la sicurezza di se stessi.
Sguardi, gesti, parole ed anche contatti, sono capaci di rendere lo stile unico: il modo di accavalcare le gambe, di guardare dritto negli occhi, di stringere la mano, di avviare una comunicazione, di ascoltare e dimostrare empatia, di essere leali, di non dare nulla per scontato. La sicurezza di sé, la propria autostima deve essere però considerata un fine, un modo di vivere e non può essere considerata un mezzo per meglio sedurre. Sarebbe un grave errore volgere le proprie energie per trovare la fiducia in se stessi allo scopo di soddisfare una estrema ricerca della seduzione. Il sorriso si tramuterebbe in un ghigno, anche se ben camuffato e gli occhi perderebbero la loro luce. Per essere sensuali, in definitiva non bisogna fare nulla. Non è necessario rifarsi ad atteggiamenti e comportamenti che, anche se ci piacciono, non ci appartengono, é sensuale la persona vera, autentica, che non ha bisogno di recitare una parte ed indossare una maschera. La sensualità trova e deve trovare sbocco nella sessualità, nell’esprimere cioè il nostro erotismo ed il nostro saper amare con il corpo. Il corpo è espressione di vita, consente di immergerci in un oceano di sensazioni, di emozioni. Solo attraverso la sessualità è possibile la “fusione” con un’altra persona. Non si tratta di un fardello che accompagna lo spirito virtuoso, come alcune filosofie vorrebbero far credere. Il corpo umano e la sessualità sono stati per secoli il bersaglio mobile delle religioni e della morale, come se il corpo fosse un involucro peccaminoso, contenente pulsioni sconvenienti, vergognose, da celare. L’effetto devastante della repressione ha generato e continua ad accrescere piaghe sociali come il piacere scollegato all’amore, l’edonismo, la pornografia… fino ad assistere ad un “consumo” sessuale da Superstore, come tutti i beni accessori che si possono acquistare con una qualsiasi carta di credito, merce di scambio. Anche se oggi spesso il corpo, come espressione della sessualità più naturale e sincera, è mortificato, avvilito, bistrattato, mistificato, non dobbiamo mai dimenticare che l’amore è una profonda esperienza di contatto, di fusione, il corpo non si può separare dall’amore, perché è la manifestazione fisica dell’amore stesso.

I FANCIULLI DI CHACO e la coca

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L’uso di sostanze stupefacenti è assai remoto; anche Omero ne fa cenno nelle sue opere.
Noi invece parleremo dell’usanza aberrante che ne facevano gli indios della regione Chaco, in Colombia, fino al secolo scorso, per la ricerca dell’oro.
Con un decotto di stramonio, gli indigeni drogavano i fanciulli scaraventandoli in uno stato di confusione mentale, poi li lasciavano vagabondare nelle foreste. Là dove il fanciullo cadeva tramortito o addirittura morto, erano convinti di trovarvi dell’oro.

La gente  inca, però, non usava sostanze stupefacenti solo a quello scopo. Quando A. Vespucci  giunse a Santa Margherita (davanti alle costeorientali del Venezuela),  vide gli  indigeni “ruminare” foglie verdi come fossero animali, annotò nel suo diario.  Quegli uomini “ruminavano” quelle foglie per calmare fame e fatica, ma anche per antica tradizione.  Sacerdoti  e Sovrani, notabili ed indovini, ne facevano regolarmente uso nelle cermonie rituali. Anche i messaggeri imperialine facevano regolarmente uso, per rendere più veloce la corsa nel portare messaggi.
Con l’arrivo dei conquistadores, l’uso degli stupefacenti fu proibito e la Chiesa  considerò la coca,  strumento del diavolo, ma poi, tanto i  Conquistadores , quanto la Chiesa, (come la cattedrale di Cuzco), accantonando etiche e scrupoli religiosi, finirono per  usarla per pagare gli indigeni.

