Il linguaggio della NATURA – I FUNGHI

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Una prelibatezza, questi meravigliosi “frutti di bosco”, conosciuti ed apprezzati fin dall’antichità.    Le prime testimonianze sulla raccolta e il consumo dei funghi risalgono alla Preistoria, quando, però, il loro impiego non era solo alimentare.  Per via delle proprietà curative, ma anche  per quelle allucinogene,  i funghi venivano utilizzati soprattutto come medicamento e come strumento nei rituali magici.

La prima testimonianza documentata del suo consumo alimentare, in realtà, risale al 2000  a.C. ed alla civiltà mesopotamica, i cui Sovrani, pare, ne fossero assai golosi, ma erano apprezzati anche in Cina, dove erano erano chiamati “Cibo degli Dei” ed in Egitto, dove avevano un posto d’onore  sulle tavole. Così anche sulla tavola dei Greci prima e dei Romani poi, presso cui questo frutto meraviglioso, era diventato “simbolo di vita”.  Pausania, scrittore greco, racconta, infatti che l’eroe  Perseo, dopo essersi dissetato con l’acqua raccolta nel cappello di un fungo, decise di fondare la potente città di Micene. A classifiicarli e descriverne per primo le caratterisiche, pare sia stato Teofrasto, un discepolo di Aristotele.

I Romani apprezzavano così tanto questo frutto, da dargli il nome di “Amanita caesarea”, un cibo, dunque,  degno di un Cesare. Avevano perfino dei “raccoglitori” espertissimi e fidatissimi;  di sicuro, i primi raccoglitori devono aver fatto delle spiacevoli esperienze prima di stabilire  quali fossero i funghi “buoni” e quali,  quelli “cattivi”.  Apprezzato dai buongustai, ed esaltato da poeti e scrittori, come Giovenale, Plutarco, Apicio o Plinio il Vecchio, nella sua opera “Naturalis Historia”, questa meraviglia della natura cominciò a coprirsi di miti e leggende.

Fu proprio in questa epoca, infatti,  che i funghi,  da simbolo di vita, presero pian piano a diventare simbolo di morte, complici anche tutte le nefaste esperienze di avvelenamento con tutte quelle specie  velenose.  Famoso, il piatto servito da Agrippina al marito, l’imperatore Claudio, a base di funghi. Funghi velenosi naturalmente .

Risalgono proprio  all’epoca,  e si sono tramandate fino ad oggi, fantastiche e improbabili interpretazioni sulla loro origine,  a causa delle loro proprietà e soprattutto  della loro tossicità: origine diabolica, si diceva, oppure divina.

Per una classificazione più scientifica bisogna aspettare  il XVI secolo e per sfatare l’alone negativo di miti e leggende creatosi intorno a questo meraviglioso e gustosissimo frutto della natura, dovranno passare altri secoli ancora.

Nel Medio Evo, nonostante il grande utilizzo della cacciagione. i funghi erano largamente consumati sulle tavole dei nobili,  ma, grazie anche alle conoscenze acquisite ed alle ricette preparate nei conventi,  il suo uso divenne sempre più popolare. Così popolare e così comune come peccato di gola e prodotto afrodisiaco, da  indurre il Santo Uffizio a proibirne il consumo, perché distoglieva il fedele dall’idea della penitenza.

Dopo il Medioevo,  ritroviamo i funghi in tutti i grandi pranzi delle corti europee, soprattutto sulla tavola di  Re Sole; sempre presente anche nelle grandi cene di rappresentanza di  madame Pompadour, come, più tardi, in quelle  galanti della  spia più famosa  al mondo,  la  danzatrice Mata Hari.

Un prodotto ricercato, dunque,  chetroviamo su tavole insospettabili, come quella  di un grande della  musica italiana, Gioacchino Rossini, il quale definì il tartufo: “Il Mozart dei funghi”;  in verità, troviamo perfino nel menu del pranzo servito a Vienna alla fine del  Congresso del 1815.

Questi fantastici frutti di bosco, si sa,  nascono spontaneamente ovunque. Ciò, però, non significa che  siano da tutti apprezzati: in America,ad esempio, i funghi coltivati sono preferiti a quelli freschi, mentre in Russia e in  Estremo Oriente,  il consumo è davvero assai ridotto; in Inghilterra, infine, i funghi freschi sono quasi ignorati, sostituiti fa quelli coltivati.  Da qui, l’abitudine di coltivarli, sia pur con molte difficoltà. Ultimamente, però, è nata l’abitudine di surgelare i funghi spontanei, benché, sapore e gusto  finiscano per  risentirne.

Tanti i perché senza risposta, riguardo questa meraviglia della natura. Ad esempio,  un ottimo e commestibile fungo spontaneo delle Alpi, può essere velenoso  se cresce sugli Urali; e ancora: uno stesso fungo può assumere forma e sapore diverso, a seconda del posto, dell’altitudine e dell’humus in cui cresce. E tanti altri interrogativi ancor.

Nello studio di questi strani organismi si è sempre occupati più delle loro proprietà terapeutiche,  che della vita e crescita. Bisognerà attendere l’800  e la nascita di una moderna ricerca scientifica  per scoprire molti dei misteri che li circondavano e giungere ad una sicura classificazione.

Purtroppo, nonostante tali progressi e l’esistenza di ottimi libri scientifici, molte sono ancora le persone che continuano  a dare credito alle antiche dicerie… dicerie risalenti addirittura ad epoca romana, con le conseguenze che possiamo immaginare.

 

 

 

 

 

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IL LINGUAGGIO delle PIETRE – Pietre bianche o incolori

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Un mondo senza i colori dell’arcobaleno sarebbe  un mondo senza fascino  nè magia e  le pietre racchiudono in sè tutta la magia dell’arcobalemo ed ognuno di quei colori custodisce  energia e messaggi.  Il bianco è il colore della purezza, ma anche della luce e le gemme bianche o, più esattamente, incolori. esprimono trasparenza e purezza dell’animo e dello spirito.

IL DIAMANTE  – la pietra più celebrata in tutti i tempi. La pietra dalla  luminosità unica e dall’unico ed intenso fuoco. Il Diamante, la gemma dei Re. Nel 1200,  Luigi IX di Francia, emanava un decreto in cui riservava ai reali l’uso esclusivo di questa gemma ,  decreto che sarà ben presto ignorato.

Gemma dalla trasparenza e purezza inimitabile, attorno al Diamante si sono formate mille leggende.  Secondo la tradizione induista, queste meravigliose gemme si formavano  dall’impatto di un fulmine contro la roccia, mentre nell’antica Grecia  si credeva che fossero abitate da spiriti provenienti da altre dimensioni. Per  gli antichi Romani, invece, erano schegge di stelle cadute sulla Terra e sempre nell’Antica Roma, i Diamanti altro non erano che  lacrime divine.

Noto anche  il “giudizio del diamante”,  nella tradizione ebraica, secondo il quale, alla presenza di un colpevole, la gemma  si sarebbe oscurata e invece avrebbe aumentato di lucentezza,  alla presenza di un innocente.

Pietra durissima e cristallina, il Diamante diventa schermo  protettivo per eccellenza:  chi porta su di sè questa pietra, riesce con facilità a controllare le emozioni, ma anche a  placare l’irrequietezza degli animali, anche  delle belve più feroci. Per questo  è considerata anche la gemma del coraggio,  della forza e dell’invincibilità. Ottimi talismani, dunque, contro pericoli ed avversità, dai fulmini alle disgrazie.

 

 

ZAFFIRO  BIANCO  –   Lo zaffiro, è risaputo,  è un  eccezionale stimolatore della mente: favorisce l’intuizione, apporta chiarezza  e, di conseguenza,  contribuisce  alla serenità ed all’equilibrio della persona. Utilissimo, dunque per   aumentare l’autodisciplina ,  accrescere l’applicazione  e stimolare l’ingegno. Ottimo anche per  mantenere  il  buon senso non solo nello svolgimento della proprie attività, ma in ogni frangente.

Simbolo di sincerità e fedeltà, questa splendida pietra abbagliante  è  considerata  un pegno d’amore e di fedeltà   nello cambio di anelli fra fidanzati , spesso  al posto del diamante,  ma  risulta molto efficace anche nella risoluzione positiva di questioni legali.

 

 

TOPAZIO  BIANCO  –  secondo la tradizione, il nome del Topazio deriva dal sanscrito  topas che significa fuoco   ed   è considerato il simbolo  per eccellenza della  forza energetica solare e maschile. Pietra maschile, dunque, anche il topazio bianco, che  dona l’energia necessaria  per  condurre l’ esistenza secondo le proprie aspirazioni.

Raccomandata contro lo stress, é ottima anche contro la depressione, ma efficace soprattutto  nelle pratiche meditative, essendo considerata la pietra  la pace r della serenità. Al contempo, però, il Topazio,  soprattutto  quello bianco, risveglia il guerriero  che è in noi, donandoci la forza per sostenere i nostri ideali…anche quelli di pace.

Particolare virtù  si attribuisce a questa splendida pietra: elevare i sani principi e cioè, la capacità di frenare lussuria, assecondare la castità, alleggerire la  frenesia.