IRA – Quarto dei sette vizi capitali.. di Maria Pace

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« Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei…”
Chi non conosce questi versi? Quelli che seguono, del faraone Akhenaton, XVIII Dinastia, sono meno noti, ma non meno riflessivi
“Come il vortice nella sua furia sradica gli alberi, e deforma il volto della natura, o come il terremoto nelle sue scosse stravolge intere città; così la furia di un uomo arrabbiato getta rancore attorno a lui.”
Che cosa è l’Ira? Ecco come recita il dizionario:
“Movimento disordinato dell’animo onde siamo violentemente eccitati”
Ma che cosa la scatena e quali soggetti particolarmente ne sono affetti? L’iracondo è un individuo chiuso di carattere, in cui la collera costituisce l’emozione predominante, aggressivo, prepotente ed assai suscettibile. A scatenare la sua ira, basta poco: basta anche solo una parola o un gesto di mancanza di rispetto. O che tale egli ritenga.
La collera, infatti, è un violento impulso capace di offuscare la mente e il cuore, rimuovere i freni inibitori e spingere l’individuo verso i più bassi istinti. Un bisogno violento di reagire, dunque, contro chi ci fa torti, violenza ecc… o semplicemente ci contraria o ci umilia, che scatena in noi una forte emozione, un desiderio di rivalsa, vendetta, ecc contro provocazioni volontaria o non volontaria.
Le manifestazioni di collera, però possono essere assai diverse.
Confusa spesso con la rabbia, c’è una collera fredda e calcolata e una collera calda e istintiva. Nella prima, le parole sono urlate, l’atteggiamento è scomposto e violento; nel secondo, invece, le parole sono calcolate e i gesti misurati
Nella prima, chiamata anche ira attiva o aggressiva, l’esplosione arriva improvvisa, sollecitata dall’istinto di conservazione, quando l’individuo si sente minacciato o in pericolo. Ma può essere collegata anche alla percezione di un torto o danno subito o semplicemente per predisposizioni caratteriali, in persone colleriche, aggressive, ecc. Si tratta di un’ira furibonda che si manifesta attraverso atti violenti contro gli altri,ma anche contro se stessi; contro animali ma anche contro le cose. E non raramente contro persone innocenti ed estranei ai fatti, come picchiare mogli e figli come sfogo per un torto subito sul lavoro o altrove.
Nel secondo, chiamata anche ira passiva, si manifesta attraverso un falso atteggiamento che nasconde quello che l’individuo prova realmente: falsa mitezza, falsa accondiscendenza, falsi sorrisi, ecc…
L ira aggressiva è un sentimento irrefrenabile e lo si legge chiaramente sulla faccia dell’individuo: paonazza ed alterata. In realtà, è una passione che fa parte di noi ed è un indicatore di qualcosa di irrisolto che è in noi e ci fa perdere il controllo.
L’ira è uno stato psichico che genera frustrazione e danneggia la nostra stessa salute. Però esiste anche un’ira giusta e legittima, che mira a punire il colpevole con un giusto castigo, adeguato all’offesa arrecata; un’ira pacata, in grado di produrre qualcosa di positivo. Anche gli effetti visivi, sulla faccia dell’individuo sono diversi: non faccia paonazza ed alterata, vene del collo gonfio, sguardo lampeggiante, ma il contrario:l’individuo legittimamente irato è pallido in volto, ha il cuore serrato e la gola chiusa.
E’ errato, però, pensare che, a rispondere a slanci di collera siano solo persone dal temperamento collerico. L’ira può manifestarsi anche nel più pacifico degli individui, soprattutto se giusta e legittima; può manifestarsi perfino nel bambino, in cui non esistono ancora passioni, ma solo istinti.
E allora? Meglio reprimere o assecondare queste nostre intemperanze?
Non è facile controllare tali moti dell’animo. Di certo, l’ira è una pessima emozione da cui tenersi lontano, ma, come tutti i sentimenti anche l’ira può avere qualche lato positivo.
Innanzitutto è sempre consigliabile non reprimere l’ira, ma affrontarne la causa . Se si riesce a mantenere un certo equilibrio, non è detto che un sentimento d’ira sia sempre da condannare. Esprimere la propria contrarietà a certe situazioni o prendere atto delle proprie frustrazioni non è sempre negativo. Occorre, però, farlo nel modo più giusto e pacato. Senza reprimere l’ira, ma tenendola sotto controllo.
Il consiglio di saggi e filosofi aiuta molto. Ecco cosa diceva Socrate:
“Arrabbiarsi con la persona giusta, nel modo giusto e nella misura giusta.”
E ancora, il consiglio dei saggi egizi
Infine il buonsenso: un sorriso ironico aumenta l’ira, mentre un sorriso dolce la smonta.
Sappiamo che gli effetti dell’ira possono essere devastanti e i danni, sia con parole che con atti compiuti in un eccesso d’ira, possono essere irreversibili. Sappiamo anche che in certe situazioni mantenersi calmi è davvero assai difficile:l’atteggiamento aggressivo oppure offensivo di certe persone sono capaci di rimuovere nostri freni inibitori e far precipitare la nostra ira in un atto di intemperanza. Mantenersi calmi, dunque, è la forza dei saggi.

 

“LUSSURIA… il terzo dei sette Vizi Capitali” di Maria Pace

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Lussuria. Dal latino luxuria, ossia, incontrollato e disordinato desiderio sessuale.