 

PIETRA  DI  LUNA  – é, forse, la pietra attorno   alla quale  si sono raccolte più leggende in tutti i tempi ed a tutte le latitudini. Nell’antichità si credeva che la Pietradi Luna fosse composta di  piccoli frammenti provenienti dalla Luna stessa e che, a causa della sua lucentezza,  che brillasse della luce di una divinità chiusa al suo interno, lucentezza che cambiava  swcondo le fasi lunari..  Nell’Antica Roma era il simbolo della dea Diana.

Se  il Topazio è considerato una pietra  maschile, la Pietra di Luna  é da sempre gemma squisitamente femminile  e, in quanto tale,  con qualità divinatorie. Tradizionalmente, infatti,  la divinazione é sempre stata ritenuta un’arte femminile.

Molte le  virtù di questa gemma, oltre all’arte divinaoria. Una soprattutto: il suo influsso sui sentimenti,  quali l’amore, l’affetto, l’amicizia.

 

 

IL SISTEMA SOLARE – Il pianeta MERCURIO di Valeria Beltaime e Romina Gotti

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Meno di cento metri di diametro, una roccia che orbita nei pressi di Mercurio come un guardiano che silenzioso lo sorveglia e veglia nel suo lento e ripetitivo viaggio nel freddo e buio spazio alieno. Poco freddo e poco buio per la verità perché qui il Sole si vede e si sente. Un satellite naturale? Si , scoperto dalla Nasa, Caduceo questo è il suo nome ha dimensioni e la forma di un asteroide. È l’unico corpo celeste che fa compagnia al piccolo Mercurio, fino a poco tempo fa considerato un pianeta senza satelliti naturali. Caduceo, qual’e’ l.origine del nome? Quando la mitologia incrocia l’autonomia. È il bastone alato di Hermes il dio greco, Mercurio per i romani..
Siamo giunti con il nostro viaggio attraverso il sistema solare su Mercurio. Un mondo plasmato da impatti cosmici questo.
E’ il pianeta più vicino al Sole, nostra stella mater, sempre lei, e di conseguenza è caldissimo e immerso nella luce solare. Impossibile osservarlo attentamente per l’uomo e anche per gli strumenti tecnici come il telescopio spaziale.
Il più vicino al Sole, dicevamo, la temperatura arriva a mezzogiorno all’equatore a 430°C. E un’altra particolarità è la devastante escuriosne termica che causa un salto di 600°C alla variazione di temperatura, verso il freddo. Il pianeta è caldo, caldissimo, la superficie è arida e l’atmosfera è così rarefatta da risultare inesistente,,,,,i venti solari aggrediscono violentemente il suolo. Tuttavia esiste anche il ghiaccio su Mercurio. E’ presente ai poli in qualche zona d’ombra dove è riuscito a resistere, lì, portato probabilmente da qualche cometa in tempi primordiali. Mercurio è un pianeta solido, il più denso del sistema solare a quanto pare. E’ composto per il 70% di ferro.
Il nucleo ferroso, che si è solidificato, ha le dimensioni della nostra luna. Attorno a esso un rivestimento roccioso che si presenta frastagliato, spaccato in fessure e crateri più o meno grandi, dei canyon scorticati dal caldo!
Il createre più grande è il cratere “Caloris” grande tra i 1’300 e i 1’600 Km, scavato da un’asteroide 4 milioni di anni fa. Si tratta di un complesso di depressioni, un centinaio, dal fondo uniforme, che viene chiamato “il ragno”.
Un altro cratere rilevante è “Zola”.
In questo puzzle geologico è possibile trovare piattaforme laviche, lava che era fuoriuscita dal sottosuolo, incandescente, sinuosa, e che poi si è solidificata in superficie, ed è diventata roccia lavica.
Ma noi come le sappiamo tutte queste cose?
Le abbiamo apprese grazie alle innumerevoli immagini ricavate dalle poche esplorazioni spaziali rilevanti per la scoperta. Il terreno accidentato e la temperatura elevatissima, insopportabile, non favoriscono l’esplorazione, anzi. Siamo a 58 milioni di Km dal Sole.
La missione più famosa, e più rilevante, è stata quella del 1973; abbiamo mandato una sonda, il Mariner 10, che sfruttando l’orbita di Venere si è lanciata verso Mercurio e nel marzo del 1974 ha cominciato a “spedire” foto della superficie di Mercurio sulla Terra. Canyon, increspature rocciose e bacini. Una mappa degli eventi geologici succeduti nel tempo.
Una curiosità,,,,, qualcuno ha detto, parlando di Mercurio, “anni che sembrano giorni, giorni che sembrano anni”, perché nelle spirali temporali cosmiche esistono questi affascinanti paradossi. Un anno dura 88 giorni, il tempo che Mercurio impiega a circumnavigare il Sole attraverso lo spazio buio e infinito, ma un giorno dura 176 giorni terrestri,,, I conti non tornano penserete, sì appunto. Non tornano neanche a me,,
E il moto non è nemmeno rettilineo, e costante. Perché capita di veder sorgere due volte il Sole in alcuni punti del pianeta! Quel Sole che vediamo dalla Terra e che su Mercurio ci apparirebbe tre volte più grande.
Quando il pianeta si avvicina al Sole, nella sua orbita ellittica molto schiacciata, accellera, e il Sole sembra fermarsi lì in alto nel cielo. Sembra anche che si sposti nella direzione opposta e tramonti, momentaneamente però. Torna poi a sorgere e a seguire il suo cammino eterno da est a ovest.
Il pianeta sembra aver guadagnato il suo nome a causa del suo moto veloce che ha fatto sì che i Romani lo associassero a Hermes, Mercurio, dio alato portatore di messaggi attraverso il cielo. Celere e agile, dinamico, come i messaggi portati dal vento, come un ladro che fa un colpo e si dilegua…….
Tornando da questa escursione siamo già diretti altrove, dove mi chiedo se troveremo anche le venusiane,,,,,
Lasciamo l’orbita di Mercurio e Caduceo a 57.910.000km dal Sole, qui niente anelli a circondarci solo il nulla,ma aspettate c’è un pianeta la’ in lontananza , ci dirigiamo verso un punto laggiù Venere e la mitologia torna prepotente
Fonti:
° Wikipedia
° http://archive.oapd.inaf.it/pianetav/L15_01S.html

“Viaggio nel sistema solare” di Romina Gotti e Valeria Bealtaine

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Spazio..immenso nero puntinato di pianeti gassosi e solidi, satelliti che ti seguono in abbracci orbitali come sentinelle, anelli di rocce, buchi neri, galassie, nebulose, asteroidi, comete, stelle, nane rosse, spazio che si dilata e che allontana i corpi sempre di più fino a quando?
Con tutto questo infinito andare la luce ci rimanda l’astro com’era in passato, perché nel frattempo chissà cos’è successo!
E noi? Nell’ultimo braccio della galassia Via Lattea c.è un piccolo sistema solare, la nostra stella il sole appunto e in orbite vicine e lontane otto pianeti con i loro satelliti, e’ la forza di gravità a permettere i moti planetari. Otto pianeti, quattro rocciosi quattro gassosi Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Una fascia di asteroidi tra Marte e Giove, che è un filtro per il nostro sistema solare visto le sue dimensioni e la sua forza di gravità. E tanti satelliti a tener compagnia ai pianeti nel loro monotono ed eterno ruotare, ruotare intorno al proprio asse, ruotare sulla propria orbita ciclica intorno al Sole.
Cinque miliardi di anni fa nebulose di gas si solidificano e attrazioni gravitazionali formano i pianeti, e la Terra, posizione adatta alla vita umana né troppo vicino né troppo lontano dal calore che è vita. Uno scontro tra la terra e un altro pianeta in un abbraccio distruttivo che crea la luna che lentamente si allontana dalla Terra e che continua ad allontanarsi. Impatti che solo la fantasia e Hollywood ci possono mostrare ma che hanno segnato l’inizio di tutto e forse segneranno la fine. Frammenti figli di impatti cosmici si amalgamano si attraggono, azoto, ferro, ossigeno in 12760 km di diametro, la vita…..la Terra scaldata dal Dio sole venerato dalla notte dei tempi. Davanti a noi il Sole. Ovviamente ci teniamo a una distanza di sicurezza, le temperature lì non scherzano! Dalla nostra visuale nient’altro che fuoco! Luce bianca! Il sole, stella mater del nostro sistema planetario, è una massa sferica che ruota su se stessa composta di plasma incandescente e gas. Il diametro 1’391’400 km. La sua massa, da sola, compone il 99,9% della massa complessiva del sistema solare, la più imponente, tutto il resto gravita intorno. Cos’è per noi terrestri il sole, cosa rappresenta questa immensa massa infuocata? Una risposta: la vita. Grazie alla sua energia nella Terra le condizioni sono state favorevoli allo sviluppo vitale, iniziando dai batteri primordiali. Che altro? Ciò che esso rappresenta e i fenomeni a esso legati, percepiti sulla Terra. Il sole è il nostro modello ideale di perfezione. La sua forma sferica e luminosa, il cerchio, è sempre stata associata alla completezza, alla purezza, alla bellezza e all’infinito.
Tutti i popoli  hanno un culto riservato al Dio Sole. E’ la guida, eterna, pura, incorruttibile. E’ la manifestazione visibile e tangibile della luce, che ogni giorno ci richiama alla vita. La luce prodotta è neutra, cromaticamente fredda. Ma come si struttura la nostra nana gialla? Tutto ebbe origine cinque miliardi di anni fa in seguito all’esplosione di una o più supernove nel braccio di Orione…la porzione di spazio galattico dove ci troviamo….. Il sole si formò. La sua massa è frazionata in un 75% circa di idrogeno e il restante 25% circa di elio. La temperatura superficiale è di circa 5’504°C, innarrivabile per qualsivoglia tecnologia umana! Il fulcro è il nucleo solare, una fornace dove gli atomi di idrogeno che normalmente si respingerebbero, avendo carica positiva, fluttuano a una velocità così elevata da fondersi insieme nel momento dello scontro. Si origina un nuovo elemento, l’elio. 15’000’000 °C, il plasma è denso e ostacola la fuoriuscita di fotoni che prima di farcela a passare oltre la zona radiativa vengono assorbiti dall’elio e dall’idrogeno e riimmessi milioni di volte in una sorta di danza caotica a zig zag, in gergo il “cammino casuale” dei fotoni. Un fotone può impiegare migliaia di anni per uscire da qui..! Quando la luce arriva da noi esiste già da molto tempo! Ci troviamo successivamente nella zona convettiva, zona di passaggio, ciò che giunge qui raggiunge più agilmente la superficie solare, la materia si fa sempre meno densa, è composta da idrogeno e gas. La zona più importante è la corona che brucia a circa 1’000’000 °C, si propaga nello spazio; in essa si formano talvolta degli “archi”, dei tubi di flusso magnetico che si alzano dalla superficie del sole e trasportano plasma, alcuni sono enormi! Immaginate la massa dell’Everest che dall’astro di espande verso lo spazio buio!…….come pure le “macchie” solari…crateri di plasma….
Oltre a tutti questi fenomeni affascinanti, i venti solari. I fotoni che finalmente hanno raggiunto la superficie del sole cominciano il loro percorso nell’immensità cosmica! Rimangono collegati all’astro quindi portano con essi il campo magnetico, creando delle linee che curvano su se stesse e danno origine a spirali… Fino ad arrivare, 8-10 giorni più tardi, sulla Terra, dove sono confinati nella magnetosfera che ci fa da scudo. Menomale. I fotoni giunti eccitano gli elementi della nostra magnetosfera, verde, rosso, l’ossigeno, rosa, blu, violetto, l’azoto! Ha origine un’aurora! Il sole fulcro di tutto, raggi di luce protesa verso l’ignoto. Attorno i pianeti, come figli con caratteristiche e storie diverse. Siamo anche noi i pianeti? Con una divinità generatrice che ha ispirato la nostra etica, mutata nei secoli, in base al buon senso degli uomini, o, a volte, in base all’interesse personale,,,,, Ci allontaniamo dal sole, usciamo dall.impossibile calore e dal vento solare direzione Mercurio, ci avvicineremo al pianeta più piccolo e più vicino 57’910’000 km dall.astro
Fonti enciclopediche Immagine tratta del web