Lussuria: abbandono ai piaceri dei sensi e della carne, dunque. Comunemente la lussuria  è associata all’eros, la componente sessuale dell’amore. Non, però, quando l’individuo si lascia travolgere da smodate passioni. Il lussurioso, infatti, colloca il proprio piacere sessuale al di sopra di ogni altra cosa, avendo come fine unico, la sola soddisfazione personale

Il lussurioso è un individuo profodamente egoista, che pone se stesso e l’appagamento delle proprie pulsazioni sessuali al di sopra ogni esigenza.  Indifferente alle necessità altrui ed alle sofferenze che il suo comportamento può arrecare ad altri, questo individuo persegue il proprio scopo che è solo quello di raggiungere il piacere sessuale.

Un comportamento che è indice di scarsa considerazione nei confronti della persona oggetto delle sue attenzioni ed invece di immensa considerazione di sè. Considerazione così eccessiva, da procurargli scompensi mentali e alterazione della volontà, sì da renderlo incapace di controllare la propria libidine. Disinibito e senza freni, dunque, il lussurioso finisce per abbandonarsi ai piaceri della carne senza rimorsi, né sensi di colpa. L’esigenza ed il bisogno di appagare queste sue irrefrenabili pulsazioni, inibiscono ogni freno morale e sociale: stupratori, pedofili, ecc  sono tutti lussuriosi.

Nessun sentimento, dunque, nessuna intesa affettiva o psicologica; nessuna emozione che non sia la ricerca spasmodica  di soddisfare il piacere della carne; un piacere che finisce per svilire ogni tipo di rapporto con l’altro sesso e lo sprofonda nel degrado: depravazione,  violenza, egoismo, infedeltà,ecc.

Cosa c’è, ci si chiede, alla base di questo vizio?  Innanzitutto insoddisfazione e vuoto interiore, che portano l’individuo alla ricerca di qualcosa che  riesca a colmarlo. Si cerca la felicità e la si cerca nel sesso. Soprattutto in un sesso sfrenato e continuativo.    Ad un’avventura ne segue un’altra e poi un’altra e un’altra ancora e poi si cerca la novità,  l’avventura  trasgressiva.

La sessualità, però, è un istinto naturale. Va vissuto osservando delle regole; uscire da queste regole ha degli effetti disastrosi, capaci di danneggiare la società e in primo luogo la famiglia.
La sessualità è un istinto innato. E’ comune sia nell’uomo che nella donna. Diventa vizio solo in caso di pratica smodata del piacere fisico, poichè, l’appagamento degli istinti più bassi conduce inevitabilmente al degrado umano dell’individuo.

La sessualità è un istinto  indiscutibile.   Come dice Agostino: “Ciò che è il cibo per la conservazione dell’individuo, lo è la copula per la conservazione della specie”.

Ma, quando l’istinto alla sessualità è diventato un vizio? Ogni tipo di inclinazione, se eccessiva e smodata diventa dannosa per l’individuo. Ne risente la salute psichica e fisica e per questo a volte viene in parte represso. Soprattutto in passato. In particolare  questo tipo di inclinazione era condannato senza riserve. Basta citare gli esempi biblici di Sodoma,ecc…

Oggi, rispetto a ieri, la sessualità conosce una più ampia libertà. Soprattutto con l’ingresso della donna in questo scenario e il suo nuovo approccio  e partecipazione. Anche i giovani, oggi godono di maggior libertà nei confronti del sesso. Ci si approccia, oggi,  più con il  gioco della seduzione che con l’inclinazione alla lussuria:non solo fisicità, ma anche emotività psicologica.

 

 

 

 

 

AVARIZIA – Il secondo dei sette vizi capitali… di Maria Pace

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Dal latino avaritia, ossia, scarsa disponibilità a spendere.

Recita il dizionario:  Eccessivo ritegno nello spendere, a causa di smodato desiderio di possesso di denaro e averi.

“Crepi l’avarizia!”   Quante volte abbiamo pronunciato questa frase. Ogni volta che ci siamo concessi un piccolo lusso. Questo perché l’avarizia è uno dei vizi più spregevoli ed intollerabili.

Non è difficile riconoscere l’avaro, ma è difficile che l’avaro si riconosca tale.  Di certo, però,  è un individuo che non metterà mai mano al portafoglio, non  regalerà mai nulla, non inviterà mai gli amici… se ne ha!

Riconoscere un individuo posseduto da questo vizio  è assai facile: basta guardarlo negli occhi  quando maneggia oro o denaro.  Egli prova un tale immisurabile piacere nel contemplarlo, che i suoi occhi brillano. Negli occhi dell’avaro, il maneggiare dell’oro e del denaro, comunica l’intima irrefrenabile passione per il suo possesso.  Un piacere fisico.

Non solamente accumulare  ed accrescere il possesso di denaro,  più riconducibile al termine  avidità, ma piuttosto  mantenere e conservare con la più grande cura, quello che già si possiede.

L’avaro è abituato a concentrare le proprie azioni e i propri sforzi unicamente nel soddisfare questo bisogno di possesso. Egli ama possedere denaro, accumularlo,  maneggiarlo, contemplarlo, contarlo e ricontarlo. Ama sentirne il contatto.

Possedere denaro e non  spenderlo,  per l’avaro non è per nulla un vizio, ma una virtù: egli considera peccato  non il risparmio, ma l’uso del denaro. La sua aspirazione, infatti, è solamente il profitto ed il vantaggio pecuniario,  ma senza il suo utilizzo.

Se lo stimolo ad agire  è l’amore  per il guadagno,  la forza dell’avaro  è sicuramente  l’amore per se stesso. L’avaro, dunque, è un egoista. Un individuo che nutre soverchio amore per se stesso e per le cose che gli appartengono e che non vuole dividere e non dividerà mai con alcuno.

Sospettoso ed egoista, l’avaro, soprattutto quello patologico,  è anche ansioso. Ansia che gli viene dal timore di perdere quello che possiede, per la qual ragione,  egli vive assai male il suo vizio capitale. Ma, poiché egli non considera l’avarizia un difetto, ritiene che  la generosità e l’altruismo siano  forme di  debolezza propria e di opportunismo  altrui.  Uscire da questa spirale non è facile. Anzi, è impossibile. Non perché l’avaro sia necessariamente una persona cattiva o meschina, ma perché egli non è consapevole del proprio stato non considera affatto l’avarizia come un difetto.

Esistono, però, due tipi di avarizia,  quella misera e gretta, che è  solo un principio di avarizia e che, pur restando un vizio, è meno grave ed esiste un’altra avarizia,  quella sordida  e misera,  spinta all’estremo.  Quest’ultima, soprattutto,  può risultare  amorale e dannosa per  la  società: sottrarre benessere agli altri, L’av crea povertà e disuguaglianze sociali.

.. I SETTE VIZI CAPITALI – LA SUPERBIA… di Maria Pace​

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I SETTE VIZI CAPITALI – LA SUPERBIA…di Maria Pace

Superbia, il primo dei 7 vizi capitali
Dal latino superbia, ossia, esagerata stima di sé e delle proprie qualità, come recita il dizionario.
Il superbo è una persona che si sente superiore agli altri e che come tale si comporta; ama se stesso e non considererà mai la superbia come un difetto, sono gli altri a riscontrarlo in lui e semmai, farglielo notare. Ma il superbo non teme le critiche, né i giudizi del suo prossimo. Essendo un perfezionista, egli tende ad acquistare la piena consapevolezza di sé assieme alla cognizione delle cose e non risparmia critiche a se stesso fino al raggiungimento dello scopo. Non scende mai a compromessi. Questo gli permette di conoscere perfettamente le proprie qualità e talenti e di metterli a frutto. Possiamo, dunque, affermare che non esiste superbo che non abbia un minimo di qualità.
Una persona con delle qualità, dunque, di cui è perfettamente consapevole e che lo rendono talmente sicuro di sé, da non fargli sentire la necessità di farne mostra. Non lo si sentirà mai vantarsi. Non gli occorre.
E’ brillante, possiede intuito; é sicuro e soddisfatto di sé; ama primeggiare.
Per tutte queste ragioni è assai invidiato, ma, a causa della sua irrefrenabile sincerità, che lo conduce spesso alla critica, è anche temuto ed evitato. Ma solo dalle persone permalose e troppo suscettibili, poiché tutti gli altri finiscono sempre per apprezzarne i giudizi sempre sinceri e mai dettati da invidia o malanimo, egli, infatti, non conosce sentimenti di invidia e spesso è disponibile verso gli altri.
Il superbo, in quanto tale, ama il sogno ed è un romantico, capace di conservare, però, un perfetto equilibrio tra realtà e fantasia, qualità che lo rendono bene accetto nella società.
Quando, però, la Superbia assume connotati negativi come l’arroganza o, peggio ancora , la presunzione, allora diventa un difetto. Un difetto grave ed intollerabile. Soprattutto la presunzione, che è, come dice il dizionario: opinione di chi pretende di sapere quel che non sa. In tal caso, la superbia può essere scambiata per una presunta, ma inesistente intelligenza che, però, è assai facile individuare e smascherare.
Da dove nasce questa Superbia dai connotati così negativi? Nasce da una esasperata ed illimitata considerazione di sé che spinge l’individuo a mettersi al centro dell’universo ed a pretendere di dominare sugli altri.
La Storia è piena di esempi di individui superbamente arroganti e tracotanti