“DINOSAURI – Lock Ness” di Romina Gotti e Ilaria Messina

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Scozia lago Loch Ness. 37 chilometri di lago nero, La luce si spegne presto sotto la superficie. Una lingua d’acqua tra due valli erose dal ghiaccio, un chilometro di larghezza, sembra tagli in due la terra del nord. Qui tra gli abissi delle Highlands della Scozia l’acqua dolce cela preistorici misteri. In superficie verde scozzese, castello in rovina, cielo nuvoloso, spiriti guerrieri, sotto la superficie un animale preistorico tra le alghe che si narra, S.Colombano vide e scaccio’ nelle profondità. Da allora numerosi avvistamenti si sono susseguiti tra le nebbie del lago e del tempo, tra leggenda e mito, ma cosa vive e si moltiplica in queste acque che forse si uniscono all’oceano attraverso canali sconosciuti.
Da San Colombano spostiamo il calendario avanti di qualche secolo: anni 30 del XX secolo. Anche la selvaggia Scozia coi suoi monti boscosi e le ampie brughiere, i porti di mare e gli isolati paesini lacustri, risente dell’ondata nera portata dalla crisi americana. Gente concreta, pelle screpolata dal vento ed espressione aspra del mare in tempesta che neanche la morbida lana dei kilt riesce ad addolcire, gli scozzesi. Forgiati da secoli d’intemperie e guerre, abituati a reagire alle difficoltà, di qualunque genere siano, economiche incluse. È in questo contesto che dobbiamo localizzare la prima apparizione del mostro dai tempi del Santo: la stagione estiva troppo breve, come spesso accade nelle Highlands, la presenza turistica sempre più in calo per le pessime condizioni finanziare e climatiche, gli affari che stentano e infine una coppia di coniugi proprietari di un albergo sulle sponde del lago che in una giornata nebbiosa asserisce di aver visto due enormi gobbe affiorare in superficie. Ve lo immaginate? Cielo d’amianto, aria trasudante umidità, acque argentate che scintillano ad ogni increspatura e in mezzo a tutto questo grigiore ecco comparire una massa scura, anzi due forme rotondeggianti come enormi scogli, immobili per qualche istante e poi affondanti ancora nei profondi abissi. Basta un attimo, una visione fugace che potrebbe essere solo un bagliore nella foschia, per gridare al mostro! Al mostro! Da qui in poi si scatena la curiosità, aiutata dalla stampa che si foraggia della credulità dei lettori, e anche il turismo smorto esplode di nuovo a beneficio di tutta la zona. Nei decenni seguenti si susseguono avvistamenti da parte di persone di ogni età e genere – pensionati, giovani cadetti, professionisti – e persino alcune foto che ritraggono gobbe o lunghi colli emergere dal lago, in seguito scoperte come falsi. La prima e più famosa è proprio quella “del chirurgo”, detta così perché il fotografo volle inizialmente mantenere l’anonimato eccetto che per la sua professione, sperando di ottenere credibilità, ma rivelatasi anch’essa un fotomontaggio.
Ma chi e com’è fatto Nessie, il nostro mostro? In base alle descrizioni dei presunti testimoni ricorda un Plesiosauro, rettile marino dell’era preistorica che abbiamo già incontrato! Quindi enorme corpo sui dieci metri, quattro pinne al posto delle zampe, coda e collo lunghissimo terminante in una piccola testa. Ma se una domanda tira l’altra, ci chiediamo se sia l’unico esemplare della sua specie o sia parte di un branco o un nucleo familiare. Secondo voi potrebbe aver resistito in questo ambiente una forma di vita preistorica? Per gli scienziati e gli scettici è impossibile, sebbene Loch Ness sia il più grande bacino d’acqua dolce della Scozia e abbia una profondità di ben 230mt, non è abbastanza grande per il perpetrarsi di forme di vita di tali dimensioni, sia da un punto di vista di spazio, sia di alimentazione, non ci sarebbero pesci a sufficienza per nutrire una famiglia di mostri. Inoltre fatto determinante è che il lago è sorto circa diecimila anni fa con l’ultima glaciazione, dopo l’estinzione degli enormi rettili marini. Per i seguaci di Nessie, invece, tutto si risolverebbe con la presenza di caverne e cubicoli sotterranei che conducano all’oceano Atlantico, così che il mostro possa spostarsi a suo piacimento dentro e fuori i confini scozzesi. Questa spiegazione farebbe ancora ben sperare se non fosse che due spedizioni esplorative con videocamere e sonar scandaglianti il lago non avessero negato l’esistenza di sbocchi al mare e accertato altro che banchi di plancton o branchi di pesci… A questo punto sarete delusi e vi chiederete che altro c’è da sapere, ma è proprio ora che un bravo illusionista compie la sua magia, quando dopo aver fatto sparire l’oggetto del prestigio lo fa ricomparire… Allora vi svelerò il segreto che si cela dietro al mistero di Nessie: in entrambe le esplorazioni, i sonar hanno rilevato delle masse sul fondale che dopo pochi istanti si spostavano e sparivano dai radar, masse ben più grosse di qualunque pesce o rettile di grosse dimensioni dei nostri tempi. Questo forse potrebbe bastarci ma se veneriamo San Tommaso, piuttosto che Colombano, allora finché non vediamo non crediamo e la nostra prossima meta sarà Loch Ness!
Da S.Colombano al castello di Urguhart, torre di mattoni d.argilla, pietre medioevali e muschio che si riflettono nelle acque del lago blu. Oscure vestiglia popolate da spiriti guardano il mostro transitare, le sue gobbe nelle onde sull’acqua,. Lago perlustrato in lungo ed in largo con sonar e scandaglio. Ma di lui nessuna traccia e nessuna risposta definitiva. “Ci sono più cose in cielo e in terra , Orazio di quante ne sogni la tua filosofia” W.Shakespeare
fonti suddette: wikipedia.org, “Nessie, il mostro di Loch Ness, tra tradizione e verità scientifica” di G. Turconi su letturefantastiche.com , www .scozia.at

“I Giganti del pianeta Terra – gli Erbivori” di Romina Gotti e Ilaria Messina

foto di Romina Gotti.

 

Continente Pangea, posizione attuale Canada

68 milioni di anni fa, Cretaceo.

Piove sul continente, anzi dovrei dire supercontinente, in un mare di proporzioni gigantesche. Visto l’estensione, sulle coste c’è sufficiente umidità per una vegetazione rigogliosa. Nelle regioni più interne il territorio si presenta arido e desertico.
Siamo nell’attuale America settentrionale, corsi d’acqua, felci sproporzionate, verde intenso ovunque, .palme, foglie e rami nel sottobosco, la pioggia nella primavera primordiale a causa dell’umidità solleva una leggera nebbiolina che viaggia sollevata a pochi centimetri dal suolo come una creatura vivente tra gli alberi per spegnersi assetandosi nell’acqua.
Nuvole alte nel cielo cretacico ,uno pterodattilo che dall’alto ci guarda, meglio allontanarsi è carnivoro e sta cercando un degno pasto per la sua famiglia.
Attraverso il bosco verso quegli alberi laggiù, c’è una creatura che sta mangiando, non è infastidita dalla pioggia e sta masticando rumorosamente le foglie delle felci.
È un triceratopo, anzi sono due, madre e piccolo chissà dov’è il branco, tranquilli sono completamente vegetariani.
Sediamoci su quel tronco per un momento mentre io vi racconto. Appartiene all’ordine degli Ornithischia, il primo scheletro lo troveremo in queste regioni non prima del 1889, uno scheletro ben conservato pensate la fortuna.
Vive in branchi , alleva i piccoli, depone le uova come gli uccelli ma di dimensioni ragguardevoli, hanno una struttura scheletrica che ricorda gli attuali rinoceronti africani. Dimensioni fino a nove metri di lunghezza e circa dieci tonnellate di peso un gigante buono.
A contraddistinguerlo, la presenza di 3 corna , una in sede delle narici, due corna in sede frontale, un cranio circondato da una collana d’osso.
È un quadrupede con denti adatti a tagliare rami, tronchi e foglie, non possiede arti che favorisca una grande elevazione quindi si nutre di ciò che cresce a pochi metri dal suolo.
Ecco il branco, si sta dissetando presso un ruscello ma sempre con occhi vigili scrutando il bosco, i nemici come il carnivori tirannosauri potrebbero attaccare i piccoli, non facili prede protetti dal branco e da un corredo osseo che li renderà come i genitori.
Vi presento un’altra creatura maestosa che qui ha vissuto in ere precedenti, in questi boschi del Canada ,è lo Stegosauro , rimaniamo tra gli erbivori nel Giurassico tra i 150 e i 99 milioni di anni fa.
Potere della penna e della vostra immaginazione, si sta avvicinando un esemplare, trema il suolo sotto i nostri piedi, guardate è lungo nove metri e pesa circa cinque tonnellate. Diffusi ovunque saranno scoperti resti ossei anche in Asia ed in Europa.
Appartiene alla famiglia degli Ornitischi, è un quadrupede come tutti gli erbivori che trovano nelle loro dimensioni e peso la maggiore difesa contro i veloci ed agili carnivori.
È splendido tra la vegetazione la doppia fila di placche ossee che coprono il dorso cambiano colore forse per mimetizzarsi, forse per controllare la temperatura corporea o per mettere in fuga il nemico. Tante ipotesi avanzate da illustri scienziati. La sua coda un’arma , termina come una mazza medioevale o romana, punte ossee a colpire l’assalitore procurando sicuramente gravi danni .
Spostiamoci, ha smesso di piovere e prima che tramonti il sole vi sono altre creature che voglio farvi conoscere…

Il sole sta calando all’orizzonte ma la temperatura è ancora bollente. L’aria preistorica era diversa dalla nostra: la concentrazione di anidride carbonica quattro volte superiore amplificava l’effetto serra e rendeva il clima molto più caldo.
Ci troviamo in un’ampia pianura, distesa verde con cespugli di felci sparse qua e là e una foresta di altissime araucarie all’orizzonte, in lontananza distinguiamo un branco di dinosauri giganti abbeverarsi ad una pozza d’acqua.
Sono Sauropodi, dell’ordine dei Saurischi, gli enormi cugini erbivori dei feroci carnivori.
A seconda della specie arrivano persino ad una lunghezza di 50 mt, un’altezza di 26 mt e un peso di 60 tonnellate. In base al periodo troviamo un tipo piuttosto che un altro, i più noti quale il brontosauro, il brachiosauro e i diplodochi appartenevano al tardo Giurassico, mentre il Titanosauro fu il loro diretto erede del tardo Cretacico. In comune, oltre all’alimentazione rigorosamente vegetariana, avevano il fatto di essere quadrupedi e possedere un lungo collo flessibile, dotato di sacche d’aria interne per essere più leggero da sollevare, e controbilanciato dalla altrettanto lunga coda a frusta. La testa piccola, labbra prensili per mangiare meglio dai cespugli e i denti a spatola o a matita, non dovevano lacerare ossa e carne viva!
Alcuni di essi, gli Shunosaurus cinesi, come gli amici ornitischi, erano dotati di una cresta ossea lungo la schiena e una placca nella parte terminale della coda, probabilmente per proteggersi dai predatori…qualora la stazza non fosse bastata!
Si muovono in branco, esemplari adulti, anziani e cuccioli, si aiutano a vicenda in caso di pericolo e percorrono infiniti km alla ricerca di una sorgente d’acqua..
Avevano una temperatura corporea basale fra i 38-43°, inoltre per ogni movimento questi giganti producevano un’enorme massa di calore e l’alimentazione vegetale fermentava nello stomaco con un effetto caldaia. Le stesse enormi dimensioni permettevano di conservare il calore ma allo stesso tempo anche di evitare il surriscaldamento, infatti il collo e la coda erano estensioni di superficie corporea con cui cedere il calore in eccesso.
Ovviamente per riempire questi enormi stomaci nonché raggiungere il giusto apporto nutritivo servivano anche 400kg di vegetazione mista: soprattutto felci, ma anche le tenere foglie di equiseto, o le più legnose delle conifere, delle cicadi, delle querce delle magnolie.
Si ritiene che inghiottissero senza masticare, mangiavano anche sassolini o piccole pigne, i gastroliti, che grazie alle contrazioni dello stomaco aiutavano a triturare il pasto fibroso, ed erano espulsi con le feci, proprio come oggi fanno uccelli e ruminanti.
A volte non disdegnavano funghi o fiori colorati anche a rischio di avvelenamento. Proprio come sta facendo quel giovane esemplare di Brachiosauro, solitamente grazie al suo lungo collo osserva il mondo attraverso le fronde degli alberi, proprio come le nostre giraffe! Non ha ancora terminato il suo sviluppo – da grande diventerà uno dei dinosauri più alti del pianeta con i suoi 24 mt – ma per ora si diverte a imparare nuovi odori e sapori nel sottobosco e quei funghi rosso vivo sembrano invitanti. Un adulto del suo branco gli passa accanto ignorando quella delizia, ma altri si stanno avvicinando, per cui il nostro amico inizia a trangugiare i funghi uno dopo l’altro. Nel giro di alcuni minuti la vista si annebbia, i colori si fanno sfocati e iniziano strani tremori agli arti e alla coda. L’andatura si fa lenta e barcollante, non riesce a raggiungere gli altri, così spaventato cerca di attirare la lo attenzione. Nonostante la pesantezza alle zampe, riesce a sollevarsi sulle posteriori, più corte di quelle davanti, e ricade violentemente giù battendo le anteriori. La forte vibrazione richiama alcuni compagni che lo osservano mentre perde i sensi e crolla a terra. Tranquilli! Dopo alcune ore si risveglia, stordito ma sano, l’effetto del fungo velenoso ormai passato, si appresta a raggiungere il branco ormai lontano: ha imparato la lezione, non fidarsi di ciò che non si conosce!

Ma avviciniamoci ancora un po’ al branco, sono Brontosauri o più correttamente Apatosauri, il più famoso nome era stato attribuito erroneamente a causa di una ricostruzione fossile sbagliata nel 1903: abbinando il cranio sbagliato allo scheletro di un Apatosauro, si credeva fosse una specie diversa e quindi era stato ribattezzato… Anche se la diatriba è ancora in corso!
Il Brontosauro non è lungo quanto i Diplodochi ma ha una costituzione imponente e un peso che raggiunge facilmente le 35 tonnellate. Dotato di quattro arti colonnari e più tozzi degli altri Sauropodi e una coda affinata con un piccolo spacco nella punta, la cui vibrazione produceva un suono di richiamo.

Facciamo un riassunto della classificazione dei dinosauri terrestri che abbiamo incontrato ed incontreremo
Saurischi: terapodi carnivori come il T rex e l’Allosauro
Sauropodi erbivori come il Brontosauro
Ornitischi: erbivori come lo Stegosauro ed il Triceratopo.
Una curiosità la maggior concentrazione di resti fossili sono stati rinvenuti in America settentrionale e in Cina, in Europa e Africa Meridionale, in Italia?
Poco qualche impronta , il nostro Paese era sotto le acque.
Un’altra curiosità il Brontosauro gigante erbivoro non deponeva le uova ma partoriva i piccoli.
Ci sono siti che ganno conservato le impronte, in Messico, in Colorado, in Africa. Ci parlano di intere mandrie , che facevano tutti raggruppati?
Probabilmente quello che fanno adesso gli animali , migrano per cercare cibo, e se migrano gli erbivori i carnivori seguono le prede.

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Calano le tenebre sul bosco , dobbiamo trovare un riparo per la notte domani cercheremo i carnivori ,ci aggregheremo ad un branco di erbivori nei loro quotidiani spostamenti e aspetteremo…

Fonti
www.Wikipedia.org
Dvd il mondo dei dinosauri Discovery Channel
Il pianeta dei dinosauri piero e Alberto Angela
www.parcodellapreistoria.it
Immagine dal web